Una soavità inesprimibile toccò l'animo di Damiano: quella vista fu come un avviso del cielo. Gli parve che un peso gli fosse tolto dai cuore; i cupi pensieri che aveangli dato tortura, che lo avevano condotto a disperato proposito, cominciarono a dileguarsi, come nebbia che vapora, al raggio dell'aureola che pareva circondar l'innocente addormentata. La Stella forse sognava in quel punto del fratel suo; e in sogno pregava ancora.

Damiano sospirò profondamente; quand'ecco, la giovinetta sorge d'improvviso sbigottita: poi riconoscere il fratello, gettarglisi al collo con tutta la forza del dolore, come se negli accesi sguardi e nella pallida faccia gli avesse già letto l'ascoso disegno, fu un momento. Non si dissero cosa alcuna, ma i loro occhi si parlarono e l'anime si compresero. Mentre Stella lo teneva abbracciato, Damiano si sentì tornar in cuore la pace; gli parve quasi si riaprisse il cielo per lui. Trovandosi fra le braccia di sua sorella, udendo la madre che, risvegliata in quel punto, chiamavalo a nome, più non seppe spiegare a sè stesso come, un momento prima, avesse potuto pensar di fuggire, di morire. Fatta la mattina, levate le donne e messo un po' d'ordine nella casa, Stella indossò il piccolo scialle e il suo velo; poi facendo per uscire, come soleva quando non la pressasse il lavoro, ad ascoltare una messa in Duomo, s'arrischiò di pregare il fratello che venisse con lei e colla mamma. Damiano, che da lungo tempo non era più entrato nella casa del Signore; udì quell'invito come una inspirazione:—Oh! tu non sai, disse, il bene che m'hai fatto!

Andò egli pure con loro, e là sotto gli archi del Tempio maestoso, dove fanciullo aveva trovate le prime speranze e le splendide immagini dell'arte, si prostrò dinanzi al tabernacolo, depose nella preghiera il segreto dell'anima, chiese colle semplici orazioni che gli aveva insegnate sua madre perdono e soccorso da Colui che, dopo avergli data la sua parte di dolore, gli dava allora quella consolazione.

Tornarono a casa; e Damiano sentivasi tutt'altro da quel di prima. Cominciò a figurarsi meno trista la propria sorte, tornarongli in mente i nomi di tanti che, prima del suo, erano usciti dall'urna de' coscritti; e trovò in sè stesso la forza di rassegnarsi al destino. Quel dì e i seguenti spese a metter in regola le poche faccende della famiglia; parlò col signor Lorenzo, a cui volle confidare l'ultimo frutto de' suoi guadagni di quell'anno; finalmente andò anche dal pittore Costanzo, a pregarlo d'informarsi qualche volta de' suoi, e di dargliene poi notizia, quando fosse lontano. Poi, stette ad aspettare che il giorno della visita del militare e quello della partenza, venissero; e bramava che la sua sorte fosse, quanto più presto, decisa.

Già da parecchie settimane, il giovine Rocco più non era tornato a visitare, come soleva, gli amici suoi. Damiano e le donne non sapevano che pensarne; quand'ecco, una mattina—era alla fin d'aprile—s'apre la porta, e tramutato di sembianza e di vestito, da non conoscerlo più, lo vedono comparire.

—Signora Teresa, signora Stella! diss'egli con voce timida e commossa: vengo a salutarvi, perchè… men vo lontano di qui, dove Dio vuole.

E stesa loro una mano, col rovescio dell'altra rasciugossi una lagrima. Era vestito d'una casacca nuova di tela grossolana; portava le uose nere e male assettate alle gambe, e sul berretto alla soldatesca, cucito in rosso il numero 8. Una gioja schietta gli sfolgorava dagli occhi di quando in quando; ma un misto di tenerezza e di non so qual vergogna lo faceva arrossire, gli troncava a mezzo le parole. A un tratto si fermò su' due piedi, come aspettasse che gli dicessero qualche cosa; e appoggiando il rovescio della mano al berretto, storpiò in modo burlesco il saluto del soldato.

Damiano era uscito; e le donne sulle prime non seppero spiegarsi quella metamorfosi del dabben giovinotto. Ma quand'egli, impacciato a parlare più ch'esse nol fossero a comprenderlo, balbettò che quel dì partiva collo schioppo e col zaino; e quando porse loro in un foglio con un gran sigillo non so che carte per Damiano, e fatta una giravolta sui talloni cercò d'imboccar la porta; allora la verità fu come un lampo per la Stella. La quale, correndo a lui col volto bagnato da lagrime di gioja e di riconoscenza, non potè stare dall'abbracciarlo come fratello, dicendogli:—Che il Signore ti compensi, o nostro amico, o nostro protettore! Egli accetti il tuo sagrifizio, Egli solo ti può benedire.

E ciò detto, lasciò con angelica espressione d'affetto cadere la testa sul cuore semplice e sublime di Rocco.

Arrossì il poveretto fin nel bianco degli occhi, si confuse, volle dir qualche cosa, e non lasciò capir altro che questo:—Quel ch'io fo, me lo insegna il mio buon angiolo!