Tecla sin dalle prime parole della signora s'era sentita uno sbalordimento, e si reggeva al tavolo, perchè le gambe non volevano tenerla ritta. Ma quando lei e Marta furono scomparse dall'uscio, quel vedersi sola la scosse, e a passi concitati andò fuori per raggiungere la signora. Il calesse partiva in quel punto, portando le due viaggiatrici, le quali si volsero addietro, videro la giovinetta colle braccia tese; la salutarono colla mano, e subito trapassarono l'arco che loro la tolse di vista.
Allora Tecla diede uno sguardo a suo padre, che tutte quell'ore era stato ad aiutare Anselmo ad arnesare; un altro ne diede alle chiavi avute dalla signora, e lasciandole cadere: «no, no!—sclamò—io non voglio, non voglio… O signora Maddalena, o padre mio, rimenatemi a casa vostra!
«Via—diceva Rocco raccattando le chiavi, e non sapendo capire come tanto onore tornasse sgradito alla figlia,—via, che tu sei pazza e tiri i calci al pan bianco… andiamo.»
E la menava dentro, lieto di quella ventura, parendogli di essere da colono diventato gastaldo copioso d'averi per i belli occhi di lei; e già pensava alle cento cose che avrebbe fatto mentre che la signora sarebbe rimasta lontana; ed in cuor suo tornava ad augurarle la buona andata.
Questa in verità non poteva da principio essere migliore, e il sole s'era alzato di poco, che già il calesse aveva oltrepassata la terra di R… intorno alla quale giostrava una grossa banda d'Alemanni, che sciupavano i prati altrui, immollandosi nella guazza a procacciarsi doglie per la vecchiaia. A un certo punto dove l'aspetto della via era più selvaggio, sorgeva su d'una roccia un pilastrone, nel quale era cavata una nicchia, e un pennello onesto vi aveva dipinto una Madonna Addolorata, che sovrastava ad un viluppo di fiamme e di teste, messe là dal pittore a spasimare nel purgatorio. Quella dipintura sta anco ai dì nostri, che par fatta ieri; e gli abitanti della terra non vi passano dinanzi senza inchinarsele, pensando che in età più tristi toccò chi sa quanti cuori di ribaldi, che facevano guerra alle strade.
Là le viaggiatrici si abbatterono in due personaggi che venivano cavalcando dalla parte di C…, ma non erano due ribaldi; bensì uno frate francescano su d'un'asina lenta, l'altro gentiluomo su d'un muletto, che pareva stizzito d'essere tenuto a paro e sì tardo con quella.
Costoro si scansarono per lasciar largo il passo al calesse, e il gentiluomo alla vista di chi vi era dentro, diede un guizzo, arrossì, nè potè stare che passando oltre non si recasse la mano al cappello. Il frate salutò chinando la testa reverente.
«Oh! oh!—sclamò Anselmo—son mattinieri il signor Fedele di C…, e il predicatore che avevamo a D…, la quaresima passata!»—E girata un tantino la gota sulla spalla, e tenendo un occhio al cavallo e l'altro alla signora Maddalena, soggiunse:—«Forse il signor Fedele va a visitare quella sua figliuola maritata ad uno di quei generali Alemanni, che abita in castello…»
La signora Maddalena, cui la vista del padre di Bianca aveva tornato a mente l'apparizione di costei all'arco del suo piazzale, s'era sentita correre un gelo per la persona. Ora le parole d'Anselmo le fecero pensare quanto più lieto di lei, doveva essere quel padre che andava a visitare la sua figliuola felice; e non potè frenare un sospiro, Anselmo temendo di darle noia, schioccò la frusta, e tirò diritto al fatto suo: ma ahimè! quella donna che partendo di casa aveva trovato così bello il cielo, i campi, la compagnia; parve ad un tratto condotta a forza e rassegnata a qualche mala ventura. Già tutta l'allegrezza di mezz'ora prima, si mutava nello struggimento degli altri giorni.
Marta, pur non osando dir nulla, vedendo in faccia alla padrona i segni dell'animo scompigliato, stava tutta occhi, temendo che le pigliasse male. E per questo non badava a un rumore come di tuono lontano, che veniva non si poteva dir bene da qual parte; e quasi non udiva certe esclamazioni, in cui usciva Anselmo, come parlasse a sè stesso.