Resinone, autore del IX secolo, che tratta di musica alla maniera di que' tempi: fu ricercata dal P. Martini la sua opera, per compire la collezione da lui intrapresa di tutti gli scrittori di musica, e come non ve n'era, che un manoscritto nell'imperiale biblioteca di Vienna, egli l'ottenne per un espresso ordine dell'imperatrice M. Teresa (V. la Valle Mem. ec., p. 118).

Reveroni (Giac. Ant.), nato in Lione nel 1769, d'una famiglia italiana stabilita in Francia sino da' tempi di Caterina de' Medici, che seco la portò da Firenze, in mezzo alle numerose funzioni militari, di cui è stato incaricato come colonello del genio, ha coltivate con successo le muse, e le scienze. Oltre a più drammi per musica da lui composti pel teatro comico francese, egli è autore d'una dotta opera col titolo di Essai sur le perfectionnement des beaux arts par les sciences exactes, 2 vol. in 8vo, 1810, dove tratta ancora a lungo della musica.

Reuter (Giorgio), maestro di cappella dell'imperatrice M. Teresa, e dell'imperial cappella di S. Stefano in Vienna sua patria, fu, secondo il Carpani, inventore di quegli ostinati andamenti di violini, co' quali copriva la meschinità de' cantanti, che morto Carlo VI gran conoscitore ed amatore della musica, s'erano introdotti in quella cappella (Lett. 4). Burney scrive di aver sentito nel 1772, un Te Deum composto da Reuter, la di cui musica parve essere a suo giudizio secca, confusa, e sprovveduta di gusto. Come in Germania non fu mai praticata quella detestabile operazione, che perpetuando nell'uomo la voce della donna, lo rende un ente neutro, che per lo più non ha nè le grazie dell'una, nè la forza fisica dell'altro, e facevansi perciò venir quivi dall'Italia tali soggetti, divennero col tempo gli eunuchi più difficili a trovarsi e troppo cari ad aversi. Suggerì allora il Reuter di stabilire nella cattedrale di S. Stefano una scuola di sei fanciulli stipendiati, i quali supplissero ai soprani artefatti: tutto ciò si è detto a provar falso l'aneddoto riferito da Mr. Breton nella sua Notice historique sur Joseph Haydn, che il Reuter concepì il barbaro pensiero di far divenire soprano il giovinetto Haydn cantante in Santo Stefano, col metodo italiano. Alle altre ragioni, che adduce il Carpani confutando una tal novelletta, aggiunge egli la riputazione e la fama di Reuter, che tuttora lo predica per uomo probo, religioso, costumato, quanto umano e prudente, onde incapace di un misfatto sì grave. “Una sì atroce calunnia, egli dice, con cui s'intacca l'onore di un uomo savio, dabbene, d'un artista riputato, deve essere combattuta senza riguardi e misura” (Lett. 16). Reuter morì in Vienna nel 1770.

Rey (Giov. Batt.), l'intimo amico del cel. Sacchini, e maestro di musica al servigio di Luigi XVI dal 1779 sino alla fatale rivoluzione, che gli fè perdere la pensione di due mila franchi assegnatigli dalla corte, fu per trentacinque anni il direttore dell'opera comica a Parigi, e contribuì molto a sostenerne l'onore e la gloria. Egli compose la musica di moltissimi drammi, e compì l'opera d'Arvire et Eveline di Sacchini, che gliene aveva affidata morendo la cura. I suoi talenti gli meritaron sempre la stima e l'affezione de' più rinomati compositori. Gluck, Sacchini, Salieri, Piccini, Gretry, Paisiello, Cherubini, Winter, Lesueur e più altri hanno assai volte contribuito alla di lui gloria, onorando della loro confidenza i suoi talenti, e manifestando questo sentimento di viva voce e per iscritto. Il suo merito fecelo onorare del titolo di capo dell'orchestra della cappella imperiale. Padre sensibile non potè giungere a calmare il dolore cagionatogli dalla perdita di una sua figlia, assai virtuosa sul piano-forte e nella composizione, morta nell'està del 1809; una lunga malattia il fè soccombere nel 1810. Egli è autore di un'opera, che ha per titolo: Système harmonique développé et traité d'après les principes du cél. Rameau, ou Grammaire de musique, sous le titre de Tablature se rapportant au dictionnaire de J. J. Rousseau, avec théorie pour trouver et exercer commodément toutes les harmonies et mélodies, Paris in fol. 1801. L'autore così spiega le sue intenzioni in un'epistola dedicatoria a' suoi amici Sonnerat e Bradi. “Cittadini amici: le lingue, per quanto puossi agevolmente osservare, hanno tutte la loro grammatica, od almeno sono generalmente capaci di averne una. La musica, cui gli antichi hanno detta la lingua degli dei, è ancora tuttavolta senza possederne una propria, comecchè la meriti benissimo: quindi la penosa difficoltà di studiarla. Moltissimi artisti presupposto avendo che questa intavolatura esser potrebbe effettivamente la grammatica necessaria, e che dessa manca alla continuazione del dizionario del sensibilissimo Giangiacomo Rousseau, io ho avventurata l'edizione della mia opera, ec.”.

