«Sì sì! sottoscrivi e vieni!—sclamò don Apollinare diventato tutt'altr'uomo nella voce, nel gesto, nel viso;—vieni e mi troverai qui colle braccia aperte!….

«Che è? che è?—dissero ad un tempo il frate e donna Placidia, mossi dal turbamento di lui, che aveva parlato ansando come chi patisse d'asma.

«C'è che i Francesi ci coglieranno colle calze bracaloni! Legga padre, legga quel che scrive il Rettore di Montefreddo!»

Il frate prese la lettera e lesse ad alta voce; donna Placidia si cacciò la mano nella saccoccia del grembiale, si recò tra le dita i pippori del suo rosario, e per poco non recitò la preghiera che soleva allo scoppiare dei temporali: «Santa Barbara, San Simone, liberatemi dal lampo e dal tuono.» Il pievano poi, mentre l'altro leggeva, cercato un suo vecchio cannocchiale, pose la mira sulle gole dei monti verso la marina, là dove sapeva di scoprire Montefreddo; terricciuola sulle creste dell'Appennino dalla quale la lettera veniva. Non durò fatica a vederne il campanile biancheggiante nel verde degli abeti, come vela solitaria in golfo lontano; e solo si tolse dall'occhio quell'arnese, quando il frate, letta la lettera una e due volte, gli disse:

«Signor pievano, mi pare che sarebbe da uomo prudente aver pazienza, circa a quel giovinotto di cui parlavamo or ora…

«Ben detto! sclamò il pievano—non è tempo da cercarsi nemici. Ma! Eravamo così tranquilli! Si faceva il dover nostro e stavamo come il pesce in mare! Bisognava che i Francesi diventassero pazzi, per darci queste noie…!»

Qui entrarono in ragionamenti che a noi non fanno gioco, e finirono mettendo in disparte ogni pensiero di conciar Giuliano alla loro maniera. L'indomani poi quando lo seppero partito, l'uno e l'altro rallegrandosi assai di quella partenza, la chiamarono fuga, e se ne lodarono molto.

In questa guisa Giuliano potè andarsene libero, ma la signora Maddalena e Marta, ignorando le intenzioni avute dal pievano, rimasero con una sorta di rimorso pei giudizi temerari fatti sopra di lui.

CAPITOLO V.

Vada Giuliano in buona ventura senza che mi pigli vaghezza di cavalcargli in groppa. Allora non mi potrei tenere dal descrivere i monti e le valli per cui aveva a passare, e sarebbe troppa tela. Dirò soltanto come quel giorno a notte chiusa, Rocco rivenisse menando a mano la giumenta del giovane, e smontasse alla porta della signora; la quale volle dargli cena con sè, e gli fece raccontare dell'andata, e dei discorsi, che, egli disse, erano stati corti e mesti. Tra via non avevano avuto altra molestia che di sentirsi, ad ogni tratto, chiedere novelle dei Francesi; e il colono s'era scompagnato dal padrone in sul mezzodì, lasciandolo in Alba all'osteria chiamata un tempo dello Scudo di Francia; donde faceva conto di riporsi in via l'indimani al proprio destino.