Il villaggio di Kollare è abitato da paesani finlandesi, che ci parvero passabilmente comodi. Esso sta sopra una isoletta formata dal fiume Muonio: vi si coltiva dell’orzo; e v’hanno pascoli abbondanti di fieno eccellente. Il paese all’intorno dà belle viste, massime per le due rive del fiume coronate di betulle, albero in più maniere utilissimo a questi popoli settentrionali. Della sua scorza si fanno calzari, corde, piatti, sporte, secchi, e vasi, ed utensili diversi, e per fino un certo manto, o copertojo per difendersi dalla pioggia. Del legno si fa tutto quello che vuolsi.
Noi per nostra buona fortuna trovammo in Kollare quattro rematori più esperimentati di quanti n’avessimo avuti mai; ed uno di questi fu da noi salutato per l’eroe delle cataratte, appunto perchè colla meravigliosa sua destrezza fece che il nostro viaggio non finisse tra Kollare e Muonionisca.
Del rimanente da Kollare a quest’ultimo luogo, che è di 66 miglia, si va sempre in mezzo alle cataratte; ed è inesprimibile la fatica, che i Finlandesi fanno per condurre il battello, vuoto de’ viaggiatori, tirandolo dalla riva per mezzo di corde, e cercando di liberarlo dalle strette degli scogli, e dall’impeto violento della corrente. Noi intanto, non potendo essere di nissun ajuto a’ nostri rematori, facevamo cammino lungo la riva come potevamo, seguendola, o dilungandocene conforme volevano le boscaglie, e i siti paludosi, che la contornano. Avevamo camminato di questa maniera un buon tratto, quando ci si disse che non era possibile condurre più oltre il battello. Per lo che andar più innanzi senza di esso, non era cosa da pensarvi; nè potevamo arrivare a Muonionisca senza attraversare il fiume; ed in quel luogo la cosa era impossibile. L’unico ripiego era di chiamare e il battello, su cui stavamo noi, e l’altro, che portava il nostro convoglio, a terra, e strascinarli per circa due miglia attraverso delle boscaglie, onde guadagnare una parte del fiume, che fosse più facile a salire. Il nostro eroe delle cataratte non trovava niuna difficoltà insuperabile. Volle spingere la magnanimità sua sino a proporre che noi montassimo sul battello, ch’egli, e i suoi compagni l’avrebbero strascinato per lo spazio occorrente. Noi scegliemmo di fare le due miglia a piedi, domandando solamente di riposarci mentre la nostra gente andava a cercare il nostro bagaglio, e il battello, che n’era carico. Nel corso di questo viaggio, invitati dal rumore straordinario del fiume, vi ci accostammo per vedere la famosa cataratta di Muonio-Koski, la cui corrente rapidissima sopra ogni credere, quantunque ci paresse impossibile a sostenere volendo scendere per essa, pure al ritorno nostro avemmo la temerità di affrontare; e vi riuscimmo. Dirò qui il come, per non aver più da parlare di siffatto argomento.
