Così, tornato in pace con sè, la buona volontà di adempiere, come meglio sapeva, il suo dovere, nel momento del maggior bisogno, era in lui rinata più viva che mai. E come, finite allora le scuole del liceo, egli toccava ormai i vent'anni, si mise a pensar seriamente alla via che gli conveniva di scegliere.
Il buon mercante, presso il quale continuava quasi da due anni a regolare i libri di cassa, gli profferse in quel torno di tenerlo nel proprio fondaco, in qualità di commesso, raddoppiandogli l'assegnamento mensuale e dandogli di più speranza di qualche provvigione sugli utili del negozio. Ma Damiano sentiva che non avrebbe potuto piegare il collo con rassegnazione ad una vita così diversa dalla vita vagheggiata e sognata per tanto tempo; e rifiutò. La Teresa e la Stella dal canto loro lo consigliavano d'allogarsi in qualche ufficio, credendo che in pochi mesi avrebbe potuto coll'ingegno e colla buona volontà ottenere anche lui un impiego, come tanti altri. E Damiano, sebben vedesse la meschina prospettiva dell'avvenire, comechè egli non potesse fare gli studj superiori, già stava per appigliarsi a codesta determinazione; allorchè il vecchio pittore Costanzo venne in mezzo a guastare ogni cosa.
Egli non poteva patire che il giovine gittasse via così il più santo dono del cielo, l'inspirazione della bellezza. Una mattina che Damiano gli parlava del proprio avvenire, egli tirò in campo tutti gli argomenti possibili per dissuaderlo. Gli fece toccare le difficoltà, le spine della via sulla quale voleva mettersi; gli fece vedere impossibile d'ottenere, prima di tre o quattro anni, un impiego stabile; intanto egli era all'età della coscrizione, nè senza miracolo avrebbe potuto schivarla; che il miracolo lui stesso lo farebbe, dando ascolto al suo vecchio amico. E qui si spiegò chiaro, che avesse a finire ben presto il quadro del concorso a cui aveva lavorato parecchi mesi nell'inverno, e a mandarlo all'Esposizione: quel quadro, senza dubbio, doveva essere il più bello; e il suo giovine autore, coll'onor della corona, avrebbe goduto il privilegio legale di andar esente dal servigio militare.
Queste ragioni, scossero non poco i pensieri di Damiano. E sopra tutto l'idea della coscrizione che lo avrebbe potuto da un dì all'altro strappare a' suoi, questa spina che da un pezzo eragli fitta nel cuore senza che nemanco avesse osato parlarne con sua madre, fu quello che il vinse. Una timida ma calda speranza, che fino allora non aveva ardito confessare a nessuno, quasi neppure a sè stesso, e che poteva forse decidere il destino di tutta la sua vita, si rianimò in quel giorno; e già nel cuore egli dava volentieri ragione al vecchio Costanzo. Era la speranza di riuscire, quella che dà vita a tutte le cose grandi e belle. Pure, la sua mente dubitava ancora.
—Ascolta, amico mio, dicevagli il buon pittore, con voce così commossa che ben mostrava la verità di quel che sentiva. Ascolta; tu sei giovine e padrone della tua vita. Il Signore ti ha dato quel che a pochi egli dà, il fuoco dell'anima; ma guai se questo fuoco lo lasci morire!… Ama la pittura, amala com'io, quest'arte sublime…. Ma fatti coraggio, vinci gli uomini e il tempo, e avrai quello che non seppi trovar io, un nome. Io, vedi, fui un povero disgraziato; mi fece spavento il cammino che bisognava salire, e mi misi a sedere al basso. Ora son vecchio, ho perduto tutto; nè posso che rimpiangere il passato, come i vecchi fanno.
—Anima nobile e onesta! pensava il giovine, intanto che l'amico suo, ragionando, gli serrava con affetto la destra.
—Ma tu, seguiva Costanzo, hai la mente serena e la volontà calda; tu devi levarti, chè il puoi, sopra a questa gente che ti circonda e vorrebbe soffocarti collo spauracchio del bisogno, colla tirannia dell'impossibile; due cose che fanno morire quanto v'è di generoso, di vero. Soffri ancora per poco, e verrà giorno, te lo prometto io, che la moltitudine sarà costretta ad ammirarti, a ripetere con riverenza il tuo nome; e diranno: Vedete quel giovine? è un gran pittore, è l'allievo del vecchio Costanzo!… Oh! ch'io li possa sentire a dir così!…
—Ascolta, amico, lo interruppe Damiano; e chi mi darà tempo e libertà ch'io mi ponga a studiare?… Chi penserà intanto a mia madre?…
—Dammi ascolto, figliuolo, riprese il vecchio, e fa quel che dico; metti insieme una cinquantina di scudi…. a tua madre, a tua sorella penserò io… quel poco che posso…. e poi, la Provvidenza non c'è per niente. Fa dunque così; non dir nulla agl'ignoranti, i quali ridono sempre del povero che combatte e spera; va con Dio, va fino a Roma, e domanda il tuo avvenire a Raffaello, a Michelangiolo, a Guido e a quegli altri pochi loro fratelli. Se puoi piangere dinanzi a que' miracoli degli uomini, se il cuore ti batte più forte e la mano non ti trema, segui pure la via: potrà esser lunga e difficile, ma è certa. E quando il tuo cuore onesto ti dirà che sei degno del voto dei buoni e della parola di quelli che sanno, ritorna allora dal pellegrinaggio, a consolare tua madre, a rallegrare il tuo amico Costanzo…. Oh sì! io spero esserci ancora, quando sarà menzionato il tuo nome fra quelli per cui non va a morire l'onore della povera Italia nostra.
Così con ardore parlava il vecchio maestro; e per verità, non aveva parlato mai a Damiano con tanta persuasione, con tanta semplicità e grandezza d'affetto. Nè a lui pareva vero che un uomo dato al mestiero, costretto, da che viveva, a lottare colla povertà, sentisse ancora così altamente di quell'arte ch'eragli stata ben poco liberale de' doni suoi: forse per questo, ne pigliava maggior conforto e coraggio; e sentivasi commosso, ammirando quest'anima ingenua e buona, alla quale forse, in altro tempo, era mancato ciò che egli stesso andava allora cercando, forza e volontà.