Nissuno sapeva che Tornea fosse al mondo prima della celebre spedizione di Maupertuis, e degli astronomi suoi compagni. Ora è cognita a tutti. Egli ne fece una orribile descrizione perchè vi fu in inverno. In estate ha diverso aspetto. Veramente essa non conta più di 600 anime: le case sono quasi tutte di un solo piano, alto però da non soffrire la umidità. I mercanti abitano al mezzodì; e l’hanno abbellita con viali d’alberi, con un passeggio pubblico, con orti e giardini. Le lunghe tenebre dell’inverno sono compensate dalla quasi continua presenza del sole durante l’estate; e i 40 gradi di freddo dai 27 gradi di calore. Magnifico è il fiume che dà il nome alla città, e che quasi affatto la cinge; e superbo è l’aspetto delle sue sponde, sulle cui alture si veggono varii mulini da vento; e la chiesa col suo campanile, e con varie case si specchia vagamente sull’acque del fiume. Sopra alcuno di que’ mulini si va a vedere il sole a mezza notte nel mese di giugno. Meglio però si gode questo spettacolo alla chiesa di Bassa-Tornea nella vicina isola di Biorkon. I vascelli mercantili che battono le acque del golfo di Botnia possono abbordare presso la città: essa anticamente avea un buon porto; oggi è interrito. Burro, sevo, carni salate, o seccate, sermoni affumicati, o messi in sale, piccole aringhe, legnami da fabbrica, catrame, pelli di renne, di orsi, di lupi, di armellini, e d’altri animali del paese, ed una gran quantità di uccelli, sono le merci che se n’estraggono. Vi s’introducono frumento, sale, farina, canepa, cera, panni, tele grosse, tabacco, e spezierie. In inverno i mercanti vanno colle loro slitte a diverse fiere, ove comprano dai Laponi belle pelliccerie, dando in cambio pesce, farina, sale, tabacco, ed acquavite. Alcuni vanno fino ad Arcangelo, ed altri ad Alten.
Tav. II. — VEDUTA DELLA CITTÀ DI TORNEA A MEZZANOTTE PRECISA
Le più distinte persone di Tornea ci hanno fatta un’accoglienza gentilissima. Tra queste più intimamente vivemmo col dottor Deutsch, giovine mollo istrutto, e grande amatore di storia naturale. Egli si aggiunse compagno a noi, ma solamente sino a Kengis-bruk, atteso che non poteva allontanarsi da Tornea più di 15 giorni. Avremmo facilmente avuto per altro compagno il segretario Swamberg, mandato in Laponia dall’Accademia delle scienze di Stockholm per verificare le operazioni di Maupertuis, se il ritardo del vascello, che portava i suoi istromenti astronomici non lo avesse obbligato ad arrestarsi a Tornea. Rimanemmo dunque in cinque, cioè il sig. Castrein, eccellente botanico, Julin minerologo, il colonnello Skioldebrand, pittore di paesaggi, Bellotti bresciano, ed io, che c’incaricammo degli articoli di ornitologia, e della compilazione di quanto a giorno per giorno i nostri compagni avrebbero potuto osservare. Deutsch non sarebbe stato con noi che per un tratto di strada; ma non ci sarebbe per quel tratto mancata l’utile sua opera come entomologista. Partimmo adunque prendendo la direzione pel paese detto l’Alta-Tornea.
