Berton (Arrigo-Montan) figlio di Pietro Berton celebre maestro di musica molto stimato da Gluck, e morto in Parigi nel 1780. Arrigo nacque in Parigi nel 1767; a sei anni apprese la musica. Formò egli il suo gusto nell'ammirare le opere di Gluck, di Piccini, di Sacchini e d'altri gran maestri, e pieno di un nobile ardore, e a dispetto della decisione del suo maestro, che non aveva saputo indovinarlo, si mise a studiar la sua arte sulla partitura della Frascatana del cel. Paesiello. Tormentato vivamente dal bisogno di farsi conoscere, e di sostener la gloria di un nome già reso chiaro dal padre suo, dimandò ed ottenne da Mr. Moline un dramma comico, intitolato la Dama invisibile, di cui ne compose la musica. L'opera non fu così tosto terminata, ch'egli provò la più forte inquietudine sul giudizio che recar si potrebbe della sua composizione, ed egli era in questo stato di ansietà, quando una dama sua conoscente prese il suo spartito e portollo al celebre Sacchini, per averne il suo parere. Questo gran maestro esaminò l'opera con seriosa attenzione, e venendo a sapere la decisione che l'autore non sarebbe mai in istato di comporre, non solo chiese di vederlo, e lo rassicurò su que' vani timori; ma lo costrinse a venir tutti i giorni a faticare in sua casa. Egli lo prese in tale stima ed affetto, che chiamavalo suo figliuolo, e gli servì di guida sino alla morte avvenuta nel 1786. Mr. Berton diè principio alla sua carriera di compositore in quello stesso anno, di sua età 19, da più oratorj, che furono accolti della più onorevol maniera. Nel 1787 diede al Teatro italiano la sua prima opera Le promesse di matrimonio, che ebbe il più compito successo, e dopo quest'epoca è andato costantemente con maggiore fortuna. Egli entrò nel Conservatorio di Musica, dacchè fu eretto questo stabilimento, in qualità di professor di armonia, posto ch'egli occupa sin oggi con sommo onore. Nel 1807, egli fu nominato direttore dell'opera buffa, piazza che occupò per due anni. Sotto la sua direzione il repertorio fu arricchito dei capi d'opera di Mozart e di molti della scuola italiana, e l'orchestra pervenne nell'esecuzione al più alto grado di perfezione: lasciò questa piazza per entrare all'Accademia imperiale di Musica, ove occupa ora quella di capo della scuola di cantare. Questo compositore, oltre le numerose opere, che ha già date al pubblico, è anche autore di un Albero genealogico degli Accordi; di un metodo di armonia, e di un Dizionario degli accordi. Le sue composizioni musicali sono pressocchè innumerabili, e l'amore della verità ci fa avanzare, che molte ve ne ha delle quali una sola pur basterebbe per assicurargli una distinta riputazione.
Bertoni (Ferdinando) maestro di cappella nel Conservatorio dei Mendicanti a Venezia, quivi nato nel 1727, discepolo del P. Martini, fu da prima organista nella cappella di san Marco: e poi professore di musica nel Conservatorio degl'incurabili a Venezia. Nel 1770, mostrossi come compositore in varj generi; ma non fu che l'anno 1776 allorchè acquistossi gran fama per la sua opera l'Orfeo, scritta pel teatro di Venezia, e che fu con entusiasmo applaudita. Nè fu meno ammirato nel 1778, a Padova, pel suo Quinto Fabio: benchè dovesse veramente una gran parte de' suoi successi all'inimitabile Pacchiarotti, che cantava la parte di Fabio. Nel 1779, egli si portò a Londra, e vi ottenne tutti i suffragj. Comechè le sue composizioni non brillano per la ricchezza dell'invenzione, distinguonsi non per tanto mercè una dolce e penetrante armonia. Non dee dunque recar maraviglia, s'ei fu chiamato sette volte come maestro di musica a Torino, ove si usa di una estrema circonspezione nella scelta dei compositori per l'opera. Fu solamente in Roma ove non si rese giustizia a' suoi talenti; ma quivi stesso non si potè esser lungamente insensibile agl'incanti sparsi nelle sue composizioni, e gli universali applausi lo ricompensarono ben presto delle pene, che cagionato gli avevano la prevenzione e le cabale de' suoi detrattori. Egli diede una luminosa prova di sua modestia nella prefazione del suo Orfeo, stampato in partitura a Venezia, ove confessa non essere stato senza timore nell'avere intrapresa la musica di quel dramma, sul quale Gluck prima di lui aveva faticato con tanto successo, e ch'egli credeva non dovere la buona accoglienza che aveva ottenuta, se non all'attenzione ch'aveva avuto di seguire passo a passo l'andamento di quel gran compositore, e di trar profitto nel tempo stesso degli avvertimenti del poeta.