Rey (J. B.), nato a Tarascona circa 1760, è stato maestro di musica delle cattedrali di Viviers e di Usez, e attualmente uno de' musici dell'imperiale accademia a Parigi. Apprese da se solo a sonare il forte-piano, il violino e il violoncello: oltre a più composizioni di musica, egli pubblicò altresì nel 1810 un Traité d'harmonie, in 8º, nel quale ha per iscopo “dietro il principio generalmente ricevuto, di far cessare le contradizioni, che inviluppano le regole dell'armonia, separando del tutto il genere cromatico dal diatonico. Per siffatta operazione, egli non riconosce che un basso fondamentale reale applicato al genere cromatico su i tre gradi fondamentali, senz'altro con quinta giusta. In quanto a quello che si è fatto derivare sino al presente dal genere diatonico, s'egli poteva esistere, nol può più adesso, secondo il suo sistema, o al più come basso-fondamentale numerico o aritmetico in ragione delle differenti progressioni, che stabilir si possono su gl'intervalli naturali della scala. L'autore ha trattato a fondo, ed in una nuova maniera tutto ciò che può comprendere il genere diatonico, e la parte delle cadenze, sulla quale essenzialmente si appoggia il genere cromatico, e l'arte della modulazione.” L'estratto di quest'opera è interamente di M. Fayolle, non essendo ella giunta ancora sino a noi.

Reyon de Silva (don Diego Ant.), secretario di stato di S. M. cattolica Carlo III, e membro dell'Accademia delle belle arti di Madrid, nato nel regno di Mursia, e morto in età di 48 anni nel 1798 a Madrid, pubblicò in sua lingua Dizionario delle belle arti, Segovia 1788 in 4.º, nel quale trovansi degli articoli sulla musica.

Rhode (J. G.) è autore di un dotto opuscolo in lingua tedesca, che ha per titolo: Teoria della propagazione del suono per gli Architetti, Berlino 1800. Mr. Chladni dice ch'egli lo preferisce a molti altri (Acoust. p. 302). Quest'autore osserva che la più parte de' teatri sono assai poco favorevoli al suono, perchè troppo si sono negligentate le leggi della propagazione del suono per mezzo di tubi, le di cui pareti sien parallele, e di trombe parlanti: osserva inoltre che l'ordinaria disposizione de' scenarj è contraria alla propagazione del suono, imperocchè assorbiscono tutto il suono, che si spande verso i lati.