Ivi termina il mondo incivilito: non più cavalli, non più strade, non più alloggi pe’ viaggiatori, salvo una baracca stabilita dai mercanti di Tornea per loro uso ne’ viaggi che, come ho detto, fanno l’inverno per le varie fiere che frequentano. Però prima di giungere colà da Tornea, varii villaggi s’incontrano. Kukko è il primo, distante 7 miglia: 9 miglia oltre è Frankila, le cui donne ci parvero di fisonomia gradevole. Otto miglia più oltre è Kerpicula, ove il fiume fa un bacino d’acqua quieta e nera, proveniente da una strepitosa cascata; ed altrettante più oltre ancora è la chiesa di Kirkomeki, ove vedemmo l’industria, colla quale i pescatori di sermone ivi sanno piantar palizzate attraverso del fiume per assicurarsi pesca copiosa. Una forte pioggia ci obbligò a cercar ricovero in una casa, che vedevasi sopra un’altura. Vi andammo: in quella casa era una camera pel bagno; e noi ci divertimmo a vedere gli uomini e le donne a mano a mano che vi entravano. I primi si spogliavano nella casa, e correvano al bagno situato 20 passi più oltre: le donne si spogliavano nella camera del bagno; ma perchè le loro gonnelle non prendessero umidità, le gittavano fuori; ed erano poi obbligate ad ire a pigliarsele affatto nude. Io volli entrare in quella camera per misurare il grado di calore, e mi si toglieva il respiro. Il nostro interprete potè sostenere sì alta temperatura; e seppe dirmi sulla osservazione del termometro, che saliva a 65 gradi. Di là da Kirkomeki 6 miglia è Niemis, 8 miglia distante dal quale è l’Alta-Tornea, ove giungemmo ai 18 di giugno.
Quest’Alta-Tornea è una parrocchia, il cui curato invigila sopra tutte le altre chiese di questa parte della Laponia. Quello che ivi trovammo, era uomo compitissimo. Volle che tutti otto (di tanti era la nostra brigata) alloggiassimo da lui. E ciò fu bene perchè troppo per noi sarebbe stato angusto il piccolo albergo pubblico di Mattarange. Bisogna poi sapere, che fuori che sulle grandi strade, l’uso in Isvezia porta, che il viaggiatore volgasi alla casa del curato, e vi domandi una camera, giacchè le case de’ paesani sono assai miserabili per ogni verso; ed al curato, persona comoda, in generale non pare vero di veder qualche persona di garbo, che rompa la monotonia della vita triste ed uniforme, ch’egli è obbligato a menare sequestrato in codeste regioni remote da ogni società. Codesti curati parlano quasi tutti il latino, parecchi il tedesco, alcuni il francese. Con queste lingue ogni viaggiatore può farsi facilmente intendere. Aggiungasi che assai spesso in casa di questi ministri trovansi giovani belle e garbate, state in educazione nella capitale; e che mal si affanno alla solitudine, a cui nel seno della loro famiglia sono costrette ad accomodarsi. Se capita qualche giovine viaggiatore di buona maniera, non v’è cortesia che non gli si usi, nè cura, o pensiero che non s’impieghi per far che prolunghi il suo soggiorno; e il momento in cui egli dee partire, è un momento di tristezza per tutta la famiglia; poichè la cordialità de’ padroni si estende sino alla servitù. Così accadde a noi in casa del sig. Sandberg, le cui amabili figlie, giovinette vive di carattere, e per natura spiritose, nulla omisero per renderci gradevole il soggiorno che in casa loro facemmo.
Il sig. Sandberg ci condusse al monte Avasaxa, di cui parla Maupertuis, e sul quale questi fece le sue operazioni per l’oggetto, a cui mirava la sua spedizione. Noi tenemmo per andarvi la stessa strada, e trovammo dappertutto vera la descrizione, ch’egli ne ha lasciata. I nostri naturalisti e botanici fecero osservazioni e raccolte. Ritornammo a casa morti di fatica, e di fame; e mad. Sandberg ci avea preparata una cena sontuosa, ove mangiai un arrosto di renna, la quale era stata tenuta otto mesi nella dispensa. Era stata ammazzata nel novembre del 1798, e la mangiavamo ai 19 di giugno del 1799. Ciò dimostra la lunghezza dell’inverno in quel paese; e come il gelo vi conserva bella e fresca la carne.
CAPO IX.
Faticoso viaggio dall’Alta-Tornea a Kardis. Kassila-Koski sul punto, su cui passa il circolo polare. Più faticoso è il viaggio da Kardis a Kengis. Graziosa accoglienza avuta in Kengis dall’ispettore delle miniere di quel luogo. Ragazze del contorno; e particolarità di una di Kollare. Separazione de’ viaggiatori. L’autore rimane solo con un compagno.