Eugenio Barsanti Lettori di Scienze nel Collegio delle Scuole Pie Fiorentine, ed esaminatori deputati.
Filippo Cecchi
Celestino Zini

Il Prefetto delle Scuole Pie Fiorentine
Paolo Sforzini.

([Pag. 30.])

Riferendo qui appresso l’intero programma dell’Accademia degli Scolopii del 1854, alla quale il Carducci, che allora era a Celle, mandò a leggere la sua canzone su Dante, non sarà senza qualche interesse dire due parole di un’altra simile Accademia tenuta il 16 marzo 1860, alla quale assistè Niccolò Tommaseo, che ne scrisse nel giornale torinese l’Istitutore in modo onorevole per gli Scolopii. «Che il culto accresciuto alle lettere italiane, scrisse il Tommaseo, non ispenga in queste Scuole l’amore alle latine, n’è prova l’Accademia recitata sere fa; della quale i componimenti, riveduti certamente dal maestro, si fa credibile essere degli allievi, e dalla riuscita felice d’altri alunni, e dal modo stesso ch’egli erano detti, con intelligenza e franchezza, semplicità e sentimento.»

I componimenti letti in questa Accademia del 1860 furono diciotto, e tutti su Dante, tre dei quali in versi latini. Uno dei lettori è oggi decoro delle nostre lettere ed ornamento della Università di Roma, Giacomo Barzellotti: lesse una prosa che aveva per argomento la Divina Commedia paragonata coll’Eneide, e una elegia latina In morte di Dante, della quale il Tommaseo riportò nel suo scritto sei distici, facendovi intorno osservazioni che tornavano a lode del giovane autore. «Non dico, scriveva il Tommaseo, che uno scrittore maturo non possa più condensare il pensiero e l’affetto; dico che questi versi hanno andatura latina non solamente in ciascuna locuzione da sè, ma nel loro congegno, e nell’armonia, e nella vita che anima il tutto; e questo è pregio anco ne’ provetti ormai raro.» Degli altri componimenti diceva: «Tutti versavano intorno a Dante; e altri ve n’era, felici. E la scelta dell’argomento dice lo spirito di queste Scuole, ma il modo come i temi son trattati dice altresì la prudente saviezza che le governa.»

In fine dello scritto, lodando il marchese Ridolfi, allora ministro della istruzione, di avere restituiti alle Scuole Pie quei diritti che avevano di pari con le altre per la promozione degli allievi agli studi superiori, diritti che erano stati tolti loro dal ministro del Granduca, Leonida Landucci, dolevasi di non potere in tutto esaltare quel che il Ridolfi fece, «o piuttosto, dice egli, lasciò fare durante il suo ministero.» — «Non posso, aggiungeva, non mi dolere per la Toscana e per lui, che alla legge degli studi, meditata da Raffaello Lambruschini e da’ suoi colleghi valenti, si sostituisse una cosa che certo non darà legge, e perdessesi questa con tante altre opportunità di porgere al resto d’Italia un nobile esempio.» La cosa sostituita fu la legge toscana 10 marzo 1860, infelicemente copiata dalla legge Casati; la quale tanto ha dato legge, che dopo più di quaranta anni dura ancora quasi soltanto in ciò che ha di peggio.

Ecco il programma dell’Accademia del 1854:

I.

Il Medio Evo. — Prosa preliminare del P. Geremia Barsottini D. S. P., Presidente dell’Accademia.

II.