Bunemann (Crist. Andrea) pubblicò nel 1741, in Berlino il suo programma: De cantu et cantoribus ad audiendam orationem de Musicâ virtutis administrâ. Egli era nato nel 1708, a Frenenbriezen: nel 1740 fu nominato rettore nel ginnasio di Fredericstadt a Berlino, ma egli morì a 24 dicembre del 1747, compiti appena i trentanove anni di sua età.
Bunting (Arrigo), teologo luterano, nato a Annover nel 1545, pubblicò a Marbourg nel 1596, un discorso intitolato: De musicâ.
Buonfichi (padre Maestro), religioso nel convento de' servi di Maria e compositore di musica in Parma, pose in note il nuovo dramma di Climene ossia l'Innocenza protetta, che fu eseguito nel teatro di quella città il dì 21 gennajo del 1804, e sommamente applaudito. Ecco l'elogio che fu fatto a questo buon servita in un foglio periodico di quell'anno sotto la data di Parma. “Non si può senza divenire ingiusti, lasciare occulto il nome di chi ha composto, la musica del dramma di Climene: è questi il padre Maestro Buonfichi. Il felice successo di questa sua composizione ha superata la pubblica aspettativa in guisa che si può con franchezza asserire, che lo spirito di prevenzione non ha punto pregiudicato al reale ed intrinseco merito.” Trovasi in oltre di questo compositore nel Magazino di musica del signor Ricordi in Milano: La Lauretta, farsa a tre voci: e la Partenza di Glicera da Fileno, cantata. Abbiamo avviso che adesso altro, più non scrive il buon frate che musica per chiesa, la quale a giudizio degl'intendenti sa troppo dello stil teatrale. Egli vive tuttora in Parma.
Burana (Francesco) uno degli eruditi italiani del secolo decimo quinto, che furono i primi a far conoscere i greci Armonici con trasportarli dal greco idioma in latino. Burana era di Verona e membro dell'Accademia de' filarmonici istituita in quei tempi. Tradusse egli il trattato di Aristide Quintiliano su la musica (V. Maffei, Verona illustrata).
Burette (Pier-Giovanni), figliuolo di un sonator d'arpa, nacque a Parigi nel 1665: imparò egli stesso ben presto a suonar quell'istrumento; all'età di dieci anni, davane lezione nelle case de' particolari, ma ciò non l'impediva di applicarsi allo studio delle lingue. Egli lasciò poi la professione di musico per abbracciar quella di medico. Nel 1705, fu ricevuto nell'accademia delle belle lettere ed attaccossi principalmente a materie che avevano qualche analogia ed alla professione che aveva lasciata, ed a quella che esercitava allora. A questo riguardo egli scrisse da prima tredici dissertazioni sulla ginnastica degli antichi, riguardata dai Greci come una parte essenziale della medicina. Terminata questa fatica, Burette compose un altro trattato in quattordici dissertazioni sull'antica musica, e questa fu l'ultima opera, con cui terminò la sua carriera letteraria. Alla fine dell'anno 1745, ebbe un'attacco di paralisia, di cui le conseguenze l'obbligarono a starsene ritirato in casa sino alla morte accaduta li 19 maggio del 1747, nell'età di 82 anni. (V. l'elogio di Burette par M. Freret, Memor. t. 21.) Mr. Burette sostenne ostinatamente in quelle dissertazioni, che gli antichi non avevano avuta cognizione del concerto a più parti, ossia del contrappunto, contro l'affermativa di due dotti gesuiti. “Le pettegolezze letterarie di Burette co' gesuiti Bongeant e Cerceau, dice l'ab. Requeno, lo impegnarono non solo a negare il contrappunto a' greci, ma a lavorare una dissertazione per provarci la rozzezza de' greci armonici attribuendo gli effetti maravigliosi del loro canto alla barbarie e salvatichezza degli ateniesi de' corinti de' beozj alla loro ubbriachezza piuttosto che alla squisitezza della loro melodia, ed alla finora sconosciuta mirabil arte del loro