suo obbl.mo e dev.mo
Giosue Carducci.

Mio caro Signore,

Torino, li 18 agosto 1860.

Il Prati, per ragioni al tutto speciali, rinunzia la cattedra di eloquenza italiana nella Università di Bologna. Io mi terrei fortunato ed anche un poco superbo se Ella, caro signore, mi concedesse di nominarla a quel posto. Bologna, certo, non è Firenze, ma è grande città che portò molto meritamente il titolo di dotta; e il popolo suo, affabile e cordialissimo, a Lei, ne sia sicuro, farebbe festa più assai che al Prati. Oltre l’emolumento di 3000 franchi, avrebbe in corto tempo altri 1000 come dottore di collegio; e ivi promulgata la legge sarda, Ella parteciperebbe alle iscrizioni e alle propine. Da ultimo, Le prometto che cessata la mezza autonomia toscana e cambiata in un largo sistema di libertà per tutti comune, se la Università di Firenze verrà dichiarata governativa, mi darò cura di restituirla alla sua diletta città. Mi dica dunque un bel sì, e mi scusi del ricusare che fo di scrivere al Ricasoli per la cattedra di un liceo fiorentino.

Mi creda

suo devotissimo
Terenzio Mamiani.

Illustre Signore ed Amico,

14 novembre 1882.

Tardi vi giungono i miei ringraziamenti caldi e sinceri del cortesissimo dono delle vostre Odi. Ma volli leggerle prima e altamente ammirarle. Sono dette barbare per vera ed aperta antifrasi, perchè nessuna cosa più classica venne prodotta nel nostro tempo. E quale arte, uso e maniera latina può in Italia avere del barbaro? Felicissimo voi che sapete arricchire la lingua volgare di mille bellissime forme dell’idioma del Lazio, tanto che la figliuola sembra tramutata affatto nella sua madre; nè so quale altra favella neo-latina avrebbe potuto vincere la prova.

Il Tolomei nel cinquecento e la sua dotta Accademia entrati nella medesima impresa vostra, caddero sotto la soma sproporzionata alle loro spalle. Oggi, invece, l’Italia intera vi applaude e gode e si compiace del notevole incremento che avete recato alle nostre lettere. La qual differenza fra i due tentativi mi torna facile a spiegare, visto che allora vi si arrischiarono grammatici e retori dove occorreva un poeta vero ed ardito quale voi siete. Ed uno dei mirabili effetti che ne sono provenuti sembrami quello di avere ringiovanito innumerevoli forme ed immagini che diventavano stracche e tediose ne’ nostri verseggiatori.