Bisogna figurarsi prima di tutto il fiume chiuso entro un letto estremamente stretto, ed imbarazzato da roccie, e massi a modo, che per superarli la corrente è forzata a raddoppiare la sua rapidità. Il canale intanto è per un miglio tutto pieno di scogli, le cui cime acute frangono l’acqua, e l’alzano in forma di bianca spuma. Come sperare che un piccol battello, portato attraverso di tanti ostacoli con una rapidità, per la quale in tre o quattro minuti fa un miglio, non abbia da andare in mille pezzi? E notisi che il battello non può passare per codeste strette seguendo semplicemente la corrente: bisogna che vada con una velocità accelerata per lo meno del doppio. A tal fine due rematori de’ più svelti e robusti hanno da vogare senza intermissione, mentre un altro uomo sta al timone per regolare la direzione secondo le circostanze; e quest’uomo intanto può appena vedere gli scogli e le rupi che deve evitare. Egli dirige la prora del battello verso la rupe che dee oltrepassare, e quando sta per toccarla dà un colpo al timone, con ciò facendo un angolo acuto per allontanarsene, e muovere al largo. Il passeggiero freme all’aspetto della manovra, che non si aspettava; crede che il battello vada a spezzarsi in mille schegge; ed un momento appresso rimane attonito vedendosi salvo; e vedendo quella rupe di dietro a sè per una distanza prodigiosa. Ma non istà qui tutto l’imbarazzo e tutto il pericolo. I flutti bollenti, e accumolati intorno al battello, ora entrano dentro il medesimo, e lo riempiono; ora lo trapassano da una sponda all’altra quasi senza toccare i rematori; e in tante forme si presenta la morte, che si stenta ad aprir gli occhi, qualunque cosa dicano per darvi conforto e sicurezza le persone, che la sperienza ha addomesticate con questi pericoli. Parecchi uomini del contorno erano periti; e due soli del villaggio di Muonio rimanevano, nella capacità de’ quali si potesse confidare: erano questi un vecchio di 67 anni, e suo figlio di 26. Non saprei esprimere la impassibilità di quel vecchio nel corso di quel tragitto. Quando eravamo in un momento de’ più critici di codesti passaggi, ci bastava gittar gli occhi sopra di lui; e la nostra paura dileguavasi. — Chi legge s’immaginerà la contentezza nostra quando avemmo superato quel mal passo; ed allora finirono le fatiche, e i pericoli, che una vanità temeraria ci avea fatto incontrare. Ma noi dobbiamo ritornare, secondo il naturale ordine delle cose, al nostro primo racconto.
CAPO XI.
Povera colonia di Finlandesi. Muonionisca. Ministro di questa parrocchia, e suo singolare carattere. Costumi de’ paesani di questo villaggio, e de’ contorni.
Prima di giungere a Muonionisca ci fermammo ad una piccola colonia di Finlandesi, che ci parve estremamente povera, e la cui situazione vivamente c’interessò. Due sole famiglie la componevano, consistenti in tutto in sette persone, comprendendovi due donne, e un ragazzo. Il paese all’intorno era superbamente ridente. Un pittore non lo potrebbe disegnare più vago, ed ameno. Ma questa piccola comunità per cinque mesi dell’anno non poteva comunicare con nissun altro luogo: vivea, si può dire, solitaria anche il rimanente dell’anno, essendo caso fortuito, che colà capitasse qualcheduno, come vi capitammo noi. Essi dispongono di un territorio di sei miglia all’intorno, fiumi, peschiere, boschi, prati, sono loro: ma sì grande e ricco possedimento faceva un gran contrasto colla loro indigenza. Non aveano che quattro vacche, non seminavano che un barile d’orzo, il quale nelle annate buone non ne dava che sette: in alcune cattive non dava nemmeno la semenza; ed era un anno, che sarebbero morti di fame, se non fosse capitato colà un mercante di Tornea, che provvide al loro bisogno. Queste due famiglie trovandosi per mala fortuna entrambe disperate, erano venute d’accordo a questo luogo, e vi si erano stabilite giovandosi dell’uso che in Laponia corre; ed è che chi vuole fissarvisi non ha che da scegliersi un cantone a piacimento, purchè sia discosto dal più vicino villaggio sei miglia; e quando vi ha piantata la sua baracca, tutto il terreno circondante per sei miglia all’intorno è cosa sua.
