Allorchè poi all'onesto giovine riusciva con qualche risparmio, o regaluccio del principale, di poter comperare un vestitino di percallo od un cappellino di paglia per la sua Stella, ovvero uno scialle di lana color marrone, od una scatola da tabacco per la mamma, era in casa una festa, un'allegria per tutta settimana. Quelle anime eccellenti avevano perduto quasi la memoria delle disgrazie passate; e senza spavento di que' giorni in cui avevano dovuto lottar contro la povertà e l'infamia, e che potevan tornare, confidavano nel Signore e lo ringraziavano di non averli dimenticati. Il segreto poi della Teresa era il pensare al tempo non lontano in cui Celso, detta la prima messa, avrebbe ottenuta qualche piccola parrocchia in campagna e un loghicciuolo; e là avrebbe con sè raccolta tutta la famiglia.

Capitolo Secondo

Ma in mezzo a giorni così utili, così buoni, così lieti, la nostra famigliuola era stata un poco conturbata da due avvenimenti, i quali parevan di poco conto, nulla avendo di straordinario, e che invece furono gli anelli a cui doveva riannodarsi la catena delle disgrazie che l'aspettavano ancora.

Un giorno, Damiano passava dalla fabbrica allo studio terreno del signor Natale, situato all'opposta parte del cortile, recando seco il libro giornale delle fatture, com'era la pratica, affinchè il principale lo rivedesse, innanzi di pagar le mercedi agli artigiani. Appena messa la mano sulla maniglia della porta, gli vennero all'orecchio due voci alterate e violente: una era quella del signor Natale; l'altra voce, aspra, imperiosa non parvegli nuova; ma non sapeva ricordarsi dove l'avesse udita la prima volta. Egli stava per ritrarsi, allorchè il principale, accortosi d'alcuno che veniva:—Signor Damiano, gli disse, siete voi? fatevi pure innanzi, ho a parlarvi.

Il giovine entrò; e alzando gli occhi sulla persona che stava rimpetto al suo principale con albagìa e disprezzo, si sentì rimescolar tutto il sangue, e un rossore improvviso corrergli al volto, e una nebbia coprirgli la vista. Si fermò, fece forza a sè medesimo per contenersi e tacere: aveva già compreso che quel signore stava dibattendo col padrone, per ritardargli forse d'un altr'anno il pagamento di costose commissioni d'arredi e forniture, per le quali da gran tempo era suo debitore. Ma quando lo sguardo di questo signore s'incontrò nello sguardo di Damiano, la parola gli fu tronca sul labbro; la lunga polizza che teneva in mano spiegata gli sfuggì dalle dita, e involontariamente abbassando gli occhi dinanzi al lampo d'ira che fiammeggiò in quelli di Damiano, divenne bianco come un panno lavato. Le parole altere che stava per dire al negoziante finirono smozzicate in un garbuglio di frasi che non volevano significar nulla.

—Che c'è di nuovo, signor mio? disse il negoziante, strabiliando, nè sapendo come spiegare quell'improvviso mutamento di tuono, quella sprezzante signoril pretensione caduta di botto al sorgiungere di un testimonio.

—Nulla, nulla, nulla: balbettò quel signore: non fo per dire…. stava pensando…. credeva…. anzi non dubitate…. pagherò subito…. venite voi stesso, ma voi, sapete, entro domani…. anche quest'oggi, se volete, a casa mia…. e vi saranno puntualmente sborsate le milleduecento lire….

—Quando parla così, ha ragione, signore! riprese il negoziante: mi scusi, veda, mi scusi un po', se ho dimenticati i riguardi; vede bene, noi contiamo sui crediti grossi; sono i nostri capitali. Ma le ripeto, mi perdoni; e se mai non le tornasse comodo così subito, aspetterò qualche giorno ancora.

—No, no, venite pure domani…. vi aspetto e vi saluto.—E come si trovasse in aria non respirabile, ansante, trasudato, si tirò indietro fino alla porta, che pareva quasi gli mancasser sotto le gambe. Damiano crollò il capo in atto di compassione; tutto lo sdegno, che alla prima gli avea gonfiato il cuore, svanì; e pensando all'anima vilissima di colui che fuggiva spaurato da una sola sua occhiata, volle risparmiargli maggior vergogna, e non rispose al suo principale che, non sapendo capir nulla, gli domandò se conoscesse quel signore.

Era colui il cavalier Lodovico, quel giovinastro che un anno prima aveva creduto di poter facilmente tirare a male la sorella di Damiano. Egli era divenuto marito scioperato ed elegante; nella sua casa, addobbata come impone la barocca arte rediviva del seicento, passava per un de' tipi dell'uomo di moda. Dopo il suo matrimonio e i viaggi e la cresciuta boria e l'eredità del titolo e del censo paterno, il cavalier Lodovico non aveva più riveduto il giovine che un giorno, in casa sua, non temè di gittargli una sfida e di chiamarlo assassino. Forse più non pensava a quella insipida avventura. Ma il trovarsi, allorchè meno s'attendeva, al cospetto d'un uomo ch'egli doveva odiare più di qualunque altro, comechè il suo cuor di coniglio gli togliesse di guardarlo in faccia due volte; il pensar che colui poteva, quando che fosse, rovesciarlo dal piedestallo su cui con tanta pena erasi arrampicato, bastò a fargli quella mattina lo strano effetto che vedemmo.