canto strumentale. Burette non lesse i greci armonici, non pensò intorno ai loro irrefragabili testimonj per la scoperta della verità: egli si applicò al più meschino scrittore dell'antica musica Plutarco, per istruirsi nella storia de' greci cantori, e nella loro armonia; fallo di critica inescusabile, attesa la mancanza di esattezza nelle epoche e ne' racconti di questo greco enciclopedista. Qual maraviglia, se Burette con tal guida entra nel laberinto storico, e trovandosi alle prese con Ateneo ed Eusebio, si vede obbligato ad uscirne, emendando più volte il testo originale di Plutarco per non vedersi in contraddizione coi detti autori?” (Pref. ai Saggi ec.) “Per quanto rispetto io porti, dice l'ab. d'Arnaud, alla memoria di questo dotto Accademico, non posso aderire ciecamente al giudizio di lui. Ho letto le opere sue colla possibile attenzione; e in mezzo al grande apparato di dottrina, onde avviluppa, e involge i suoi pensamenti, v'ho tuttavia rilevato delle dubbiezze, dell'oscurità, delle contraddizioni e de' sbagli.” (Lettre a M. le Comte de Caylus.)
Burney (Carlo) dottore in musica a Londra, nato a Worchester nel 1727. Il costui padre dopo avergli insegnato i primi elementi della musica, mandollo in Londra perchè terminasse d'istruirsi in quest'arte sotto gli auspicj del Dr Arne. Questi abbandonato avendolo al suo genio, cominciò egli a suonar su le orchestre, e a dare delle lezioni di musica; ma le sue entrate non bastando alle spese del suo sostenimento, fu obbligato far ritorno al suo paese natio. Dopo alcuni anni tornò in Londra, e vi fu più fortunato della prima volta. Egli ebbe un posto in un'orchestra e compose un divertimento intitolato Alfredo, che lo fece ben presto conoscere ed essere generalmente apprezzato. Nel 1760, fu chiamato a Swaffham nel contado di Norfolk per esservi organista con cento lire sterline per suo onorario. L'amabilità del suo carattere il rese caro a tutta la nobiltà del contado. Il duca di York finalmente il decise, comechè con gran pena, a tornare in Londra, e questa volta vi compose alcuni concerti, ch'ei fece imprimere. Avendo a quest'epoca concepito il progetto di scrivere la storia generale della musica, occupossi egli soprattutto nel raccorre tutti i materiali, che era possibile di riunire, e di visitare tutti gli stabilimenti che offrivano delle rimarchevoli osservazioni ne' principali stati dell'Europa. In questa vista lasciò l'Inghilterra nel 1770; doppo avere scorso l'Italia, tornò a Londra nel 1772, fu decorato del titolo di dottore. Il piano della sua opera lo menò quindi in Germania; visitò le gran corti, le biblioteche e i personaggi più rinomati. Egli ha pubblicato il giornale de' suoi viaggi: quest'opera è scritta d'uno stile grazioso e fiorito. I signori Eschemburg, e Bode l'hanno tradotta in tedesco, e Mr. Giov. Villelmo Lustig, organista di Groninga, la trasportò in idioma olandese. Annunziò egli poi la sua storia della Musica, in tre volumi. La metà de' sovrani dell'Europa e i letterati di tutte le nazioni, si sono sottoscritti a quest'opera. La quantità dei materiali l'obbligò a faticare quattordici anni alla composizione di quest'istoria, ch'egli pubblicò finalmente in quattro volumi in 4º con questo titolo: History of Music from the earliest ages to the present period, 1776-1788, con figure. Il primo tomo contiene la storia della musica presso i principali popoli, innanzi la nascita di G. C. Il secondo contiene la storia della musica dall'era cristiana sino alla metà del sesto secolo. Il terzo contiene la storia della musica dell'Inghilterra, dell'Italia, della Francia, della Germania, della Spagna e de' Paesi-Bassi, dal sesto secolo sino alla fine del decimo