«Fra i tanti fatti che si hanno dai libri di cui vi parlo, ne ricordo uno bellissimo, seguito proprio in quei tempi, che il nostro San Francesco capitò quassù a fondare il convento, dove noi siamo. Che felicità, nevvero, se vi fossimo stati anche noi? Ebbene, si diceva in quel tempo, che nelle montagne là verso il mare, (vedete? da quella parte dove si leva il sole in questa stagione); si diceva che in una rupe cavernosa avesse vissuto una famigliuola, di cui niuno sapeva bene come vi fosse venuta. Io quella caverna l'ho veduta, ed è su per giù dell'ampiezza di mezza questa sala. Abitavano là dentro marito e moglie, colla benedizione di due bei fanciulli: il padre lavorava a far carbone; la madre a filare lana e a far camicciole; i bambini a cercare nidiate nelle selve, finchè fatti grandicelli poterono aiutare il babbo nel faticoso mestiere. E recavano sulle loro spalle sacca di carbone alla città di Savona; la quale come avete inteso a dire è in riva alla marina, lontana dalle montagne dov'è la caverna parecchie miglia. Partivano alla punta del giorno, tornavano la sera, e non si stancavano mai. Una fra le tante volte che v'andarono soli, dice, che vennero carichi di balocchi, e senza quattrini, e quei balocchi erano pugnali, spade, elmi rugginosi che valevano un fico.

«Il babbo, sì che gli avrà sgridati!» disse Margherita, cui pareva di veder i fanciulli, l'armi, la caverna, ogni cosa.

«Che! neanco per sogno! Anzi, fuori di sè dall'allegrezza, e stringendo la moglie al petto: «Adelasia,—sclamò—Adelasia! il sangue nostro, parla ai nostri figli dei loro avi e di noi….» Una vecchierella, la quale praticava in quella grotta, intese queste parole; le ridisse maravigliata ad un'amica, l'amica se ne confidò ad un'altra, e via… via, ne venne a sapere tutta la montagna, insino a Savona. In quel torno venne l'imperatore d'Alemagna con grande esercito, a guerreggiare contro i Saraceni in questi monti; ponete come fosse ora, che abbiamo gli Alemanni a scamparci dai Francesi, i quali sono peggiori di tutti i Saraceni del mondo. Ebbene, dice, che quelle parole, quel nome d'Adelasia, giunsero all'orecchio del potentissimo sovrano, che volle vedere la donna, il marito e i fanciulli, e…, indovinate un po'…? La donna era la figlia dell'imperatore; l'uomo era Aleramo, che se l'aveva portata via dalla corte molti anni prima! Povero cavaliero, amato da lei, non la potendo sposare, l'aveva rapita; e penando chi sa quanto, erano venuti dell'Alemagna sui nostri monti, a passarvi quella misera vita.

«Oh! E poi padre, e poi? chiese Margherita vedendo il frate far pausa; racconti racconti ancora….

«No no,—egli rispose—non racconto più, perchè Bianca non istà attenta….

«Oh sì!—disse Bianca io l'ascolto….

«L'imperatore—proseguì il frate—roso da lunghi rancori contro il rapitore della figlia, che cosa doveva fare? La credeva morta da gran pezzo; rivederla fu per lui come un miracolo. Non so dire quanto penasse a perdonare lei e il marito, ma perdonò; e ad Aleramo diede in feudo il paese bagnato dalla Bormida, e da non saprei che altri torrenti. Alla grotta che dicevamo, rimase il nome d'Adelasia; e dovreste visitarla un qualche giorno, che il babbo sia contento di voi. Vi si arriva in quattr'ore….

«Ma e San Francesco?» tornò a chiedere Margherita, che rimasta coll'ago in aria, non si poteva saziare di quei racconti.

E il frate, sempre cogli occhi in Bianca, la quale non aveva mai smesso di cucire, ma a certi punti della narrazione, s'era o abbuiata o rischiarata in viso, ripigliò:

«Lascia che respiri, santa pazienza! La stirpe d'Aleramo crebbe, e piantò castelli e torri per tutto, in queste valli; e della storia d'Adelasia durò la diceria per secoli. Tutte le castellane, venute col tempo dalla sua schiatta, furono devote alla sua memoria, come a quella d'una santa. La imitavano in tutto; volevano somigliare a lei in tutto; massime in quel punto d'innamorarsi di chi loro piaceva. Ora accadde che una di queste, figlia del marchese di C… aveva preso a voler bene ad un poveraccio, il quale d'armi e di cavalleria ne sapeva quanto ne so io, frate pacifico. E non c'era santi a farle sposare un barone, che aveva castelli e vassalli, e che la voleva, sto per dire, viva o morta. Il padre della zitella si prese termine d'un anno e un giorno; e pregò lui d'andare in Terra Santa, a procacciarsi onori e meriti in faccia a Dio. Egli intanto si sarebbe adoperato a consigliare la figliuola, e alla fine le nozze si sarebbero fatte. Il cavaliero partì lasciandosi addietro il cuore: e fu in Palestina dove degli infedeli ne uccise tanti, che i menestrelli lo onoravano colle loro canzoni, sotto le tende dei più gran principi della cristianità, ch'erano alla crociata. Ma…, (qui entra di mezzo S. Francesco) la zitella non voleva saperne delle cento storie che il padre le andava raccontando ogni giorno: questi la pregava, la minacciava, la teneva chiusa. Che! veniva a dir niente. Appunto di que' giorni capitò S. Francesco, e il marchese si raccomandò a lui. Date retta che il bello viene adesso. Un dì il Santo stava colla giovane addolorata castellanina, lassù in una di quelle sale, che ora non sono più che ruine; ed essa gli narrava le sue miserie, ed egli le parlava come sapeva parlare un santo pari suo. Le parlava di quel cavaliere, che per amore di lei era lontano a combattere e a patire. La giovinetta, essendo come tutte le fanciulle bennate, molto pietosa, ascoltava il Santo, e si sentiva rimordere delle fatiche e delle pene, alle quali stava per cagion sua, quel valoroso barone. E già era vicina a piangere; quando a un tratto, facendosi in vista come fosse stato in mezzo ad una battaglia, il Santo proruppe: «in questo momento, cade il prode dal suo cavallo e gli infedeli gli sono sopra per trafigerlo con cento lame.» Signore Signore…!» Un grido della fanciulla che pareva smarrirsi, richiamò il Santo dalla sua visione; «o Dio, aveva sclamato essa, Salvatelo! Salvatelo! e sarò sua sposa!» Questo era un voto fatto col cuore: e la fanciulla stette settimane e mesi, ad una delle tante finestre che vediamo lassù, ornate di quelle colonnine di marmo bianco; ad aspettare come in penitenza, sperando che qualcuno venisse di Terra Santa, a recar novelle del cavaliero. E questo qualcuno venne, ma chi era? Il cavaliero in persona, che tornava colle ferite appena chiuse; e le aveva toccate proprio in quel momento, che San Francesco, per virtù divina, aveva avuta quella visione. Spirava appunto il termine d'un anno e un giorno dalla partenza: e di là ad alcune settimane, fu nel castello un gran torneo; e i banchetti e i festini non ve li so dire; tutto in onore della sposa e del cavaliero valoroso e pio. La storia non dice che S. Francesco fosse al convito; già noi poveri frati facciamo il bene, poi ci tiriamo in disparte: dunque il santo non vi sarà stato. Vi piace?»