***

Egli, come già dissi, tornò a Madesimo anche nel luglio del 1899. Vi andò qualche giorno dopo di lui un suo scolare, Alfredo Panzini; che, pregato da me, scrisse pel fascicolo di maggio della Rivista d’Italia del 1901, dedicato al Carducci, una breve notizia della vita del maestro suo in quei luoghi. Non dispiacerà ai lettori che io ne riferisca qui qualche brano:

«Il Carducci in quell’anno, e credo anche prima, abitava a Villa Adele e faceva i suoi pasti alla tavola comune nell’Albergo della Cascata; modesto albergo di montagna, dovè c’è pulizia, buona cucina e nulla più. Unica distinzione al poeta, il posto di capo tavola: al suo giungere un saluto amichevole è sempre dato ed è reso: soltanto il giorno del suo anniversario (cade il 27 di luglio), qualche applauso e qualche altra modesta onoranza.

»L’anno che vi stetti io, oltre all’applauso, ci furono due righe semplicissime firmate da tutti gli ospiti della Cascata, e un gran bel mazzo di fiori di giardino.....

»Il buon Ciocca (il padrone dell’albergo) aveva anche preparato la galanteria di un bel dolce, e noi si era ormai giunti a quello, e il Carducci non veniva. Del resto nessuna meraviglia; a Madesimo pochi furono i giorni che lo vidi arrivare insieme agli altri commensali.....

»Arrivò in fine; scoppiò l’applauso; egli vide i bei fiori, la lettera e ci ringraziò, ma non fece alcun discorso.....

»Il Carducci fece in fine sturare alcune bottiglie di eccellente vino di Valtellina augurando salute a tutta la compagnia: noti e ignoti bevvero.

»Anche questo è costume abituale in quel dì, almeno così mi dissero i frequentatori di Madesimo.

»Il Carducci arriva tardi sì a colazione che a pranzo, semplicemente perchè lavora.... Nel tempo che ci rimasi io, lavorava più di otto ore al giorno. Non dico che facesse bene, ma era così.

»La mattina si sottopone lietamente alla doccia gelida, poi viene la passeggiata, poi al tavolo....