settimo. Finalmente in questo volume, comprende la storia della musica drammatica, o dell'opera e dell'oratorio: dalla sua origine sino al presente. Quest'opera contiene ancora le principali epoche e i progressi della musica di chiesa, come pure le biografie, gli ritratti e gli aneddoti de' primarj compositori, de' cantori e musici celebri. L'autore ha una singolare esattezza nel far l'istoria del dramma inglese, e vi ha aggiunto un ben lungo esame delle opere italiane di Hendel. Nel 1784, pubblicò ancora in Londra una Memoria su la vita di Hendel, e su la festa funerale celebrata in di lui onore nel maggio e giugno di quell'anno. Quest'opera è stata tradotta nel 1785, da Eschenburg, il quale tradotto aveva eziandio nel 1781, il di lui trattato su la musica degli antichi. La storia generale di Burney non è stata sinora tradotta nè in francese, nè in italiano, il che fa gran voto nella letteratura di queste due nazioni, se ne trovano solamente degli estratti in alcuni giornali. Burney, dice l'ab. Arteaga, “è il più accreditato scrittore, che esista della storia musicale” (V. osservaz. contro Manfredini p. 319.); tuttavia il Requeno il censura aspramente per riguardo all'antica storia della musica; ma bisogna convenire che in quella almeno de' tempi più bassi, egli è esatto, dotto e d'una diligenza incredibile: la sua opera è tanto più utile, quanto può riguardarsi in certa maniera come un trattato di musica, a motivo delle regole in gran numero, di principj e di riflessioni sopra quest'arte, di cui è ripiena.
Burrmann (Ericio), nacque a Bygdea nella Gozia occidentale, li 23 settembre del 1691. Egli pronunziò a Upsal nel 1712, un discorso colà poi pubblicato: De laude musices, e fu nominato direttore di musica alla cattedrale nel 1719, dopo la morte di Zellinger; aveva ancora pubblicato nel 1715 una dissertazione: De proportione harmonicâ. Abbiamo in oltre di costui altre pregevoli dissertazioni, come: De basso fundamentali, e De triade harmonicâ, etc. Egli morì li 3 novembre del 1729. (V. Mattheson Ehrenpforte.)
Bursio (Niccola) Parmigiano, professore di musica nel decimo quinto secolo. Vi ha di lui un'opera assai rara e ricercata da' curiosi con questo titolo: Musices opusculum cum defensione Guidonis Aretini adversus quemdam Hispanum veritatis prævaricatorem, Bononiæ 1487, in 4º. La musica vi è incisa in legno (V. Fournier, Diction. de bibliogr. a Paris 1809), l'opera è stampata in caratteri gotici, e fu scritta contro Bartolomeo Ramos de Pereja, spagnuolo che avea trovato nel metodo di Guido della confusione e delle cose inutili.
Busby (Tommaso) dottore in musica a Cambridge, stimato del pari come compositore e come scrittore. Egli fu incaricato dal dottore Arnold di fare la parte istorica e letteraria del Dizionario di musica, che costui pubblicò nel 1786. Diè poi egli stesso un nuovo Dizionario di musica compiuto, superiore a tutte le opere di questo genere, che sono comparse in lingua inglese. Si sono inoltre pubblicati in Londra molti pezzi di musica pel canto, e per il forte piano sotto la direzione del Dr Busby. Nell'Italico Giornale che si stampa in Londra, t. III, febbrajo 1814, si annunzia e si critica una nuova traduzione in versi inglesi, pubblicata l'anno innanzi dal nostro D. Busby, del poema di Lucrezio. “In quanto riguarda la semplice versificazione, dice l'autore della critica, un'idea ci occorre che forse non ce ne saprà male il degno Dottore istesso. Se vero è che la poesia e la musica siano sorelle, chi meglio d'un Dottore in musica sperar potrebbe di divenir poeta? È da temersi però, che questo supposto grado di mitologica parentela fra le due Muse non abbia avuto il migliore degli effetti sul nostro autore.” (p. 49.)