Partendo da Wasa il governatore ci diede tutte le istruzioni opportune per viaggiare il meno male che fosse possibile, e ci accompagnò con un ordine, onde fino ai confini della sua giurisdizione fossimo assistiti in ogni nostro bisogno. Ma i paesani di quel paese non erano avvezzi a condur viaggiatori, e mancavano di una infinità delle cose necessarie. La strada da Wasa ad Uleaborg è di circa 190 miglia. Seguimmo nel nostro viaggio la costa attraversando fiumi, boschi e bracci di mare; e qualche volta non di poco allontanandoci anche dalla costa. Il paese è piano ed abbondante di grossissimi pini. La costa è nuda e sassosa. Facemmo molta fatica per arrivare a Gamla-Carleby. Questa è un’assai bella città posta sopra un piccol golfo, e passabilmente commerciante. È lontana da Stockholm 1,023 miglia e 98 da Wasa; nel 1790 vi si contavano 1,367 abitanti. Ha molti bastimenti proprii pel suo commercio; molti ne fabbrica per venderli; e il suo commercio consiste in catrame, in pece, in tavole e in sevo, burro e frumento. Coltiva poi, e consuma per sè, segala, orzo, pomi di terra e tabacco; ed ha una fabbrica di tele di cotone dipinte.

Da Gamla-Carleby continuammo a viaggiare sul ghiaccio; e qui trovammo una novità che non mancò di sorprenderci e di farci piacere. Il gelo in quel paese è sì forte, che ferma nel loro moto i flutti del mare; e intanto il sole acquistando forza nel corso della giornata a misura che la stagione si avanza, squaglia notabilmente il gelo alla superficie; e l’acqua radunasi entro cavità o solchi, ne’ quali poi alla notte fa una crosta di gelo, rimanendone così una parte nel suo stato naturale tra questa crosta e il gelo inferiore. Ora nel procedere, questa crosta facilmente si rompe, e il cavallo e la slitta pescano entro l’acqua di quelle cavità; e vuolsi tutta la fede di un buon cristiano per non temere che in quel momento non siasi per discendere ne’ gorghi del mare. Di sì fatte paure ne provammo molte. E chi poteva dirci che se in un luogo o nell’altro al di sotto il grosso ghiaccio ci sosteneva, in altri luoghi non fosse per mancarci? Ogni volta che il povero cavallo rotta la fragile crosta cadeva, non mancava il terrore; e cresceva infinitamente, se la crosta essendo larga vi cadeva dentro la slitta e noi con essa.

Camminando di questa maniera incontrammo alcuni pescatori, che pescavano sul ghiaccio. Ecco la loro industria: fanno un buco nel ghiaccio e vi gettano dentro un amo, approfondandolo circa venti piedi; e intanto perchè quel buco non si serri pel gelo, vanno continuamente movendo l’acqua che al medesimo corrisponde. Costoro usano camminando sul ghiaccio scivolatoi di legno assai lunghi; e per ispingerli innanzi servonsi de’ loro bastoni, sicchè per nissun conto muovono le gambe, e corrono intanto con mirabile celerità. Un’altra loro industria è quella di portar seco una piccola vela triangolare che distendono contro il vento, quando questo fortemente gl’incomoda; e mettonla tra il vento e le loro persone.

Altra cosa di queste contrade degna di menzione è quella di certe illusioni prodotte sul ghiaccio. Accade spesso ne’ sommi freddi che l’acqua del mare cala, massimamente per la mancanza di quella che è solita venire dai fiumi. Allora il ghiaccio rimanendo abbandonato al proprio peso, si sfacella; e se n’alzano qua e là rottami infiniti, i quali pel disgelo alla superficie che succede il giorno, e pel gelo che si forma di nuovo la notte prendono diversissime forme agli occhi di chi li rimira; e par di vedere là un castello, qua torri, palazzi, altra sorte di edifizii in ogni maniera diroccati, e scogli pure, e rupi, e simili. E come questi rottami qua e là si estendono, il camminare di notte massimamente diventa di grave pericolo; e per iscansarli può anche avvenire che si perda la direzione; e si corra rischio di smarrirsi in quel deserto di ghiaccio, siccome a noi più di una volta è succeduto.

Noi andavamo adunque pieni di paura quanto mai possa dirsi; e intanto venimmo a passare da Brachestadt, piccola città distante da Uleaborg 56 miglia, di 763 abitanti, che fa commercio di pece, di sevo, di burro, di pellami grossi e fini, di sermoni e d’altri pesci, e di legnami: introduce poi sale, di cui usa avere sempre buona provvigione. Una volta vi si faceva commercio considerabile di carni e di certe conserve di una bacca particolare alla Svezia e alla Finlandia. Arrivammo ad Uleaborg ai sette d’aprile, e andammo ad alloggiare in un albergo assai buono, prossimo al palazzo della città. Avevamo avute, siccome si è detto, tristi avventure nel viaggio: era giusto che ne avessimo qualcheduna meno spaventosa e più degna di giovani viaggiatori. Ho avuto sempre il vizio, andando a letto, di mettermi a leggere un qualche libro prima di pigliar sonno. Stava adunque dopo essermi coricato leggendo l’Ariosto, quando mi parve di sentire tre dolci battute alla finestra della nostra camera, la quale era a pian terreno. Nè per quella volta, nè per la seconda io vi feci grande attenzione. Alla quarta volta dovetti pur pensare che si trattasse di qualche cosa, e svegliai il mio compagno, il quale dormiva in un altro letto nella medesima camera; e gli dissi che badasse se gli paresse di udire qualche rumore alla finestra. Ed egli ed io sentimmo infatti quelle tre leggiere botte, che io avea udite da prima, ed insieme alcune parole, ma poco distinte. Allora mi alzo; mi metto indosso la pelliccia; prendo due pistole; e vado fuor della camera per vedere che fosse. Che v’immaginate che fosse in un paese di una sì alta latitudine?... Era una bella ragazza, che ci domandava qualche momento di conversazione... Il fatto non mancò di sorprenderci. Sorprenderà forse egualmente il mio lettore.