Bethizy (Mr.) è autore di un'opera intitolata Exposition de la théorie et de la practique de la musique, suivant les nouvelles découvertes, in 8º, 1752, di cui vi ha una seconda edizione nel 1762. La teoria della musica vien trattata in quest'opera dietro i principj di Rameau; ma in quanto alla pratica o la composizione, l'autore dimostra quanto siano difettosi codesti principj, ed egli li corregge secondo le regole generalmente adottate dagli musici. “Questo libro, dice Mr. d'Alembert, mi è sembrato chiaro e metodico, e può riguardarsi pei dettagli di pratica, come un supplemento al mio.” (Discours prélimin. aux Elém. de mus.)
Bettinelli (ab. Saverio) exgesuita assai noto in Italia e fuori per il gran numero delle dotte sue opere, era nato in Mantova l'anno 1718, e cessò di vivere nel dì 13 settembre 1808, a 90 anni dell'età sua. Egli era stato professore di belle lettere e di storia per sette anni nel collegio dei Gesuiti di Parma sino al 1759, dove gli si confidarono delle più illustri famiglie d'Italia, e d'alcuna eziandio di oltre monti cento e più giovani, che con valor d'ingegno, ardor di ben fare, ed emulazione di studj alle di lui moltiplici industrie largamente risposero. Frutto di codeste lezioni fu la dottissima opera del Bettinelli intitolata: Risorgimento d'Italia negli studj, nelle belle arti e ne' costumi dopo il mille, tom. 2 in 8º, Bassano 1786, nella quale benchè non tratti egli di proposito della musica, ragionando però con viste filosofiche di tutte le belle arti, incidentemente dovette discendere anche a questa; e nel capitolo, che è il quarto del secondo tomo, su la musica, tesse egli in brieve la storia del tardo rinascimento di quest'arte nell'Italia, de' suoi successivi progressi, e dell'attuale suo stato con osservazioni piene di precisione e di gusto, e con tale leggiadria di stile e chiarezza, che merita ben la preferenza sopra qualunque altro storico, il quale con pesante ed inutile erudizione ne spaventa i lettori. La conseguenza, con cui egli conchiude questo capitolo, è che sin ora la musica non ha trovato il suo vero risorgimento per niun modo ed età nell'Italia. “Oserò io dire agli Italiani, egli dice, come altri disse a' Francesi, voi non avete musica? Egli intese troppo poca, ed io troppa intenderei dire. Tutto è pieno di canto, e di suono, ma dov'è la Musica? dove quell'arte sicura; che principalmente unita alla poesia parla, dipinge, muove, rapisce, come altrove ho detto? Mi guardin pur bieco dall'alto delle loro scene, ed orchestre i professori, e i dilettanti, tra' quali non son del bel numero uno. Io dirò loro un'altra sentenza più ardita, ed è Voi non avete orecchio, ed io l'ho, perchè ho quello della natura, voi quello della professione, e del pregiudizio. Ma basta... allora troverem forse il risorgimento di quest'arte quando avremo l'equivalente d'una Poetica di Aristotele, e di Orazio, di una Rettorica di Marco Tullio e di Quintiliano a fissarlo in musica con generale consentimento.” Contro tale conclusione insorsero, benchè con somma pulitezza, il Conte Giordano Riccati, e il P. Sacchi: ma le loro ragioni abbagliano solamente, non convincono, e quelle del Bettinelli rimangono a mio avviso trionfanti. Che se dopo di lui si son fatte delle buone Poetiche, delle eccellenti Rettoriche in riguardo alla musica, l'uomo però non ci fa dimenticar giammai di quella divisa: video meliora proboque, deteriora sequor. Bello è ancora a leggersi ciò che dice il Bettinelli su le cagioni del poco effetto che fa oggidì la musica sulle nostre passioni, nell'altra sua eccellente opera intitolata Dell'entusiasmo delle belle arti. “Se i cantor, suonatori e compositori di musica non fossero mercenarj cotanto e dipendenti da circostanze e da capricci sì strani, onde è lor tolta la libertà e l'ardire dell'entusiasmo, il sentirebbono anch'essi, il farian palese più che non fanno. Pur la musica per sua natura non è diversa da poesia ed eloquenza ed ebbe dagli antichi nome e uffizio con esse, e più d'esse produsse mirabili effetti. Certo nulla è di più intimo e caro all'anima, più efficace a levarla in alto, a dipingerne i moti e farli sentire, ad eccitare gli affetti, e sino a nostri organi della voce son flauti e lire, come le nostre passioni han lor toni corrispondenti nel canto e nel suono al dir d'alcuno. Sembra almeno che i gai e vivaci sian della gioja, rapidi e acuti dell'ardimento, teneri e lenti della tristezza, della pietà, dell'amore, duri e interrotti dell'odio, dell'ira, della ferocia, così del resto. Ma basti dire che in ogni tempo e nazione un solo fu l'entusiasmo poetico e il musicale in tutti i teatri barbari, greci, romani ed europei moderni, benchè oggi sì travisata e corrotta sia quest'alleanza, sì bel dono della natura” (Dell'entus. part. 1).
