Bernasconi (Antonia) nipote del celebre compositore Andrea Bernasconi da Verona al servigio della corte di Baviera; recitò la prima volta da primo soprano nel 1764, la parte di Alceste, che Gluck aveva composta per essa, che era allora in Vienna. Si è fatta poi ammirare da prima donna su i gran teatri d'Italia, e quello di Londra.

Bernelino dotto ecclesiastico dell'undecimo secolo, scrisse un piccolo trattato sotto il titolo: De citâ et verâ divisione monochordi in diatonico genere, che si conservava nella biblioteca della regina Cristina al Vaticano. L'abbate Gerbert ha pubblicato questo manoscritto nel primo vol., p. 312, della sua storia degli autori di musica sacra.

Bernhold (Giov. Baltas.), professore di teologia a Altorf. Mitzler, nella sua Bibliot. di musica, t. III, p. 233 e 371, ci ha conservato un trattato della Musica di chiesa, di cui egli è l'autore.

Bernier (Niccola), morto in Parigi nel 1734, fu maestro della Santa-Cappella, e quindi della cappella del re. Nel suo soggiorno in Roma, volle egli aver notizia delle partiture del Caldara, e non trovando altro mezzo di giungervi, fecesi ricevere in sua casa in qualità di domestico. Un giorno, trovato avendo sul tavolino un pezzo di musica che Caldara non aveva ancora terminato, Bernier prese la penna, e 'l compì. Dopo quest'avventura furono ambidue per sempre uniti colla più stretta amicizia. I mottetti di Bernier sono molto stimati, e specialmente il suo Miserere. Questo maestro dicesi essere stato il più gran contrappuntista che avesse ormai avuto la Francia. La scuoia quivi da lui stabilita era riguardata come la migliore. “Di tutti i moderni compositori che hanno più fama, dice Laborde, non ve ne ha sei che sappiano scrivere la fuga più semplice, come la scriveva il menomo scolare di Bernier. Dicasi pure quel che si voglia, la fuga sarà sempre la pietra di paragone pel compositore; e chi non la sa maneggiare di tutte le maniere, mai non sarà che uno scarabocchiatore di note.”

Bernone di Augia, dottissimo alemanno dell'undecimo secolo, fu da prima monaco dell'ordine di san Benedetto a San-Gallo, e quindi abbate di Reichenau nella Svevia. Ei morì li 7 giugno 1048. Joecher cita i seguenti titoli de' suoi scritti sulla musica: I. De mensura monochordi; II. De regulis symphoniarum et tonorum; III. Libellus tonarius; IV. Musica etc., il di cui prologo fu per la prima volta pubblicato da don Bern. Pez benedettino nel suo thesaur. anecdot. (V. Cave Hist. Lit. t. IJ.) Queste quattro opere MS. si conservano nella bibliot. dell'università di Lipsia. (V. Gerbert, loc. cit. tom. II.)

Bernoulli (Giovanni) cel. professore di matematiche, della reale accademia delle scienze di Parigi, di quella di Prussia e dell'istituto di Bologna, nato in Basilea nel 1667, ed in età di 80 anni morto nel 1748. Mr. d'Alembert e Formey hanno scritto il suo elogio (V. Melang. de litter. tom. 2; Elog. des. acad. de Berlin, t. 1). Fra le tante opere di mattematica di questo valentuomo vi ha un Discorso che riportò il premio dall'accademia di Parigi nel 1736, nel quale propose egli un altro metodo diverso da quello del Newton, e più facile su la propagazione del suono. Ma sì l'uno che l'altro metodo hanno incontrato delle opposizioni nei geometri, perchè amendue suppongono, che il suono si trasmetta per fibre longitudinali vibranti, che si formano successivamente, e sono sempre uguali fra loro, e questa supposizione nè è dimostrata, nè appoggiata su sode pruove.

Bernoulli (Daniele) figliuolo del precedente e il più illustre de' suoi fratelli tutti abili nelle mattematiche, morto l'anno 1782. Egli era membro delle accademie delle scienze di Berlino, di Parigi e di Pietroburgo. Abbiamo di lui assai scritti su l'Acustica: Iº Sur le son et sur les tons des tuyaux des orgues: cioè sul suono e su i tuoni delle canne degli organi. Mem. de l'acad. de Paris 1762. IIº De chordis vibrantibus, in Comm. Act. Petropol. t. 3: IIIº Mémoires sur le son; ossia memorie sul suono, (Mem. dell'acad. de Berlin: 1753, et Nov. Comm. acad. petropolit. t. XV et XIX). La disputa ch'egli ebbe con i due più profondi geometri del suo secolo d'Alembert ed Eulero sopra questo argomento “fece germogliare, dice Andres, molte nuove ed interessanti verità su le oscillazioni delle corde e dell'aria; su la formazione del suono, su gli stromenti da corda e da fiato, e su molti altri punti riguardanti questa materia.”

