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Se l’articolo del Passatempo contro il Gargani era duro nella forma, e sgarbato appunto perchè serio, oggi sarebbe difficile non riconoscere che nella sostanza era in molta parte ragionevole. Ma gli amici pedanti si sentirono solidali, e forti della bontà della loro causa, si misero con ardore all’opera, e nel dicembre di quello stesso anno lanciarono, in risposta agli avversari del Gargani, un volumetto di 160 pagine col titolo: Giunta alla derrata. Il libro era composto di due parti. Parte prima: Ai poeti nostri odiernissimi e lor difensori gli amici pedanti; Parte seconda: Ai giornalisti fiorentini Risposta di G. T. Gargani, comentata dagli amici pedanti. Nella parte prima c’erano un preambolo, tre sonetti caudati in stile fra del Menzini e di Salvator Rosa (1º Alla Musa odiernissima, 2º Ai poeti nostri odiernissimi, 3º Ai filologi fiorentini odiernissimi)[16] e due discorsi, per illustrazione al sonetto secondo, Della moralità e italianità dei poeti nostri odiernissimi; coi quali, a combattere il romanticismo, ci facevamo forti dell’autorità del Botta, del Rosmini, del Gioberti, del Niccolini, del Monti, del Giordani, del Foscolo, del Goethe e del Byron. Autore del preambolo e dei sonetti era il Carducci, ed anche estensore dei due discorsi, la materia dei quali era stata raccolta un po’ da tutti, ma sopra tutti da lui. La risposta del Gargani ai giornalisti era stata comentata dal Targioni e da me. In una delle note erano due sonetti miei a Victor Hugo e al Lamartine, che furono più tardi attribuiti al Carducci. Io poi feci ammenda di quel giovanile peccato studiando seriamente le opere di quei due scrittori contro i quali avevo blaterato senza conoscerli abbastanza.
In fine del discorso primo il Carducci narrava di un giovinetto conosciuto, diceva lui, da alcuno degli amici pedanti, «bella mente in vero e fortissimo cuore; e se allevato fra costumi e studi altri da quelli che il secolo porta, nato ad amare ed operare santamente ciò ch’è bello e generoso.» «Al contrario, proseguiva, letti e studiati quei libri che oggi si leggono e si studiano, cotesto infelice a diciassette anni cominciava un suo dramma con un coro di streghe a questa maniera:
Or che strisciano fra’ lampi
I cavalli di Satano,
E del ciel pe’ negri campi
Mena tresca l’uragano;
Or che l’Alpi accende a festa
La bufera e la tempesta,
E sta dentro a’ nugoloni