Ma per quale segreta aspettazione tornavano a Damiano quella gioja, quell'ardore di vita e di volontà che da gran tempo più non sentiva? Pochi dì innanzi, non era vivere il suo, ma agitarsi in cupi e riluttanti pensieri; gli uomini, le cose che lo circondavano, erangli cagione d'ira o di tristezza; pensava ch'era solo, negletto, incerto del dove andare, stanco, oppresso dalla povertà da cui credeva impossibile di poter sollevare la famiglia sua. Ma ora, il mondo più non era per lui, come prima, un'immensa e misteriosa ingiustizia; ogni cosa gli pareva mutata; tutto prendeva agli occhi suoi un significato, una ragione; e per la prima volta, nella coscienza di sè medesimo, sentiva la pienezza della vita. Ora, egli non avrebbe dato, per qualunque tesoro al mondo, quell'affetto che gli scaldava il cuore.

Povero e onesto Damiano! Ciò che tanti altri, a vent'anni come lui, provano per forza di una prima passione d'amore, Damiano lo sentiva allora per un sentimento più alto e più puro, che acceso da gran tempo nell'anima sua, aveva alla fine trovato, dopo i lunghi sogni della fantasia, una espressione di bellezza, una forma viva e vera. Era un amore solitario e forte, una ispirazione di fiamma, che a lui dava per la prima volta il senso dell'infinito.

Camminava con passo leggiero; le vie, le case vedute tutti i giorni, che prima gli sembraron monotone, uggiose, che già gli stillarono l'angustia ne' pensieri, avevano agli occhi suoi in quella mattina quasi una novella apparenza, le trovava belle, ariose, allegre; tanto è vero che i luoghi vestono sempre il colore de' nostri pensieri. Vedeva un amico in ognuno che incontrasse; e sentivasi in cuore come una volontà di stringer la mano e raccontar la sua gioja a tutti i manovali e artigiani che passavangli a fianco, camminando alla fabbrica o alla bottega. Pensava che quella buona gente era, per la maggior parte, più povera di lui; eppure tutti erano come lui allegri e sereni, tutti suoi fratelli.

Salito al quinto piano della casa del pittore, lo trovò già in piedi, vestito del suo camiciotto di tela, e col fedele berretto di carta azzurrina sulla calva nuca, ritto presso la spalancata finestra, tutto inteso a macinare colori, a preparar la tavolozza. Dalla finestra, che rispondeva sur una lunga fila di tetti, si vedevano i comignoli di mezza la città; e fra quella moltitudine di altane, d'abbajni, di torricelle e campanili che somigliavano in lontananza una mano di soldati dispersi in un terreno selvatico e ineguale, dardeggiavano con singolare riflesso di luce gli obbliqui e vivissimi raggi del sole sorto appena sull'orizzonte. Un'aria freschetta, sottile, aveva cacciato da ogni parte del cielo i vapori della notte; e il primo sorriso del sole era per lo studio del povero pittore.

Quel buon Costanzo, al comparir del giovine, si fece più sereno in viso, e stringendogli con amorevolezza la destra:—Eccoti qui, gli disse, in compagnia del sole che mi saluta in questo momento. Bravo giovinotto! tu hai cuore e volontà, sai che tesoro sia il tempo, e nol getti, perdio! Così riuscirai a qualche cosa, e farai la tua via meglio che non abbia fatto io…. Vieni, vieni; la tua gran tela ti aspetta.

—Io ti voglio bene, come ti voleva bene il tuo povero figliuolo, o Costanzo: rispose il giovine. Tu solo sei stato il mio maestro; il poco ch'io so, è cosa tua.—E mettendosi sul cuore la mano di lui, con tenerezza profonda lo riguardava; poi, dopo una pausa:—Credi tu, soggiunse, credi tu…. che io….

—Per l'anima mia! son certo, com'è vero che vivo, che tu hai qui, e qui—e portava la destra prima al cuore, poi alla fronte—una cosa ch'io non so… ma che viene di lassù; in me l'ho cercata sempre e non l'ho trovata mai!… Perchè, io son sincero, vedi! non mi stimo più del giusto; i miei cinquantanove anni, se non altro, m'hanno insegnata questa verità.

—Non dir così, buon Costanzo; la fortuna ti fece sempre la smorfia; e per questo….

—E per questo, sto al pian de' gatti, più vicino al paradiso: sorridendo l'interruppe il pittore.

—Ma sei onesto e generoso; sei un buon artista; e i pochi che ti conoscono, ti amano, che più non si potrebbe.