Muonionisca è un villaggio di 16, o 18 fuochi, posto sulla riva sinistra del fiume Muonio, che qui ha il suo principio. V’è una chiesa, e un ministro, come a Kengis: e questo ministro è suffraganeo del curato dell’Alta-Tornea. La sua parrocchia, come ho detto, non è estesa meno di 200 miglia quadrate; ed in lui non vedevasi segno alcuno che lo distinguesse dai suoi paesani, salvo un pajo di calzoni neri. Avea avuta la disgrazia di vedere abbruciarsi in un incendio tutti i suoi mobili, e tutti i suoi libri, compresa fin anco la bibbia. Forse codesta disgrazia avea contribuito a dargli una certa rusticità, che lo metteva a livello de’ suoi parrocchiani. Però avea una gran dose di buon senso, ragionava con sagacità e giustezza in materie politiche: masticava male il latino; ma sapeva la lingua svedese, e finlandese e ci spiegò assai bene molte etimologie, che desideravamo intendere. Del rimanente com’egli era povero, declamava violentemente contro la maniera, colla quale l’alto clero usava delle ricchezze. Era dichiarato nemico d’ogni potere dispotico; e badando a’ suoi discorsi sarebbesi detto ch’egli avesse ferma speranza di vedere che il giovine Conquistatore giugnesse un giorno a Muonionisca, e lo facesse patriarca della Laponia. Egli odiava altissimamente la Russia, e il suo governo, dicendo che avviliva il popolo, e per ragione di Stato lo teneva nella più brutale ignoranza. Qualche volta discorreva sugli abusi della nascita, e della successione ereditaria di un tuono sicuramente notabile in un uomo, che nulla aveva al mondo salvo una camicia, un pajo di calzoni, e le scarpe che portava ai piedi. Udendolo ragionare così, congetturai che gli fosse capitato per le mani qualche libro moderno; ma quando mi fece il catalogo de’ libri della sua biblioteca abbruciata intesi che non avea posseduto che trattati di teologia, e libri su materie di controversia, aggiungendo però che poco avea studiato gli uni, e gli altri. Non era poi uno di que’ Ministri, presso i quali i viaggiatori potessero trovare alloggio; ma egli avea piacere di vederne, perchè ne traeva qualche bicchiere di acquavite; e fece molto elogio di quella, che noi gli davamo ogni volta che veniva a trovarci.
Ecco le notizie che io mi procurai intorno a questo villaggio, e ai costumi de’ suoi abitanti. Tutta la parrocchia conta circa 400 anime, disperse sopra una superficie, siccome ho detto, di 200 miglia quadrate: gli abitanti sono tutti finlandesi emigrati. Tutti i viaggiatori venuti in queste contrade li chiamano Laponi, perchè è Laponia il paese, ove sono venuti a stabilirsi. I costumi e il modo di vivere sono gli stessi che quelli de’ nativi finlandesi, colla differenza però dell’alterazione prodotta dal clima, e dalla situazione topografica. Questi Laponi finlandesi, come i pastori laponi, nulla sanno nè di poesia, nè di musica; nè hanno veruno strumento musicale. Circondati da laghi e da fiumi, abbondanti di pesce, poco coltivano la terra, e vivono principalmente della pesca. Hanno comuni colle nazioni selvaggie la forza, e l’attività: conoscono l’amore, ma non le grazie che lo accompagnano presso i popoli più inciviliti: hanno tutti i segni di una tristezza abituale: nè qui ho veduto mai un giovine lanciare uno sguardo d’interessamento sopra una ragazza. È uso generale che i due sessi dormano insieme, senza che tale intimità abbia alcuna delle conseguenze, che potrebbe avere, se fosse sofferta in un paese più meridionale. Il padre è quegli che trova la sposa al figlio; e le sole convenienze di famiglia dirigono il contratto. Il figlio è indifferente a prendere per moglie questa, o quella ragazza. Conviene però dire, che anche tra questo freddissimo popolo si sono dati tristissimi esempi di gelosia feroce; ed un caso veramente pietoso ne narrò il ministro. Nè furti, nè omicidii in questa alta regione d’Europa si odono; ma bensì suicidii, che non possono attribuirsi se non se a qualche genere di follia, o ad eccesso di abbattimento di spirito.
In estate il nudrimento principale di questi popoli è il pesce seccato al sole, se la pesca è buona: vendono il superfluo per aver farina, sale, e ferro, di cui abbisognano pei loro usi domestici. D’agricoltura poco sanno, e poco vogliono sapere; il loro Ministro ha predicato loro colle parole e coll’esempio l’uso dell’aratro; e non v’è stato verso che se ne sieno persuasi. Quando in autunno comincia a nevicare fanno la posta all’orso; e si uniscono in tre, o quattro per dargli la caccia. Alla metà di agosto vanno alla caccia delle anitre selvatiche, e d’altri uccelli, i quali allora mutando le penne non possono volare, e ne ammazzano quanti vogliono.