Al punto d'uscire, il cavaliere per mala sorte inciampò, e barcollando volse indietro uno sguardo, quasi per cercar chi l'ajutasse a tenersi in piè: il signor Natale, buon uomo, s'alzò e a lui corse, temendo non cadesse per male improvviso; se non che Damiano, il qual sapeva il vero male di lui, stese il braccio e trattenne il negoziante, lanciando in quella al signor cavaliere una fredda occhiata. E con un sogghigno di più fredda ironia: —Lasci pure, disse, signor Natale, non s'incomodi; il signor cavaliere ha messo un piede in fallo!
Egli se n'andò; ma nel suo petto bolliva l'odio, e come tutti i vili, da quel dì cominciò a pensare di tirar sicura e nascosta vendetta di quella umiliazione.
Damiano ebbe il cuore di non ispiegare qual fosse il segreto di siffatto incontro al principale, che, sospettando qualche cosa, ripeteva le inchieste; nè la sera, quando tornò a casa, ne fiatò co' suoi, quantunque la sola vista di quell'uomo avesse rinfrescata nel fondo del suo animo la vecchia ruggine e il primo dolore di un insulto non rincacciato in gola a chi lo fece. Egli, in faccia a quell'uomo sentì per un minuto la gioja d'averlo quasi fatto sprofondar nella vergogna con un'occhiata, con un sogghigno; ma, passata codesta fiera voluttà d'un istante, la memoria del passato prese a tormentarlo, e ne fu per più giorni travagliato.
Non era corsa più d'una settimana da quell'incontro di mal augurio, quando un dì, poco prima dell'imbrunire, partendosi dal negozio innanzi la solita ora, e sboccando nella piazza Fontana all'angolo della casa, ove continuava a dimorar la famiglia, gli parve vedere svoltar nel portone un'altra persona, colla quale da lungo tempo non s'era incontrato. Era colui ch'egli riguardava a ragione come l'autore di tutto il male ch'era toccato a' suoi, l'unica persona forse, per la quale egli si fosse sentito capace d'odio; in una parola, il signor Omobono.
Al solo vederlo, una folla di pensieri gli occupò la mente; il cuore gli battè più rapido: e raddoppiò il passo dietro a lui. Aveva subito indovinato che quell'uom tristo, cogliendo la congiuntura della sua assenza, non aveva temuto di ritornare in casa sua; pieno di sospetto che non fosse la prima volta, e che sua madre, debole troppo, potesse dar fede ancora alle di lui infamie, cieco dalla rabbia che lo faceva gelare e sudare a un tempo, gli corse incontro difilato, e lo raggiunse ch'era già a capo della seconda scala.
Allora gli si piantò dinanzi; e levando il capo arditamente, gli attraversò il cammino, e:—Cosa viene a far qui, lei? gli disse.
—Vengo pe' fatti miei: rispose colui duramente: vada per i suoi.
—Non mi conosce più, signore?
—Non so chi sia. Mi lasci andare, dico.
—Non sa chi sono?