In quanto al vestito de’ Laponi, il manoscritto diceva, che appena v’è qualche differenza tra quello de’ Laponi erranti, e quello de’ Laponi che hanno domicilio stabile: eccetto che questi usano in estate di vestirsi con stoffe di lana in vece di pelli di renna, e che portano camicie; laddove i Laponi erranti di queste non ne hanno.

Il manoscritto parlava di una specie di mucilaggine, o colla, fatta col corno della renna, che ben preparata possiede grandi virtù. Vi si leggeva pure che la malattia più comune tra le renne era quella che attacca l’epiploon, contro della quale non v’ha rimedio che valga; e che l’animale che ne sia attaccato, forza è che muoja nello spazio di un anno. I mali di testa, di fegato, di cuore, e de’ piedi erano fra questi animali frequentissimi. Il manoscritto si estendeva ancora sul numero spaventoso dei lupi, i quali nel corso del 1798 aveano fatto un esterminio nelle renne: particolarità che il ministro attribuiva alla guerra di Finlandia.

Quanto a produzioni naturali vi si leggeva, che i pomi di terra riuscivano assai bene ne’ contorni; ma che con grande difficoltà le radiche, ed altre piante di cucina crescevano nella loro stagione; che l’orzo e l’avena potevano essere seminate con utilità. Del rimanente qui per lavorare la terra si usa un aratro particolare al paese, ed appropriato a questo suolo, ove bisogna evitare nell’arare le grosse pietre.

Parlava in oltre il manoscritto del lampone artico, che ivi cresce naturalmente, ma non sì bene come quello che dà il così dai botanici detto rubus chamaemorus. Faceva pur menzione degli uccelli; ma non diceva nulla degli insetti, come sarebbe stato il desiderio nostro. Ne avea però il buon ministro fatta una raccolta, che avea mandata a Stockholm ad uno de’ suoi corrispondenti, come pure all’Accademia, dalla quale riceveva una pensione annua di sessanta risdalleri per ajutarlo a proseguire le sue ricerche statistiche, e scientifiche, a continuare le sue osservazioni, e ad occuparsi con buona riuscita delle cose appartenenti alla storia naturale.

Il nostro viaggio da Enontékis a Tornea si continuò lungo il fiume: arrivammo a Muonionisca, dove vedemmo il nostro amico, il curato, e l’eccellente nostro piloto, Simone. Facemmo visita a tutte le persone che avevamo conosciute ne’ diversi luoghi, ne’ quali eravamo stati accolti tanto bene; e spezialmente a Kengis, e ad Uper-Tornea, ove salutammo il ministro della parrocchia, e le sue amabili figlie. A Tornea non lasciammo di rivedere i nostri amici, il rettore, e il mercante, che ci riguardarono con venerazione, meravigliati del viaggio, che avevamo fatto; e finalmente entrammo trionfanti in Uleaborg, dove esponemmo alla vista degl’increduli amici le conchiglie, gli uccelli, le spugne, e gli altri oggetti di storia naturale proprii del Mar-gelato: cose tutte raccolte da noi come prove autentiche del viaggio fatto al Capo-Nord, ultima e più remota estremità dell’Europa, a’ 71 gradi, e 10 minuti di latitudine settentrionale.

CAPO XXI.

Costituzione fisica de’ Laponi. Loro origine e loro lingua. Robustezza ed agilità de’ Laponi, e lavori. Loro religione e moralità; e cause di corruzione. Vestito: incombenze dei due sessi. Abitazioni, letti, cibi, cucina, e mobili di casa. Caccia delle renne selvaggie: caccia d’altri animali del paese. Alcuni particolari usi de’ Laponi. Loro nozze, e loro giuochi.

Molte cose nel decorso di questa relazione sono state dette riguardo ai Laponi; ma non quante possano interessare la curiosità di un lettore, che ami istruirsi. Si darà qui un compendio delle più importanti notizie, che finora hannosi di questa razza d’uomini.

Il complesso de’ tratti, che nella sua persona il Lapone presenta, lo fa vedere di una razza veramente particolare. Egli nasce, e nella sua prima età si mostra grosso, grasso, e direbbesi gonfio in tutto il corpo: cresciuto poi, rimane piccolo di corpo, e magro, con capelli neri, distesi, e corti, e coll’iride degli occhi tendente al nero. Bronzino n’è il color della pelle e tendente al nero: larga è la sua bocca, scavate le gote, il mento alquanto lungo ed aguzzo. I suoi occhi sono deboli, e sgocciolano continuamente: il che facilmente può attribuirsi tanto al fumo, che ne riempie l’abitazione, quanto al riverbero della neve, che copre tutto il paese. Alcuni scrissero d’aver veduto Laponi coperti di pelo come gli animali: ne avrebbero avuto bisogno; ma egli è molto probabile che chi disse pelosi i Laponi confondesse coll’abito, di che erano vestiti, la loro pelle. Altri dissero che i Laponi aveano un occhio solo. Questi non videro mai Laponi; e si contentarono di ripetere favole udite.

Chi abbia dato il nome di Laponi a questa generazione d’uomini, è cosa da nissuno indicata; nè è indicato da qual tempo in qua tale denominazione si usi. Solo si nota che il nome di Lapone comprende tre etimologie della lingua svedese: lapp è la prima, che vuol dire lusso; la seconda è lappa, che significa pipistrello; la terza è lapa che significa correre. Si è creduto giustificata la prima dall’abito, la seconda dal brutto aspetto; e la terza dalla vita errante. Se ciò è, hanno ragione i popolani della Norvegia e della Finlandia, abitanti sui confini della Laponia, di sdegnarsi quando si sentono chiamare col nome di Laponi.