Riccati (conte Giordano), nato in Treviso capitale della Marca Trivigiana, coltivò con successo le matematiche, e volle applicarle alla musica. “È pur lode grande del conte Giordano Riccati, dice l'ab. Andres, il meritare di essere nominato anche dopo il la Grange, ed altri celebrati geometri: il terzo suono osservato dal Tartini, il suono falso, ed alcuni altri nuovi punti sono stati da lui solo geometricamente trattati; e se egli non ha uguagliati gli illustri suoi antecessori nella finezza dell'analisi, e nella profondità de' calcoli, gli ha forse superati nelle novità d'alcune materie, nell'estensione delle ricerche, e nello studio di conformare alla pratica le sue teorie, ciò ch'è un pregio non molto comune in tali speculazioni.” (Origine ec. t. 4, acustica). Sono le sue opere riguardanti la musica: 1. Delle corde ovvero fibre elastiche, Bologna 1767. 2. Delle vibrazioni sonore dei cilindri, quest'opuscolo si trova nel t. 1 delle Memorie di matematica e fisica della Società italiana Verona 1781. Mr. Chladni dice che le sue ricerche sono molto esatte (p. 101), tuttavia confuta egli una sua supposizione alla p. 63. 3. Suono falso articolo del Prodromo della nuova Enciclopedia italiana. 4. Esame del sistema musico di M. Rameau: Dissertazione Acustico-matematica, 1779. Egli vi prova contro il Rameau che la risonanza dei corpi sonori non è il principio dell'armonia. 5. Saggio sopra le leggi del contrappunto, Castelfranco 1762; in quest'opera tratta a lungo del temperamento con un metodo, che a suo parere, tende immediatamente al fine, ed è dimostrativo: egli attacca altresì quello del Rameau. 6. Esame del sistema musico del Sig. Tartini: Dissertaz. Acustico-matematica, 1789. 7. Riflessioni sopra il primo libro della Scienza teorica e pratica della moderna musica del P. Vallotti, 1780. 8. Due lettere al P. Sacchi intorno al grado di eccellenza, al quale è giunta la musica sì nella teoria che nella pratica, nel t. 41 del Giornale letterario di Modena, 1789. In esse il Riccati attacca con pulitezza l'ab. Bettinelli per avere sostenuto, che sinora la musica non ha trovato il suo risorgimento per niun modo ed età nell'Italia; il che si oppone a quanto crede aver egli dimostrato nelle sullodate opere: pretende ancora di confutar il sentimento dell'ab. Eximeno nel voler escludere le proporzioni della musica: ma prescindendo di queste particolari opinioni del Riccati, si trova molto da apprendere in ambe le sue lettere, che il P. Sacchi a ragione chiama bellissime. 9. Saggio della facoltà, che ha la Musica d'imitare il senso delle parole e di risvegliare nell'animo i varj affetti, 1787. 10. Lettera al P. Sacchi, dove si dà giudizio sopra i duetti del Bononcini ed HendelSeconda lettera al medesimo, dove si paragona l'antica alla moderna musica nel t. 36 del Giornale di Modena 1787. “La posatezza, egli dice, è una delle differenze notabili, e forse anche la più generale tra le antiche e moderne cantilene. Confrontando le buone con le buone, a me sembra di vedere nelle cantilene moderne maggiore varietà ed ornamento; nelle antiche maggiore verità e schiettezza; nelle moderne un moto più celere, e più concitato, e nelle antiche un moto più tardo e comodo, e per conseguenza una certa idea di tranquillità, di compostezza e di riposo. Così le composizioni sacre di quasi tutti i migliori tra i moderni sentono il teatro, e le profane degli antichi in certo modo sentono la chiesa. La moderna musica pecca nell'essere soverchiamente sminuzzata; e nulladimeno ai valenti professori non può negarsi la lode di eseguire il difficile facilmente, e con somma puntualità, il che dà campo ai maestri di sfogare la loro fertile fantasia.” Il conte Riccati morì assai vecchio verso l'anno 1792.

Ricci (Pasquale), nato a Como nel 1733, studiò la musica sotto Vignati maestro di cappella in Milano. La natura fornito aveva il discepolo di gusto e di grazia, mentrechè altro non conosceva il maestro che la profondità e i secreti dell'arte. L'ab. Ricci viaggiò per la Germania, la Francia, l'Inghilterra e l'Olanda. Sino a' primi anni di questo secolo viveva ed occupava ancora il posto di maestro di cappella della cattedrale di Como. Vi sono di lui alcuni trio e quartetti, che hanno del merito. Un suo Dies Iræ vien riguardato come un capo d'opera: la prima volta ch'egli lo fece eseguire, ispirò un santo orrore agli ascoltanti. Al versetto Tuba mirum tutta l'orchestra restò in silenzio, e dall'alto della cupola si udì il suono di una tromba, che parve annunziare l'estremo giudizio. Un tal ritrovato però non ha, a mio avviso, altro pregio che la novità e la sorpresa: ella produce l'illusione del momento. La ripetizione e l'uso frequente di questi colpi, per così dire, di scena, fa svanire l'effetto, e nulla più produce sull'immaginazione degli astanti. Non so per conseguenza approvare quanto vien detto a questo proposito da Mr. Fayolle: per rendere immortale un compositore, egli dice, non vi vuole che un'idea simile a questa del Ricci; e solo niega egli a costui il merito dell'invenzione, perchè Calviere cel. organista avevala trovata prima di lui. Ecco una via molto facile ai compositori per giugnere all'immortalità.

Riccio (Angelo M.), dottore in teologia e professore di lingua greca in Firenze, ove nel 1747 diè al pubblico Dissertationes Homericæ in 4º. Trovansi in quest'opera le tre seguenti dissertazioni, che hanno per oggetto la musica: 1. Diss. de Achille citharâ canente, veterique græcorum musicâ, tom. 2, p. 31. 2. An musicâ curentur morbi, p. 51. 3. De musicâ virili et effeminatâ grecorum, nonnullisque aliis ad cognitionem musicæ pertinentibus, t. 3, p. 41.