Non presentandosi alcuno a rispondere per Damiano, uno de' parrochi astanti pose nell'urna la mano: il Commissario prese la polizza e disse ad alta voce il numero 57: poi la fece passar nelle mani di que' signori impiegati.
Gli occhi di Damiano s'incontrarono un'altra volta con quei di Stella. Fu appunto allora, che un bottegajo del vicinato, un omaccione calvo e panciuto, che a pochi passi da loro contemplava con curiosa calma quella scena, uscì fuori a dire:—Gli sta bene a costui! s'è fidato alla sagrestia, e l'ha servito per la pasqua… ah! ah! ah!—Intanto il fratello e la sorella, senza dirsi parola, s'erano uniti in un solo sentimento, quello di nascondere alla madre la decisione fatale: essa poi, non avendo udito chiamare il figliuolo, s'illudeva già che non glielo avrebbero tolto, e pensava potesse anche essere effetto delle raccomandazioni che, nascostamente da lui, s'avea procurate in que' giorni. Celso invece comprese la cosa qual'era: ma Damiano vedendo gli occhi di lui pieni di lagrime, gli si chinò all'orecchio e stringendogli di nascosto la mano:—Non parlare, Celso: gli susurrò: non parlare, per amor della mamma! Chi sa? Dio può ancora ajutarmi!
Poco appresso, dilungatosi d'alcuni passi:—Andiamo a casa, mamma: soggiunse con far tranquillo: per oggi non sarò più domandato; me lo disse or ora, passando, uno di questi signori impiegati. Andiamo!
—Sì, sì, il mio figliuolo; andiam pure, ch'io non so più in che mondo mi sia. E poi, che importa lo star qui più o meno? Tutto è in mano del Signore, Egli darà ascolto alle mie orazioni.
Tornarono a casa, nè lungo la via si fece altra parola. Ma saliti alle loro stanze, andò la Stella a nascondersi in un angolo e cominciò a piangere dirottamente; e la madre, nell'udire quel pianto, a domandarne la cagione: cosicchè Damiano s'ingegnò a farle credere che la sorella avesse mal di capo, e si crucciasse di non poter lavorare in que' giorni che il bisogno si faceva maggiore. Ma non volendo la madre sentirla a pianger così, col dire che avevano troppi guai senza pensare a quelli che potesser venire, la fanciulla riuscì a soffocar lo schianto del cuore; e si mise, come al solito, al suo telajo.
In verità, come si può imaginare, la condizion della povera famiglia era in quegli ultimi mesi non poco scaduta; scemato della metà il lavoro; per la malattia di Teresa, perdute molte pratiche già bene avviate, cresciuta all'incontro la spesa, e consunti i pochi avanzi fatti da principio. Tutto quel che Damiamo ritraeva dal travaglio dell'intera settimana, bastava a stento a lasciarli vivere giorno per giorno. E il tempo della sventura sopravenne. Così al paro di tanti e tanti altri, de' quali è ignota ed oscura la povertà, perchè lo sforzo della fatica, la vergogna e un resto d'orgoglio la fan nascondere, vedevano anch'essi venir la miseria, la vedevano venire lenta, ma implacabile, dopo che invano credettero di poter sostenere il peso della vita col coraggio e colla fede.
Il solo che facesse, quantunque angustiato al par di loro dalla mala fortuna, tutto quel che poteva per ajutarli, era l'antico soldato di Napoleone. Ma poteva ben poco. Pure, già da un anno e mezzo, era lui che pagava la pigione de' suoi buoni e poveri amici: e, dicendo di voler tutto per sè tal diritto, per quel po' di tempo che aveva a campare, s'indispettiva al sentir parole di riconoscenza. Con tutto ciò, la memoria del passato faceva a lui e a Damiano veder più scuro l'avvenire; e l'ultima disgrazia che si aggruppava coll'altre, poteva essere come il principio della disperazione.
La Teresa, debole all'usato e confidente, s'ostinava nel credere che quel signore il quale alcun tempo prima era venuto ad offrir loro protezione, avrebbe certamente saputo adempir la promessa: in questa fede la tenne ferma una recente visita del signor Omobono, tornato apposta per discolparsi, colle migliori apparenze, di que' sospetti che l'ostinata avversione di Damiano aveva desto contro di lui nel cuor della vedova. E siccome l'animo umano troppo spesso vuole, direi, ostinarsi nella contraddizione e trovar nebbie nell'evidenza stessa, quando l'evidenza non sia opera sua; non parrà strano che la Teresa, rimproverata dal figliuolo come cieca e imprudente, volesse in cuor suo star dura in sul non essersi ingannata: dico, in cuor suo, perchè la buona donna non avrebbe forse osato di spiegarsi chiaro con Damiano, dopo ch'egli, un dì, in un momento di mal umore, le aveva detto di voler piuttosto morir di fame e veder morire lei e sua sorella, che ricevere l'elemosina di quel signore. Queste parole la Teresa non aveva saputo spiegarsele; nè s'era accorta come Damiano tenesse dentro le sue terribili ragioni, per non vedere avvilita lei stessa, e non turbare l'anima incontaminata della sorella, con certe rivelazioni che quasi sempre si lascian dietro lagrime e veleno.
Così l'occhio del potente vizioso fermandosi appena sull'umile casa ne aveva sbandito, forse per sempre, la libera pace, unica consolatrice delle comuni sventure.
Lo stesso giorno che seguì la decisione della sorte di Damiano, stavano insieme a desinare. E come quel dì, Celso, colla permissione del padre Apollinare, poteva passarlo tutto in compagnia della famiglia, la mamma si era studiata di fargli un po' di festa. Sulla piccola mensa, oltre la solitaria marmitta, compariva un piattello di carne lessa, e una torta di latte che aveva ammannita la Stella la mattina stessa, pensando la buona fortuna che, sperava, dovesse toccare a Damiano. Ma il cielo non l'aveva voluto! Imaginate dunque con che diversi affetti sedessero allora a quel deschetto. Scambiavano i figliuoli malinconiche occhiate; e per nascondere, almeno in quell'ora, alla mamma ciò ch'essa, per il pietoso inganno di Damiano, ancora ignorava, sforzavansi a vicenda di trangugiar qualche boccone e di dire qualche allegra parola.