Egli s'era sentito afferrare, come da mano poderosa, per la lunga coda, e udendo le pedate del compagno che fuggiva libero senza darsi pensiero di lui, lo maledisse. Poi alzò gli occhi adagio adagio…, e non vide nessuno: fece atto di levarsi in piedi, nessuno lo teneva…; s'accorse che la coda gli era rimasta intricata in un roveto, la districò; e raccogliendo nel petto tutta la forza e tutta la baldanza che potè:

«M'arrendo un fico!—proruppe—neanco se fosse qui tutta la Francia, no!»

E via, di quella gamba che è facile a immaginarsi ripigliò la fuga. Ma una bocca di schioppo gli chiuse la via; un'altra se ne vide alle tempia; in un fiato si trovò affollato, agguantato nel petto, squassato da averne schiantati i visceri fosse stato un elefante; dieci voci gli suonarono intorno, e di quelle non capì altro che d'essere caduto in mano agli Alemanni, e che era preso per uno ispione.

«Io spione?—gridava arrangolato—io spione? Io sono il sagrestano di
D…. e ho servito a mensa le loro signorie in casa al mio padrone.
Signori generali, badino per carità, io sono un amico…, sono qui per
loro servizio.»

Aveva un bel dire, ma quei feroci non capivano; e per farla finita col suo molesto vociare, uno d'essi che pareva il capo, dandogli una gran palmata sulla bocca lo fece star zitto. Egli tacque; e per non buscar la seconda, si lasciò trarre verso la banda opposta a quella, che aveva pigliato fuggendo.

Erano davvero Alemanni, andati in pattuglia fuori del campo, che (indietreggiando sempre coll'esercito Sardo) avevano posto, sul far di quella notte, vicino al Finale. Costoro smarrita la via per le alture, non sapevano neanch'essi in che modo erano capitati lassù, a cogliere Mattia nel meglio dell'opera sua. Camminando un po' a spintoni, un po' trascinato, il pover'uomo apprese come il meglio a farsi, fosse porre il cuore in pace; e pensò che alla fin fine l'avrebbero condotto a qualcuno dei capitani, dal quale si sarebbe fatto riconoscere per quel che era. Allora, alla peggio, stato un par di giorni fra gli Alemanni, potrebbe tornarsi libero a rivedere i suoi compaesani; e già pensava le spacconate e i modi di ricattarsi dei disagi sofferti, colle doppie del compare scampato. Qui tremando non venisse in mente ai soldati di frugarlo, si faceva docile, bonino, pronto in tutto ai loro voleri. Ma poichè, fu nel campo Alemanno, il guardare oltraggioso dei soldati che erano ai posti staccati, fece vacillare le sue speranze. Sebbene non facesse peranco l'alba, fu tratto al cospetto d'un generale, raccolto a consiglio coi capi, in una capanna da boscaiuolo. E questo generale era lo stesso che aveva svernato a C…, e desinato a D…, in casa al pievano. Mattia ravvisò lui e parecchi degli ufficiali che stavano là dentro; ma o la sua cera non piacesse al generale, o questi trovasse buono scaricare sopra un poveraccio le molte ire, che gli si andavano raccogliendo nell'animo, pei rovesci patiti nell'infelice difesa della riviera; lo strapazzò nelle guise più aspre; e volle che lo si giudicasse lì per lì, coi modi di guerra.

Povero Mattia! A vederlo pregare, piangere, proclamarsi più Alemanno degli Alemanni, chiamando in testimonio i Santi e Dio; qualcuno degli astanti si sarà sentito annodarsi il cuore; ma niuno osò parlare, par salvarlo. E buon per lui che d'improvviso s'udirono cavalieri per l'erta a spron battuto, venir annunziando, che laggiù oltre il Finale, i Francesi giungevano grossi all'assalto; e che le ordinanze Sarde, impotenti a reggere, già balenavano. Egli benedisse i repubblicani, pose in essi le sue combattute speranze, e quasi non credette a quella novella.

Ma era la verità: e l'alba che soleva vedere quel mare, coperto di burchielli, governati da pescatori mattinieri; quella spiaggia viva per frotte di donne intente a tirare le reti; quei colli popolati di gente affaccendata all'opere degli olivi; per tutto pace, canti e lavoro, a dar gloria a Dio padre! l'alba spuntava sopra quel lembo di terra, aspettata dagli uomini pronti a sgozzarsi.

Infatti giù giù, verso il mare, era cominciato il trarre delle artiglierie, cui rispondeva in guisa formidabile l'eco delle montagne, come si fossero accozzati là sopra tutti i tuoni del cielo. Il suono dei tamburi pareva un brontolio monotono; le trombe squillavano con certa rabbia guerriera; i Piemontesi davano dentro nella mischia per disperati. Gli Alemanni si schieravano, si serravano, guardavano i viluppi di fumo che parevano segnare l'avanzarsi dei Francesi; in breve ora furono anch'essi tirati nella battaglia; e tutto divenne offese, strage, a ferro, a fuoco, a pietrate, di che quelle rupi andarono sanguinose.

Mattia, sbalestrato di qua e di là, di su di giù, ora in mano degli Alemanni, ora dei Piemontesi; sempre chiedendo giustizia e sempre beffato e percosso: tentato a più riprese, e invano, di sgattaiolare; pesto, lacero, senza voce pel lungo sclamare, finì per cadere in man dei Francesi, con altri prigionieri parecchi. Pensando alle tante lame che s'era visto balenare sul capo; alle tante palle uditesi fischiare rasente gli orecchi; e vedendo che la battaglia durava accanita; tenne per un beneficio del cielo l'essere prigioniero dei repubblicani: ai quali, per dire il vero, avrebbe un'ora prima avvelenato il cibo, l'acqua, e sino l'aria se avesse potuto. Menato lontano parecchie miglia, al primo campanile che gli venne veduto torreggiare sopra una terricciuola della spiaggia, ricolse il fiato; diede un'occhiata alle campane e pianse, ma una lagrima sola; perchè i Francesi vincevano, e parevano risoluti quel giorno, a farla finita coi Sardi, cogli Alemanni, col diavolo se loro si fosse parato innanzi; e da prigioniero, sentiva di pericolare meno assai, che da libero colle turbe, pronte a far testa sul Settepani.