Bianchini (Francesco) nacque in Verona nel 1662, e morì in Roma nel 1729. Egli fondò l'accademia degli Aletofili di Verona, fu bibliotecario di Alessandro VIII, canonico di S. Maria della Rotonda, prelato domestico e secretario delle conferenze per la riforma del calendario. Gli abitanti di Verona gli hanno eretto un busto. Tra le numerose opere che ha scritto, vi si distingue per l'erudizione quella che ha per titolo: De tribus generibus instrumentorum musicæ veterum organicæ, in 4º Romæ 1742.

Biedermann (Giov.) rettore a Freyberg nella Misnia, nel 1749, pubblicò un programma: De vitâ musicâ ex Plauti mostellar, Act. scen. 11. Molti conoscitori in musica, avendolo letto, credettero scoprirvi delle invettive contro la musica in generale, il che fece all'autore molti nemici. Questa disputa l'obbligò a pubblicare in sua difesa altri due scritti a Lipsia e a Freyberg nel 1750. Se ne può vedere il dettaglio nel primo capitolo della Scienza musicale di Adlung.

Biferi il figliuolo, maestro di cappella in Parigi, nato in Napoli, fece imprimere a Parigi, nel 1770: Traité de musique abrégé, nel quale egli tratta del canto, dell'accompagnamento sul forte-piano, della composizione e della fuga: la sua maniera è chiara e precisa.

Biffi (Antonio) veneziano, maestro di cappella in S. Marco e nel conservatorio dei Mendicanti, fioriva al principio del prossimo passato secolo. Allorchè egli era giunto a trovare un motivo grazioso, aveva l'arte di estenderlo e di variarlo al segno di non faticar mai l'orecchio nel sentirlo ripetere. Oltre alla sua musica di chiesa, compose alcuni Oratorj, come il figliuol prodigo nel 1704.

Biffi (Egidio) de' frati minori conventuali in Italia, e valentuomo nella musica, scrisse un Trattato di regole per il contrappunto, che manoscritto possedeva il p. Martini, e di cui fa sovente egli uso nella sua storia.

Bigati, suonatore assai distinto di violoncello, allievo del celebre Tartini, fu condotto in Francia dal suo condiscepolo Fischer. Gli due amici si fermarono a Avignone, ove Bigati si stabilì interamente. Questo artista può considerarsi come uno de' migliori accompagnatori del suo tempo: egli improvvisava seguitamente, e con la più grande facilità, sopra tutti i pezzi che sentiva, o di cui se gli offeriva la parte recitante: Boccherini essendo ad Avignone, Bigatti lo accompagnò ne' suoi primi quintetti, quivi eseguiti per la prima volta. Quel celebre compositore avendo inteso vantare la facilità che aveva Bigati nell'improvvisare, levogli d'innanzi la parte, del basso di accompagnamento, e rimase assai soddisfatto di quello che gli sostituì. Desiderò ancora d'intenderlo nelle lezioni delle tenebre. È uso nelle città meridionali della Francia, e particolarmente in Avignone, che nei tre giorni della settimana santa, queste lezioni siano cantate sul libro, con un solo accompagnamento di basso. Bigati per farsi sentire da Boccherini, accompagnava Dubrieul celebre cantante di tenore. Gli due artisti cercavano a gara di sorpassarsi l'un l'altro, allorchè un non previsto accidente sopraggiunse a guastare gli sforzi de' due rivali. Un canonico di assai corta vista, era molto attaccato ad un suo rosso cagnolino: in sua assenza, il cane trovò mezzo di sortire dalla casa e venne a raggiungere il suo padrone. Costui, chiamando l'animale, lo menò fuori della chiesa, ma ben tosto il cane venne a ritrovarlo. Il canonico, dato in impazienza, lo ricondusse un'altra volta sino alla porta, dove avendolo bastonato, gli vide prendere il cammino per la casa. Rientrato in chiesa, il canonico andava al coro per ripigliare il suo posto, allorchè scorgeva nell'ombra una cosa che andava e veniva; crede che fosse ancora il suo cane. Inquietito, pensa di dargli un calcio; ma per disavventura, egli s'indirizza al violoncello di Bigati, cui rovescia nel tempo stesso a terra con l'istromento, e cadendo eziandio egli medesimo, mena seco al suo cadere Dubrieul, che ne riportò una forte contusione sul labbro.

