Da lieve aura: il Madesimo cascante
Passa fra gli smeraldi. In vesti rosse
Traggono le alpigiane, Abbondio Santo,
A la tua festa: ed è mite e giocondo
Di lor, del fiume e degli abeti il canto.
Laggiù che ride de la valle in fondo?
Pace, mio cuor; pace, mio cuore. Oh tanto
Breve è la vita ed è sì bello il mondo!
Questi due sonetti, composti nell’agosto e nel settembre 1898, sgorgano dalla medesima vena limpida e piena, dalla quale balzarono negli anni dal 1870 al 1880 i più bei sonetti delle Rime nuove; ambedue sono pervasi da un senso intimo di malinconia che s’insinua quasi non visto in mezzo alla descrizione delle incantevoli scene alpine che il poeta ha dinanzi. Col primo si ammonisce di por da banda i suoi versi, troppo povera cosa di fronte alla grande poesia della natura, la quale pure va a perdersi nel nulla; col secondo si rimprovera i tumulti dello spirito che gl’impedirono di godere quanto avrebbe potuto le gioie del mondo. Il poeta sente che gli anni incalzano; che bisogna dire addio a molte belle e buone cose; che gli amici, i parenti, se ne sono andati, se ne vanno; che il verno si avvicina; e pure quanta freschezza nelle parole e nei suoni che esprimono quei suoi sentimenti! Perchè dunque il poeta non dovrà seguitare a scrivere ancora dei versi?
Ahimè, non seguitò. Dopo quel volume la voce del poeta, insino ad oggi, non si è più fatta udire.