«Ebbene!—disse il giovane chinando il capo—domani all'alba partirò.
«Oh! non ti si scaccia mica!—sclamò la signora, che pur di saperlo disposto a non tornare a C…, l'avrebbe rattenuto, anzichè fargli fretta a partire. Ma egli non si lasciò smuovere, e ripetè severo:
«No… no mamma, l'aveva bell'e deciso, parto domani.»
Appunto in quel momento, Marta d'in fondo alla scala, mandava su quel noioso annunzio del desinare, già troppo ritardato, e messo in tavola a raffreddarsi. Essi discesero, sedettero a mangiucchiare colla malavoglia della sera innanzi; ma alla fantesca pareva non finissero mai, dalla tanta smania di rimanere sola colla signora, per dirle del gran parlamento fatto dal giovane col pievano; e del suo proposito di lasciar quella casa. Così i minuti le si facevano ore, ma alfine Giuliano si levò da mensa ed uscì. Allora essa raccolse quanto fiato potè, e si fece oltre verso la signora per cominciare; senonchè questa si tolse da sedere, e parlando prima di lei:
«Animo—le disse—prepariamogli un po' di roba…
«Come?—sclamò la vecchia—che se ne va? che il Signore gli ha toccato il cuore?
«Che Signore… che cuore… che cosa mi dite?—chiese la signora, guardando Marta, e maravigliando di quell'esclamazione, e della sorta d'allegrezza che l'aveva accompagnata.»
La vecchia ondeggiò un istante; e in quell'istante capì, quanto le sarebbe poi riuscito amaro lasciare quella casa che si poteva dir sua; quella padrona che l'aveva tenuta più da amica che da serva; per buttarsi su d'una via, in cerca di pane e di ricovero. Se Giuliano partiva, che vi poteva essere di meglio per lei? Avrebbe potuto rimanere tranquilla al proprio posto, chè il pericolo d'offendere Dio servendo un peccatore era bell'e cessato. E quanto a sè abbandonò del tutto il suo disegno; ma quanto al pievano, quel che gli era seguito col signorino, non le riuscì tenerlo sullo stomaco, manco un minuto. Vinta dalla propria natura, e dallo sguardo della padrona, cominciò dall'ambasciata avuta in castello al mattino; e le narrò ogni cosa, sino al modo in cui don Apollinare se n'era andato imbestialito mezz'ora prima. Le eresie buttate dal giovane, e la minaccia del prete di fargliela costar saporita, diedero alla signora il tuffo; e le venne addosso una smania, che le pareva di non poter durare sino all'alba dell'indomani. E se non fosse stata la tema di vederlo intestarsi a rimanere, avrebbe pregato Giuliano a montare a cavallo, e a partire subito segnato e benedetto. Ma si quetò un poco pensando, che alla fine delle fini, per acchiapparlo bisognavano birri, e che a D…., come Dio voleva, di quella roba non ve n'era. Chi sa? forse il pievano aveva minacciato così per minacciare; o alla peggio non avrebbe spacciato uno di carriera per avere da C…. o da altri luoghi man forte. Di là all'indomani non c'era molto, e in ogni caso Giuliano si sentiva in gambe per scampare di forza. Non potendo divorare le ore, affrettò quella faccenda del fardello; e pur confusa com'era, aiutata da Marta, adoperava ogni diligenza perchè nulla avesse a mancare. Brache di nanchino per la state che s'avanzava; camicie di tela casereccia con belle gale agli sparati; e sottovesti, e giubbe, e calzette di seta, riponevano col garbo concesso dal turbamento, cercata da prima ogni cosa se bisognasse qualche rammendatura.
Così facendo parlavano sottovoce perchè Giuliano non le avesse a sentire; non sapendo che egli era discosto da casa un trar di schioppo, in parte donde poteva scoprire le lontane ruine del castello di C…, alcune cime a lui note, certi sentieri biancheggianti nelle montagne, e fino una rupe su d'una vetta selvaggia e foresta, dove don Marco soleva accompagnare lui e gli altri suoi scolari a diporto. Messosi a giacere sull'erba, coll'occhio or su l'una or sull'altra di quelle viste, immaginava che Bianca stesse sull'altana di casa sua a pensare a lui; pianse d'affetto; e provò non sapeva che pietà per quel soldato, che nella sua fantasia gli pareva di vedere umiliato dai rifiuti della fanciulla. Stette così adagiato, finchè s'avvide del sole che andava sotto, e allora tornò verso casa. Il sentiero correva fra due siepi di biancospino e di rose silvestri che facevano allora le boccioline; ed egli veniva giù, ascoltando una voce di suono dolcissimo, la quale cantava alle rondinelle una soave canzone. L'affetto del canto, temperava la rozzezza delle parole; e le rondini, tornate di quei giorni, radendo a volo i prati, levandosi in alto alcune braccia, stando a brillare un istante, e ripiombando fulminee, parevano far segni di rispondenza amorosa alla cantatrice.
Giuliano diede un'occhiata per di sopra al siepe, e vide che la cantatrice era Tecla, una figlia sedicenne di Rocco, il suo colono. Essa stava seduta all'un dei capi d'una lunga tela greggia, distesa là sull'erba, perchè tra per l'acqua che vi si buttava sopra, e pel sole divenisse bianca. E se ne raccoglieva sulle ginocchia, tirando e addoppiando di quella, quanto erano lunghe le sue braccia nude fino al gomito; e la tela s'accorciava man mano, strisciando sull'erba; e per il fruscìo la giovinetta non avendo inteso la pedata di Giuliano, proseguiva a cantare. A un tratto si accorse di lui che s'era fermato lì accosto, e tacque arrossendo. Finito di raccogliere la tela, si levò in piedi rimescolata, e tenendosela in fascio contro il seno, stette vergognosa di vedersi guardata come non s'era mai vista da niuno.