Uleaborg è posta al 65.º grado di latitudine: conta da circa 3,800 anime: ha due piazze, e sedici strade, con un porto cattivo, ma ciò non ostante con faccende mercantili di molto suo utile. Il suo commercio è di catrame, di pece, di burro, di sevo, di sermoni, e di luccio secco, di aringhe, e di legnami. Introduce poi vino, olio, limoni, e sale. Uleaborg spedisce ogni anno quattro vascelli nel Mediterraneo, i quali tra le altre cose portano spezialmente sale nel paese. Ottimo regolamento è qui rispetto alla navigazione del fiume Ulea, sul quale la città è posta. Per discendere al mare i bastimenti non possono essere condotti che da piloti espressamente patentati, perchè tanto è rapida la corrente, che la nave fa sei miglia in venti minuti; e sommo è il pericolo del naufragio a cagione de’ troppi scogli, di cui il letto del fiume è sparso. I minerologi hanno di che molto occuparsi ne’ contorni di Uleaborg; e vi notano particolarità meritevoli della loro attenzione. In Uleaborg si ha due mesi d’inverno più che a Stockolm, e una primavera più breve di un terzo: l’autunno però è presso a poco eguale nell’uno, e nell’altro luogo. I geli notturni nell’estate arrivano verso il fine di agosto, e qualche volta anche prima. Ma è giusto dire che in nissun luogo la vegetazione è più rapida, che in questo paese; perciocchè v’ha esempi di grani seminati, e mietuti nello spazio di sei settimane: effetto delle belle notti, o per dir meglio, della continua presenza del sole.

Noi intendevamo di non fermarci in Uleaborg più di cinque giorni per approfittare del comodo delle slitte fin tanto che v’era ancor neve e ghiaccio sulla strada che dovevamo battere: ci lusingava pure l’idea di barattare il servizio de’ cavalli in quello delle renne; e di conversare coi Laponi erranti. Ma le gentilezze del barone Silfverkielm, e del governatore Carpalan, la conoscenza che facemmo di parecchie persone della città amabilissime, l’incontro inaspettato di due dilettanti di musica capaci di suonare co’ nostri compagni e con me un quartetto, ci fecero dimenticare la nostra risoluzione, e fermarci in Uleaborg un pajo di mesi. Forse però più che tutte queste ragioni valse quella, che essendo alla metà di aprile, la stagione era troppo avanzata; il ghiaccio cominciava a sciogliersi; e i fiumi di giorno in giorno divenivano per l’abbondanza delle loro acque, e per gli straripamenti assai pericolosi. Potevamo poi anche godere in Uleaborg de’ fenomeni, che accompagnano il cangiamento delle stagioni quando accade in paese di altezza maggiore; e nel mio particolare io poteva comodamente applicarmi a molti oggetti di storia naturale della Laponia, avendo fatta conoscenza con un bravo uomo, certo sig. Julin, farmacista della città, che avea e libri, e collezioni, come pur notizie, e dottrina, di cui avrei potuto approfittare. Eccoci dunque tutti d’accordo fermati in Uleaborg. Debbo quindi ricordare come vi passammo il tempo della nostra fermata.

CAPO VI.

Magnatizzatore, e magnatismo. Partita di musica istromentale. Simpatia de’ Finlandesi per la musica. L’harpu. Caccia del gallo di brughiera, e qualità di questo uccello. Pregiudizii de’ Finlandesi per certe vivande. Faccende de’ Finlandesi nell’inverno. Loro pesche sul ghiaccio. Loro caccie di vitelli marini e dell’orso.

Ho nominato il barone Silfverkielm, uomo per tutti i versi amabilissimo. Era stato per una gran parte della sua vita ai fianchi del re Gustavo, avea viaggiato molto, e veduto il gran mondo. Sapeva bene di meccanica, si dilettava di chimica, e possedendo una eccellente macchina elettrica d’Inghilterra, faceva molte esperienze. Ma sopra tutto era grande magnetizzante, e il più caldo alunno di Mesmer. Io non credeva alle meraviglie mesmeriane, e meno di me vi credevano i due viaggiatori inglesi, i quali ho detto ch’eransi uniti a noi; ma il fatto è che vedendo i varii, e straordinariissimi effetti del magnetismo, e ad essi, e a me fa pur d’uopo infine confessare, che quello che vedevamo, per se stesso meraviglioso, e inesplicabile, era verità reale. Il barone però non trovava in Uleaborg persone che dessero cura, o fede alle sue cose. In generale quegli abitanti non possono dirsi giunti a sufficiente grado di intelligibilità. Facemmo con essi più fortuna noi colla nostra musica.