In mezzo a questi lavori lo colse improvvisamente nel dicembre del 1898 un altro grave dolore, la morte del genero suo Carlo Bevilacqua, il quale in ancor florida età gli lasciava vedova con cinque figli la sua Bice.[73] Corse a Livorno a prendere la figliuola e i nipoti, li portò a Bologna, e li collocò vicino a sè, provvedendo come potè meglio alla sistemazione della piccola famiglia, sì che non le mancasse nè il sostentamento nè la educazione.
***
Sulla fine del medesimo anno 1898 raccolse in un volumetto elzeviriano, sotto il titolo Rime e Ritmi, tutte le poesie da lui scritte dopo le Rime nuove e le Terze Odi barbare. Il volume fu finito di stampare il 15 dicembre, ma comparve in pubblico con la data dell’anno dipoi. Oltre le poesie da me accennate, ne comprendeva altre poche, composte fra il 1896 e il 1898, durante la dimora del poeta nelle Alpi, alcune delle quali furono pubblicate nella Nuova Antologia del 16 novembre 1898 sotto il titolo Idilli alpini. Sono da aggiungere a queste l’ode Alla città di Ferrara, composta nell’aprile del 1895 per il centenario del Tasso, le terzine Pel monumento a Dante in Trento, composte nel settembre del 1896, l’ode La chiesa di Polenta, pubblicata nel luglio del 1897, e l’ode Alle Valchirie per la morte dell’imperatrice d’Austria, composta nel settembre del 1898 e pubblicata nella Rivista d’Italia del 15 ottobre successivo. Le terzine pel monumento a Dante attestano che i sentimenti del poeta verso le provincie irredente erano ancora quei medesimi che gli dettarono nel gennaio del 1879 Saluto italico e negli anni dal 1882 al 1886 gli scritti su Guglielmo Oberdan; le odi A Ferrara e La chiesa di Polenta sono le ultime due grandi odi storiche composte dal Carducci, degne di chiudere la gloriosa serie delle Odi barbare.
Il volume Rime e Ritmi è dedicato ad una signorina con questi versi:
O piccola Maria,
Di versi a te che importa?
Esce la poesia,
O piccola Maria,
Quando malinconia
Batte del cor la porta.