Come furono in parte, dove l'andare si faceva disagevole, si congedarono a vicenda con inviti e promesse per l'indomani; e il frate volte le spalle, si mise a camminare spedito per un sentiero traverso che menava al convento. Bianca gli guardò dietro mentre egli s'allontanava, e le pareva sentirsi venir meno un grande aiuto; timorosa di rimanere sola col babbo, che forse le avrebbe chiesto del colloquio avuto da essa col padre Anacleto. Ma egli fu contento di sbirciarla sorridendo, e nel tornare a casa, le parlò di tutt'altro da quel che essa temeva; non volendo rischiarsi a guastare l'opera, a quel che pareva, bene intrapresa dal frate.
Intanto, Margherita dalla finestra stava a vedere, e diceva alla zia i loro passi. Quando il padre Anacleto fu per uscirle di vista, in capo a quel sentiero grigio, che si perdeva nel bosco, essa si volse alla cieca dicendo:
«Ecco; il padre Anacleto non si vede quasi più; entra nel bosco… è scomparso.
«Santo uomo! che Dio lo benedica:—disse la cieca—proprio possiamo dire, che se la pace e la concordia ci tornano in casa, è merito suo.
«E babbo e Bianca, sono costaggiù che tornano; e discorrono amorevolmente fra loro.
«È un miracolo, Margherita, un miracolo! E se dura vogliamo andare di notte, bell'e in mezzo al bosco dei frati, a far la novena intorno alla cappelletta di San Francesco. Tu e Bianca mi condurrete…
«Di notte nel bosco? Vi sono l'anime dei morti che singhiozzano sulle querce?
«Sono assiuoli e non anime di morti! Chi ti mette codeste ubbíe in capo? Eppoi pregando non s'ha a avere paura di nulla, perchè l'angelo custode ci sta sempre allato…»
In quel momento rientrarono Bianca e suo padre. La fanciulla era malinconica; ma come persona uscita di malattia che cominci a riavere la salute, mostrava a tratti qualche movenza allegra. Egli parlava a tutte e tre riguardoso, sempre temendo di rompere quella sorta d'incantesimo fatto dal frate; e quel giorno principiato nei trambusti e nel pianto, finiva per le loro quattro anime come per l'erbe dei campi e per gli augelli dell'aria, ai quali un tramonto dorato, prometteva per l'indomani un mattino di luce e d'amore.
Il padre Anacleto poi, giunto al convento che era l'ora d'andare in refettorio a cenare; per non farsi scorgere, s'andò a sedere al suo posto: ma com'è da pensarsi non prese nulla. Per ingannare quei momenti, si pose a guardare un affresco, che era in fondo alla sala, sopra la sedia del guardiano; e doveva rappresentare una cena, fatta tra San Rocco e non so quali altri santi. Dico così perchè di quell'affresco, sopravanzano pochi bocconi, essendo caduto l'intonaco del muro su cui era dipinto: ma una testa pennelleggiata assai bene; una spalla coperta di un sarrocchino sul quale spicca una conchiglia che par vera; un boccale e un piatto di verde sulla mensa danno a capire che in quella pittura si stava mangiando.