A Bologna sulla fine del febbraio 1901 volle fare un’altra prova: pregò lo Zanichelli di procurargli alcune penne d’oca, nella speranza che con esse lo scrivere gli sarebbe stato più facile. Lo Zanichelli glie le procurò, e il Carducci appena avutele si ritirò nella stanza attigua alla libreria Zanichelli, sedette alla scrivania, e scrisse con carattere un po’ stentato, ma chiarissimo, questi versi:

Penna d’oca.

Voglio scriver presto come

A’ miei be’ giorni.

Vola come il pensier, mia buona penna.

Non ricordare il tardo augel palustre;

Vola là dove il mio pensier t’accenna,

O bellissima pennato penna illustre,

Vola, vola per Dio, che non t’aggiunga

La tua sorella del lavoro industre.