Bertini (Salvadore). Si permetta alla tenerezza di un figlio il rendere questo tributo di riconoscenza alla memoria di un padre cotanto virtuoso, e di un artista non meno celebre, che pel suo merito ha dritto quanto altri di quì occupare un articolo. Mio padre nacque in Palermo l'anno 1721, e sin dalla prima età mostrò i semi di quella pietà veramente cristiana, che andò crescendo per gradi sino alla morte, e di quei talenti e felici disposizioni per la musica, senza delle quali è sempre sordo Apollo e pegaso restìo. Per buona fortuna trovavasi amico di suo padre D. Pietro Pozzuolo maestro di musica ed eccellente contrappuntista di quei tempi, e padre del fu Dr don Stefano professore illustre di medicina in questa regia università: frequentando la di lui casa passava costui qualche tempo nell'ammirare la bella voce del ragazzo, che fornito di un sensibilissimo orecchio ripeteva alcune arie da lui sentite in chiesa con la più grande esattezza d'intuonazione e di tempo. Cominciò a dargli allora le prime lezioni di musica, e vedendo che molto ne profittava, consigliò il padre suo che lo mandasse a studiarla in Napoli, ove sempre con grandissimo lustro ha fiorito quest'arte. Dopo aver egli fatto dunque i studj nel collegio de' gesuiti sino alla logica, fu quivi mandato nel conservatorio della pietà, di cui era allora maestro il cel. Leonardo Leo, e per il corso di otto anni ne apprese la buona scuola e la composizione. Nel 1746, epoca della morte del gran maestro Leo, mio padre in età appena di 25 anni, dopo aver dati dei saggi dei suoi talenti e del suo valore in quest'arte, fu dall'ambasciadore di Francia, alla di cui moglie e figliuole dava egli lezione di musica, invitato a portarsi a Pietroburgo per maestro della corte, avendo avuto l'incarico detto ambasciadore di proccurare per questo onorevolissimo impiego un giovine italiano, che ad una buona condotta unisse molta perizia nella musica, ed a cui promettevasi un considerevole onorario, e la libertà di tornare in patria, quando ei volesse, con assegnargli una ricca pensione. A tale proposizione mio padre rispose di voler consultarne pria il suo spiritual direttore, e questo buon prete facendogli riflettere che andava in un paese diviso dalla comunione della vera chiesa, in mezzo a' pericoli ed al lusso di una gran corte, lo svogliò in maniera che malgrado le insinuazioni dell'ambasciadore e le proteste che perderebbe così gl'inviti d'una fortuna, alla quale tanti ansiosamente aspirano, risolutamente negossi, ed a lui venne sostituito il Pistojese Manfredini. Dopo alcun tempo tornato in Palermo scrisse egli in musica alcune opere per quel teatro: la sua maniera giunse tutta nuova: ad una somma facilità di stile, ad un canto ammirabile, ad una sensibile espressione, ed un'armonia pura e brillante, tosto si riconobbe lo scolare del gran Leo. Non si era intesa fino allora in Palermo altra miglior musica che quella del Perez: questo valentuomo fu il primo ad applaudire alla nuova maniera di comporre di mio padre e a pubblicarne da per tutto l'elogio, e risoluto di andarsene via a cercare per se miglior fortuna, gli cedette col reale consenso il posto di maestro della real cappella a condizione che gli avrebbe ancora ceduto l'onorario, allorchè avrebbe trovato fuori una decente situazione, come in fatti gli riuscì, divenendo dopo alcun tempo maestro della corte di Portogallo. Mio padre dopo aver sofferta una grave tempesta nel ritorno di un secondo viaggio da Roma e da Napoli, si stabilì in Palermo adempiendo il voto che in quell'occasione aveva fatto di non scrivere altra cosa che Messe, Salmi, Oratorj e simili. Il suo stile di chiesa, benchè sia ora un pò fuor di stagione per non farsi più differenza tra lo stil di teatro e quel di chiesa, è semplice chiaro, e più sostenuto da una divota armonia, che dal fracasso dello strumentale. Tra le sue carte di chiesa massimamente distinguonsi la solenne Messa di requiem pei funerali del re Carlo III, scritta l'anno 1790, (Veggasi l'elogio che ne fa l'ab. di Blasi nella Relazione dei funerali di detto monarca, Pal. 1790 in fol.) un Miserere a due cori per la R. C. per gli officj della settimana santa, ed un altro Miserere a 4 voci per i Venerdì della quaresima. Mio padre non ebbe altra ambizione in questa vita che di adempire esattamente i doveri di un buon cristiano, di un buon padre di famiglia, e della sua professione. I suoi costumi, la sua probità, il suo attaccamento ragionevole e sincero alla religione, lo rendevano ancora più commendevole de' suoi talenti. Egli accettò con una rassegnazione veramente cristiana gl'incomodi d'una penosa infermità quai forieri di una prossima partenza: la sua sofferenza non venne meno nel corso di assai lunghi e vivi dolori; ed egli morì di una maniera assai edificante ai 16 di dicembre del 1794 in età di 73 anni.

Bertini, nato a Tours, fu educato nella cattedrale di questa città, e i suoi talenti gli fecero ottenere il posto di maestro della scuola musicale di Mans. Essendosi rifuggito in Parigi nel tempo del furore rivoluzionario, fu strettamente unito al principe di Bouillon, che amava e proteggeva gli artisti. Si hanno di M. Bertini messe, mottetti, oratorj e romanzi. Benedetto-Augusto Bertini figliuolo del precedente nacque a Lione nel 1780. Le prime lezioni di musica e di forte-piano furongli date da suo padre. Li gennajo 1793, egli lasciò Parigi e si rese a Londra, ove per sei anni ebbe dall'ill. Clementi delle lezioni di piano-forte, e soprattutto di composizione. Tornato a Parigi nel 1806, ha pubblicato per le stampe dal 1807 sino al 1810, due opere di sonate, e quattro capriccj.

Bertizen (Salvadore), ha pubblicato in Londra, nel 1781, un'opera intitolata: Principj della musica.