Venuta la sera, Celso doveva tornarsene alla casa del suo superiore e maestro; Damiano ve lo accompagnò. Cammin facendo, i due fratelli si contraccambiavano confidenze e conforti; ma la mestizia di Damiano era cupa; egli ruppe più di una volta in parole d'ira e di maledizione. Prima di lasciare il fratello, a pochi passi della canonica di san ***, gli serrò con forza la mano, e:—Quando non sarò più con voi, gli disse, penserai tu alla mamma, alla Stella, al nostro buon nome…. Giura, fratello, giuralo per l'ora in cui morì nostro padre, guai a chi tocca il suo nome!

All'Ave Maria, tornò a casa; scrisse due lettere, una al signor Lorenzo, l'altra al suo vecchio amico il pittore: non aveva più cuore di rivederli.

V'ha de' momenti in cui l'anima, nella solitudine, nella notte, sente in un punto tutto il peso della vita, e patisce della stessa sua forza, il pensiero. Allora la vigorìa, la gioventù, il dolore vinto non contano più nulla; la ragione abbandonata a sè medesima, non sente più l'alito dell'affetto, ride delle lagrime, perchè essa non sa piangere; divora in un momento molti anni di vita, nè altro rimedio ai mali sa trovare che il disprezzo, veleno dell'egoismo; ovvero la più stolta delle consolazioni, il dubbio e la necessità del male.

Dire lo sgomento, i terrori, l'agonia che provò Damiano in quella notte, non è possibile, nè forse parrebbe cosa vera. Tutto il sentimento che fino a quel dì l'aveva fatto forte contro la trista vita, in un istante era svanito; tremava di sè, de' suoi pensieri; poi, con un soprassalto di paura volgevasi indietro, sentivasi perduto; e peggio ancora, si sentiva vile; e desiderava di morire.

Morire?… Questa parola gli mise il bujo nella mente; ma una volta che la terribile idea gli stette dinanzi, non potè più scacciarla da sè. Dopo lunghe ore di febbre morale, di martirio, al cospetto di quel futuro che non gli bastava l'animo d'incontrare, non pensò più nè al nome di suo padre, nè alla madre o alla sorella, infelicissime. Accosciato sulla sponda del letto, serrate al petto le braccia, pallido, immobile, si sprofondò in quel solo pensiero: poi, levatosi lentamente, guardossi attorno come chi commette un delitto, fece due o tre giri nella stanza, e con un sorriso forzato, quasi frenetico, mormorò:—Ho vissuto abbastanza per capire che cosa è la vita; nessuno saprà nulla di me, mai più!…

Aveva risoluto di fuggire, d'andare a morir dimenticato, lontano da casa, in un paese, dove combattendo per una patria non sua, potesse presto finire la vita; pensava di sottrarsi così alla sorte che lo aspettava, a un sagrificio per lui insopportabile.

La lucernetta che spandeva una luce moribonda sulla tavola sparsa di carte, di disegni e libri scompigliati, mandò un improvviso bagliore; la fiammella allungossi come una lingua di fuoco; e si spense. Dai piccoli vetri della finestra cominciava a penetrare il primo indistinto lume dell'alba.

Allora Damiano sospirò, un brivido mortale gli corse per l'ossa; soprastato alquanto, levò gli occhi al cielo; ma la testa gli ricadde sul petto: l'ultima voce della speranza non ebbe virtù di uscir del suo cuore.

Si levò risoluto per partire; ma, passando dinanzi la porta socchiusa dell'altra stanza, il pensiero di quelle due creature che sole lo amavano sulla terra, quei pensiero che tacque tutta notte, gli parlò allora, e sì forte che sentì di non potere staccarsi dalla vita senza dare un muto addio, senza contemplar per l'ultima volta coloro a cui volle ma non seppe rendere un solo giorno felice.

Entrò pianamente: la cortina dell'alcova era sollevata; il respirar greve della madre dormente gli veniva all'orecchio. Si fece innanzi; e il cuore battevagli più forte. Vide la Stella che inginocchiata a piedi del letto di sua madre, abbandonato il capo e le braccia sulle coltri, dormiva. Era in guarnellino succinto; mezzo disciolta la treccia, e giacente in quell'atteggiamento in cui vediamo talora scolpito un angelo che piange sovra una tomba. La buona fanciulla aveva continuato a lavorare silenziosa fino a tarda notte; poi, messasi in ginocchioni a pregare presso il letto materno, il sonno era venuto a trovarla in mezzo alla sua candida orazione.