—Sì: ma il ben che ti voglio non mi benda gli occhi, e posso dichiararti tondo che la tua Erminia vale lei sola tutte l'altre insieme che stanno qui attorno…. e se que' signori non hanno la vista d'una spanna….
—Guarda, mamma, com'è bella ed espressiva la faccia smorta di quel cavaliere che sembra proprio appena tornare in sè…. quello è Tancredi: non è vero, Damiano?—Così domandava la Stella, appoggiata al braccio del fratello, con amorevole compiacenza levando la piccola mano verso il quadro:—Me la ricordo bene la sua storia…. mi ricordo quell'amore della bella Erminia, che tu m'hai letto un dì nel Tasso…. Oh! que' versi mi facevan piangere.
—Buon Damiano! così anche Celso diceva il sentimento del proprio cuore al fratello. Dio ti fece un gran dono, e tu hai saputo metterlo a frutto. È impossibile che il tuo merito, adesso oscuro, non abbia ad essere, quando che sia, conosciuto e compensato. Sì, tu farai onore a' tuoi, al nome di nostro padre; e noi sarem fortunati di appartenerti.
—O miei buoni! il giovine esclamò: Che Dio vi protegga. Ma non mi parlate, non mi parlate così!—e s'era fatto severo in viso—So che il conforto di quelli che ci tengono in cuore val meglio della pubblica lode, la quale tante volte si vende e si compra a buon mercato: e il veder questa gioja sui vostri volti, e quelle lagrime di mia madre e di mia sorella, son per me un premio più grande della mia speranza. Ma se tutti v'ingannaste? Se fosse il bene che mi volete quello che vi fa vedere sulla mia fronte ciò che il Signore non vi ha messo, una luce ch'egli dà a ben pochi su questa terra!…. Allora, addio ai sogni del giovine, addio alle fantasie di tanto tempo, addio a' begli anni gettati via per nulla; per quanto io mi faccia non potrò più arrivare a quell'altezza dove il cuore libero respira!… E al destarmi, mi troverei tuttora al principio del cammino, senza più tempo, senza più lena di fare quello che avrei dovuto far prima… quello che tutti gli altri fanno.
—Vedi, come sei tu! mio povero fratello! lo riprendeva amorosa la Stella: questi sono i pensieri che ti facevano tristo e taciturno; e in vece di guardare il bene….
—Sì, aggiungeva la madre: in vece di sperare, tu vuoi togliermi la contentezza e la consolazione che m'avevi date. Ma no! è impossibile che quando si ha quel cuore e quel pensare che tu hai, non si riesca a tutto quel che si vuole. Ed io, intanto, ringrazio il Signore che m'abbia dato un figliuolo come il mio Damiano: sì, che Lui ti benedica.
A queste parole, il giovine sollevò la fronte rasserenata come prima; e parve, la sua mesta sembianza rischiararsi di quella luce interiore, che viene da un'anima pura e contenta. S'avvicinò alla madre; e chinandosi un poco, prese con riverenza la mano di lei, e la baciò.
Capitolo Ventesimo
Inosservato testimonio di questa scena, un uomo semplice all'aspetto, di mezzana statura, dai capegli già misti di bigio, e trasandato anzichè no del vestire, aveva udite, non volendo, le loro parole; aveva veduto quel figlio baciar con affetto la mano materna. Facendosi innanzi, si volse al giovine artista, e:—Siete voi, disse, che avete fatto questo quadro?… E l'atto, e il mite suono di voce, ma più ancora il lampo degli occhi intenti e gravi additavano in quel nuovo venuto l'uomo grande e modesto che conosce e sente, l'uomo di genio che sempre cerca le impronte della bellezza, che ovunque ne scopra alcuna, si rallegra e tiensi felice d'aver vissuto un giorno di più. Non lo avevano mai veduto; ma Damiano sentì batter forte il suo cuore appena incontrò, levando la testa, lo sguardo dello sconosciuto. Oh! che sentimento sarebbe stato il suo, se alcuno avesse detto allora a Damiano il nome di quell'uomo onorevole e illustre; nome ch'io taccio per riverenza alla più bella virtù degli uomini grandi.
Il giovine stette un poco sopra di sè; poi, vinto dall'impero di quello sguardo che non si staccava da lui:—Sì, rispose, con voce sicura: questo è il primo mio quadro.