Bettoni (ab. don Bartolomeo) da Bergamo, Pastore Arcade autore delle Osservazioni sopra i Salmi in 2 tomi in 8º pubblicato per le stampe del Locatelli in Bergamo l'anno 1786, e dall'autore dedicate a Mons. Dolfin vescovo di quella città. Il primo volume contiene sette Dissertazioni, la sesta delle quali tratta della Musica degli antichi, ed in particolare degli Ebrei a' tempi di Davide e di Salomone; e la settima: dei titoli de' salmi, e d'altri incisi appartenenti alla musica, che vi si leggono: ove degli strumenti musici degli Ebrei. L'autore non vi reca che un'erudizione molto usata e comune: grazioso però e leggiero ne è lo stile, e pura la lingua, per il che fassi leggere con piacere.
Bevin (Elway), eccellente contrappuntista, canonico ed organista della chiesa collegiale di Bristol, allievo di Tallis, ma perdette ben presto questa piazza, perchè fu scoperto esser cattolico. Il dottor Child fu uno de' suoi discepoli. La maniera di comporre un canone era prima di lui poco comune in Inghilterra. Tallis, Byrd, Waterhouse e Farmer erano principalmente celebri in questo genere di composizione: ma ciascun canone era un enimma per la forma con la quale il pubblicavano. Bevin, all'opposto, pubblicò generosamente, a vantaggio dei musici principianti, il risultato delle sue lunghe ricerche, e della sua esperienza; in una dissertazione ch'ei fece imprimere in Londra nel 1631, sotto questo titolo: Brevis introductio in musicam, in 4º, nella quale trovansi eziandio alcuni canoni scelti. Compose in oltre la musica di molti pezzi per chiesa, e di alcuni cori in concerto. V. Hawkins.
Beurhusio (Federico) scrittore tedesco del 16º secolo, la sua opera ha per titolo: Erothematum Musicæ libri duo, cioè: “Saggi sulla musica in due libri”, a Norimberga 1585.
Beyer, tedesco di origine, fisico stabilito a Parigi, inventò quivi una nuova specie di forte-piano, con corde ossia strisce di cristallo, a cui Franklin diede il nome di glass-chord, e sul quale il maestro di cembalo Sconck si fece sentire per il corso di quindici giorni di seguito, nel mese di novembre 1785. Si è di poi usato quest'instromento con successo all'accademia imperiale nel terzo atto de' Misterj d'Iside, per accompagnare Boccoride.
Beyer (Giov. Samuele). Walther cita di lui un'opera col titolo, Primæ lineæ musicæ vocalis, di cui se n'è pubblicata una seconda edizione nel 1730.
Bianchi (Francesco) maestro di cappella a Cremona, e rinomato compositore, nel 1775 scrisse a Parigi pel teatro italiano la musica dell'opera la Réduction de Paris, e nel 1777, quella del Mort marié. Nel 1780, egli era cembalista all'opera buffa stabilita di recente da Piccini. Nel medesimo anno compose per Firenze il dramma Castore e Polluce, che ebbe un prodigioso successo. Nel 1784, scrisse in Napoli il Cajo Mario, e poi il Demofoonte, l'Arbace, Piramo e Tisbe, Scipione Africano nel 1787; Artaserse in Padova; Pizzarro in Venezia, e il Ritratto in Napoli nel 1788. Sonovi inoltre di lui tre sonate pel cembalo con accompagnamento di violino. Egli è attualmente in Londra. Nel 1804 e 1807, si è rappresentata a Parigi una sua graziosa opera buffa, la Villanella rapita.