Bigatti (Carlo) nato a Milano nel 1778, da un pittore di storia, si portò ancor giovane in Bologna per prender lezioni di contrappunto dal P. Mattei, allievo e successore di Martini. Fu quindi diretto da Zingarelli, e compose molte messe e mottetti che ebbero del successo in alcune chiese di Milano. Portossi quindi a Marsiglia, ove Mr. Mei gli diede alcune lezioni per perfezionarlo nel contrappunto. Da quest'epoca in poi egli ha pubblicato presso a venticinque opere come messe, mottetti, ed arie con variazioni pel forte-piano, di cui Bigatti è un eccellente sonatore, e riesce molto non che nell'esecuzione de' pezzi di cembalo, ma ancora nell'accompagnare il canto.

Billington (mad.) una delle prime cantatrici di Londra in più teatri dell'Inghilterra, della Francia e d'Italia. In occasione della musica funebre in onore di Hendel, nel 1786, cantò essa con mad. Mara, accompagnata da un'orchestra di 712 musici. L'anno d'appresso venne a Parigi, ove fecesi sentire in diversi concerti, e riunì i suffragj di tutti gl'intendenti, tra' quali deesi rimarcare il cel. Piccini. In una rappresentazione del Ratto di Proserpina, opera di Winter in Londra nel 1804, furono in gara di virtù e di talenti ella e mad. Grassini. Il grande Haydn era entusiasta di questa celebre cantante, e nella dimora ch'ei fece in Londra, frequentava la sua casa: spiritosa fu una risposta di Haydn a questa virtuosa, e degna del più elegante cortigiano. Ella erasi fatta ritrattare dal celebre Reynolds. La Billington vi era rappresentata in figura di una santa Cecilia, che gli occhi rivolti al cielo, sta ascoltando un coro d'angioli posti nell'alto in atto di cantare. Volle la Billington, che l'amico Haydn vedesse questo ritratto, e le dicesse il suo parere. Egli, dopo averlo osservato, si volse alla Signora, e le disse: “il ritratto è somigliante, ma io vi trovo un grande errore” — “quale?” (Reynolds era presente) — “il pittore, ripiglia Haydn, ha preso quì un equivoco madornale; egli ha dipinta voi che state ascoltando gli angioli; doveva dipingere gli angioli che stanno ascoltando voi” — la Billington commossa al seducente elogio, gittò le braccia al collo del critico gentile, e con quelle labra, che inspirato avevano così graziosa riflessione lo ricompensò al momento della medesima. È per la Billington, che l'Haydn scrisse la sua Arianna abbandonata e la migliore in questo genere delle opere sue (V. Carpani Lett. 13ª).

Bingham (Joseph), nelle sue Origines Ecclesiasticæ t. III, lib. 6, cap. 7, ha egli raccolto i passaggi de' Padri della chiesa, per i quali si prova l'esistenza e l'uso degli organi nelle religiose assemblee dei primi cristiani, ed ha dimostrato non esservi affatto veruna quistione per l'organo, ma degl'instrumenti de' Giudei. (V. Orgelhistorie p. Sponsel.)

Bini (Pasqualino,) di Pesaro, uno degli allievi favoriti del gran Tartini, eragli stato raccomandato all'età di quindici anni dal cardinale Olivieri, suo protettore. Nello spazio di tre quattro anni, il giovane musico travagliò con tale assiduità, che giunse a trionfare di tutte le difficoltà che presentano le composizioni del Tartini. Quando ebbe finiti i suoi studj musicali, il card. Olivieri il fè venire in Roma, ove sorprese per la sua esecuzione tutti i professori che l'udirono, e sopratutto Montanari, allora primo violino della città. Dicesi che costui rimase talmente soprappreso della superiorità di Bini, che ne morì di dispiacenza. Mr. Wiseman, avendo voluto prendere lezioni di violino, drizzossi a Tartini, il quale gli propose Bini in questi propj termini, in cui risplende la modestia di questo gran maestro. “Io lo mando a un mio scolare che suona più di me, e me ne glorio per essere un angelo di costume e religioso.” Verso il 1757, Bini divenne maestro di concerto del duca di Wittemberga, a Stuttgart, nel tempo medesimo che la cappella era sotto la direzione di Jomelli.