«Chi va di notte?—gridò Rocco, piantandosi dinanzi a Giuliano, e levando in alto il bastone.

«Chetati, villano, o t'ha a coglier male!—-rispose una voce; e quattro giovani sbucarono dalla macchia, pronti per l'abbrivo che avevano, a buttar a terra Rocco, Giuliano ed anco un par d'altri, che gli avessero voluti fermare. Ma riconosciuti da quest'ultimo e chiamati a nome, gli si fecero attorno, molto stupiti di trovarlo a quell'ora in quel sito; e interrogando, e rispondendo, e sempre rompendo in risa che non volevano finire, stati un pezzo a vedere il seguito della loro avventura, si unirono a lui, per guadagnare la via di C….

Erano quattro suoi condiscepoli, dei bei tempi in cui era stato scuolare di don Marco; e già s'ha bell'e capito che uscivano dalla cella del padre Anacleto; nella quale gli avevamo lasciati a fare buon tempo. Il frate aveva mesciuto, e tornato a mescere dei suoi fiaschi, sino a che i loro umori s'erano scaldati; poi da smanioso giuocatore di tarocchi gli aveva costretti a giocar seco una partita. Ed essi dapprima di mala voglia, quindi con ardore, gioca e bevi, ribevi e gioca, erano andati innanzi parecchie ore; in capo alle quali il frate dormiva gomitoni sulla tavola, e due di loro non avevano più in tasca il becco d'un quattrino, ed era vicina la mezzanotte. Allora si ricordarono di C…. della sposa, e del ballo cui erano aspettati.

«Ah frate! Tu mi hai fatto perdere il ballo e i quattrini; stai pure che t'ha a costar cara….!—disse tra denti uno dei due perditori:—amici, spegniamo il lume, facciamo le viste di continuar la giocata, e vorremo ridere!»

Così dicendo, spense la candela, e rimasero come in gola a un lupo. E messisi a picchiare con garbo, a bisbigliare di semi e di figure, e delle mille scioccherie di cui si parla giocando, fecero che alfine il frate si riscosse. Alzò la testa…. udiva…., e non vedeva nessuno. Si fregò gli occhi col dorso della mano, ma venne a dir niente…: tornò a fregarseli…. buio. Sentì per la schiena un sudore ghiacciato; stette a bocca aperta un tratto, sperando che si fosse in sulla burla; poi colla voce e col cuore tremanti, osò dire:

«Figliuoli, accendete il lume.

«Abbia pazienza un tantino;—rispose uno dei quattro—si finisce la partita e si va via.

«Che tu accenda il lume!—gridò allora arrangolato il padre Anacleto; e colle sue agguantò tre o quattro mani sul tavolino, stringendole come fosse stato con una morsa.

«Gesù Maria!—sclamò quello dei quattro, che era l'autore della crudele pensata:—o vedete il padre!… che cosa ha padre, che i suoi occhi paiono di cristallo?

«Ah!—urlò il frate dandosi due gran palmate nella fronte:—oh! disgraziato a me! correte, chiamate il cerusico, il barbiere, venga padre Anselmo, a cavarmi sangue…., l'ho tutto nel capo, me lo sento come un'otre…. sono cieco!»