—Chi è?
—Amici.
—Cioè, chi?
—Son'io, l'Emerenziana; aprite pure.
—Ho capito: vengo,
E il signor Omobono, messa nella toppa una grossa chiavaccia, la rigirò, alzando la bandella dall'arpione; poi cautamente aperse a mezzo un de' battenti. Veduto ch'era di fatto la vecchia pegnataria, si trasse indietro per lasciarla passare, e richiuse la porta. Dalla buja anticamera entrarono in un salottino tappezzato di sbiadita carta verdognola cadente a brandelli per l'umido delle pareti; ivi erano un tavolino, due seggiole di pelle scoriata, e una cassa forte di ferro incastonata nel muro, cui faceva difesa un paravento qua e là bucherato di feritoje, come una casamatta.
Ravvolto in una zimarra imbottita, dal collare foderato di pelle di gatto bigio, il signor Omobono si raccostò, strisciando le emerite pianelle, al camminetto dove, non si può dir bruciavano, ma andavano scoppiettando, due tizzoni umidicci e riarsi, posti in croce sopra un monticello di cenere; acconciatosi a sedere a cavalcione del fuoco, stese le calcagna su due mattoni messi là in vece d'alari; poi, sbirciata la vecchia con una trista smorfia che quella comprese, domandò a mezza voce:—E così?…
La madre Pelagia, che si era pure adagiata in un piccolo canapè a canto del cammino, rispose prima con un sogghigno di mal augurio, poi:—Bisogna vedere, continuò a mezza voce anch'essa: la cosa non è facile, come pare a prima vista. Può essere un affar buono, un affar d'oro, come suol dirsi; e si capisce che siete un buon segugio, compare mio. N'ho vedute delle altre, io, a fare una eccellente riuscita; perchè, m'intendo bene, voi pensate di trovarle un marito, a quel che m'avete detto….
—Sicuro, sicuro, a suo tempo…. brontolò l'Omobono.
—Quand'è così, chiudo un occhio sul resto; poichè tutti sanno che io sono una donna onesta…. E se non fosse per fin di bene….