Allora, ne' circoli delle belle signore e ne' pranzetti cogli amici, s'arrischiò egli stesso a menzionar fra le sue giovenili conquiste quella della piccola ricamatrice, e la seppe colorire in modo che le dame anziane, scandolezzate, gli davano sulla voce; l'altre pudicamente sorridevano; e i compagni allegri gli battevan le mani. Chinandosi frattanto in leggiadra postura sulla spalliera del canapè ove sedeva la sposa dell'amico, il conte Achille le susurrava all'orecchio:—Ah! signora, bisogna vendicarsi, e presto, de' galanti tradimenti che le fa quello sventato di suo marito: bisogna dargli una lezione…. si fidi, si fidi di me!…

E la sposina arrossiva; nè osando riguardare il suo chiomato adoratore, mordeva co' labbruzzi gli orli dorati del ventaglio.

Capitolo Decimosettimo

Intanto nella povera famiglia si pativa. Allorchè la troppo confidente e buona Teresa cominciò a tremare nel suo cuore, allorchè cominciò a capire che cosa siano i cattivi, ad aprir gli occhi sui pericoli della sua innocente creatura, ella prese a sospettare di tutto e di tutti. In poco tempo, la voce di quel ch'era successo, portata attorno dalle curiose donnicciuole, travestita dalla malignità o dalla scempiaggine altrui, creduta al di là del vero anche da' buoni che spesso han troppo paura del male, fece metter molti occhi addosso alle due donne, e brulicare sul conto loro sospetti. Chi disse, chi ripetè, rincarando la dose; chi battezzò a dirittura la madre e la figliuola con nomi da non dire; e vi fu perfino chi s'attentò di mettersi su per le buje loro scale, battendo sfacciatamente a quell'uscio, su cui un modesto cartello portava scritto in bel corsivo: Ricamatrice e Cucitrice.

Da quel dì, la Stella non fu più veduta così ilare, così contenta come prima; da quel dì una nube di malinconia cominciò ad appannare il sereno della sua fronte; e per la prima volta, il sentimento della povertà e del disonore le turbò quella fede, nella quale era vissuta fino allora senza temere, senza odiar nessuno su questa terra.

Damiano, ferito nel più vivo del cuore, andava meditando vendetta; ben vedeva che, senza farsi ragione da sè, non sarebbe riuscito a nulla: poichè vecchia è la commedia del mondo, ove il vizio titolato e vestito d'oro grida più forte della virtù coperta di poveri panni e senza nome. E poi, superbo com'era dell'onor di suo padre, Damiano repugnava troppo a ripetere il nome di sua sorella in così trista faccenda; e scorgeva la necessità di tirare un velo su quel ch'era stato.

Ma, dopo fatta codesta risoluzione, tornava alle idee di prima; sentiva più vivo l'insulto sofferto; pensava che l'unica via di lavarlo era quella di forzare il giovine signore a stargli a fronte: quantunque sapesse d'esporsi a quasi certa morte, si compiacque per alcuni dì in tale consiglio; indifferente, se non pago, di togliersi alla vita, la quale, allora più che mai, parevagli difficile a portare. Non ne volle dir nulla a sua madre; e divisava il modo di costringere il nobile seduttore a battersi con lui.

Poi, dopo una notte vegliata nel tormento dell'anima, ripensando a sua madre, alla Stella, a Celso, sentì mancarsi il coraggio di morire. Venuta la mattina, andò a cercar del fratello e per buona ventura il trovò solo. Alle parole confuse, concitate di Damiano, il giovine cherico, già a parte dell'avvenuto, seppe leggergli negli occhi il suo progetto; e tanto disse e così affettuoso parlò che Damiano, gittandosegli al collo, pentito come d'un fallo commesso, gli promise che, come lui stesso aveva detto, lascierebbe al Signore il castigo de' cattivi.

Con tutto questo, il dì seguente tornò sopra a quel pensiero; tormentato dentro di sè da tanta incertezza, volle confidarsi col signor Lorenzo, come col solo suo protettore; persuaso che il vecchio soldato, non uso a pigliar mai in ischerzo nessuna cosa, l'avrebbe soccorso colla severa sua esperienza. E in verità; quando seppe il caso, quell'antico della guardia reale lasciò scapparsi di bocca certe negre bestemmie che non aveva scagliate fuor che a' cosacchi; e giurava d'aggiustar lui a ogni modo la cosa, come si doveva. Ma, ponderando seriamente, cominciò a dubitare, e poi vide che, se anche il nobiluzzo birbone si fosse degnato di battersi, Damiano poteva giuocare con lui un mal giuoco; pensò che alla fin fine egli doveva tenergli luogo di padre, e in tuono risoluto conchiuse che per allora bisognava rinunziare a quel proposito; soggiungendo con un cotal gesto misterioso: —Fidatevi pure di quel che vi dico io, non mancherà il momento di rendere pane per focaccia a quel cattivo mobile non solamente, ma a molti altri del suo stampo.

Quel che tagliò fuori ogni dubbio fu il sapere, quasi subito, che il signor cavaliere aveva stimato prudente di mutar aria per alcun tempo. Poi, di lì a pochi mesi, fatto che fu il matrimonio del quale abbiam parlato, nel cuor di Damiano, a quell'avanzo d'ira che vi stagnava, successe compassione e disprezzo; che se prima gli bolliva dentro la smania di vederlo diffamato come sel meritava, allora sentì quasi che avrebbe potuto perdonargli.