—So che lei è un temerario.

—Io son quello che v'ha detto, a voi, di non metter piede mai più in questa casa, se vi premeva il vostro fiato. Vi ricordate?

—Voi siete un matto. Lasciatemi andare o chiamo gente.

—Non chiamerete nessuno; ma darete ascolto a quel che ho a dirvi.

E fattosegli più accosto, gli serrò il braccio con forza convulsiva; sicchè l'altro, temendo un eccesso, si rivolse pieno di spavento per veder se alcuno venisse.

Ma Damiano il tenne forte, e squadrandolo da capo a piè, e crollando il capo, con voce sorda ma pur minacciosa, seguitò:—Noi siamo poveri, ma non abbiam bisogno di voi, nè di chi vi manda. Noi abbiamo la nostra onestà, voi mangiate il pane dell'infamia, e siete peggior del ladro, peggiore fors'anche della spia….

—Guarda che cosa dici! gurgugliò l'altro.

—Il tuo mestiere, io so qual è, o demonio! Ma bada, e tien bene a mente: io ti tengo d'occhio; e lo giuro, per Dio che ci vede, non verrai a capo del tuo mal disegno! Se poi ritorni sulle mie scale, le potresti misurar tutte d'un salto, te lo prometto io….

—Lasciatemi stare!

—Va pure…. ma no, aspetta.—E qui gli diè un altro squasso; onde colui di pallido si fe' livido, e sentì cadersi il cuore nelle calcagna.— Dirai a chi li manda o ti paga, che saprò, se capita, farlo stare a segno anche lui, come adesso te: che se lui annega nell'oro e può comperar la giustizia, io mi farò giustizia da me…. Ora va, cane senza denti, birbone dannato!