Ma i miei leggitori ameranno avere qualche saggio delle poesie finlandesi, il cui carattere in generale si è d’essere piene di espressioni ridondanti, e d’avere il senso compreso in due versi, ed anche più; ma questo senso ripetuto in giro diverso di parole, e di frasi all’uso orientale. Alle quali maniere naturalmente si adatta la lingua finlandese, in quanto è copiosa, ed abbonda di sinonimi. Per primo esempio ecco una elegia funebre composta da Paulo Remes, paesano, in occasione della morte di un suo fratello; elegia che fu stampata in Abo nel 1765.

«La parola viene dal cielo; da quello, nelle cui mani stanno tutte le cose».

«Vieni qui: ti farò il mio amico: appressati, poichè di qui innanzi sarai il mio compagno. Vieni dall’alto monte: lasciati alle spalle la sede del dolore: hai sofferto abbastanza: cessino le lagrime che hai versate; tu hai sentito il dolore, e la malattia: l’ora d’esserne libero è giunta: sei salvo dai giorni di tristezza: la pace si è fatta sollecita di venire a trovarti; e dalla tristezza ti è venuta la consolazione».

«Così egli è ito verso il suo creatore: egli è entrato nella gloria; si è affrettato verso il sommo bene: è partito per godere della libertà: ha abbandonata la via del rammarico: ha lasciata l’abitazione della terra».

La lingua finlandese è ricca di proverbii di un senso profondo; e i versi runici ne comprendono molti, divisi in due emisticchi, l’ultimo rischiarativo del primo, non diversamente da quello che si osserva praticato dagli Ebrei. Eccone esempi.

«L’uomo buono fa risparmio di quello che ha: ma il cattivo non darà un pugno di ciò, che ha nel suo moggio».

«Il saggio sa cosa ha da fare: lo sciocco si accinge a far tutto».

«Col piangere non si rimedia all’afflizione; nè ai mali colla tristezza».

«Chi ha provato prima si mette francamente all’opera: colui che non ha esperienza si ferma titubante».

«L’uomo saggio impara da ogni cosa: egli approfitta anche dei discorsi dello sciocco».