Dico il mio Cecco, il padre Consagrata,

Io t’amo, o zana, con tutto il mio cuore,

E vorre’ ti vedere rinserrata

Entro un’urna d’argento a grande onore.

Al sonetto doveva seguitare una lunga coda, di cui non fu scritta che la prima strofe, che non ricordo interamente.

Il Donati, nato a Serravezza nel 1821, e fattosi scolopio a 24 anni, era stato chiamato nel 1856 a Firenze ad insegnare filosofia e matematiche in San Giovannino. Uomo di larga cultura, non solo letteraria, ma anche scientifica, coltivava, oltre gli studi matematici, quelli di scienze naturali; ma la sua passione più grande in quelli anni era la lirica toscana dei primi secoli. Studioso della bella lingua e dei canti popolari della sua Versilia, nei quali trovava tanta analogia con la lingua e la poesia toscana del trecento, scriveva sonetti, ballate e canzoni, ma sopra tutto ballate all’uso antico, con qualche contemperamento di moderno e di popolare. Ne scrisse molte, che rimasero tutte inedite, ad eccezione di due o tre d’argomento sacro, una delle quali sull’annunciazione della Madonna, stampata, parmi, a pochi esemplari. Alludendo a questo suo amore per la poesia antica, il Carducci, nella lettera con la quale m’incaricava di salutarlo, soggiungeva: «Digli che se egli, purista ferocissimo, mi tien sempre il broncio, a cagione dei decasillabi e dell’edizione del Rossetti (della quale però ho le mie buone ragioni), gli preparo un volumetto di — Rime di M. Cino e degli altri poeti del secolo XIV — raccolte da moltissimi libretti, e confrontate su molti e varii e preziosi libri stampati, e scelte con tal gusto, che beato lui quando le vedrà.»

A mostrare l’agilità dell’ingegno e la larghezza di cultura del Donati, basterà ch’io dica ch’egli scriveva anche di filologia italiana con sicurezza di dottrina ed acume di critica, che pubblicò un Saggio di un glossario etimologico di voci proprie della Versilia, un Discorso Della poesia popolare scritta, e con un suo libretto molto singolare e ingegnoso propose una nuova maniera d’interpretare le pitture ne’ vasi fittili antichi.[Vedi le note a pag. [453]] Anche lui, come il Gargani, come il Cavaciocchi, come il Nencioni, il Targioni ed altri amici e conoscenti nostri di quel tempo, non può leggere queste pagine, che io per tale rispetto scrivo con un grande senso di rammarico.

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Oltre il Carducci, convenivano alle nostre radunanze del 1858 il Nencioni, il Cavaciocchi e il Targioni: il Gargani era allora a Volterra precettore in una casa privata. Leggevamo di preferenza l’Ariosto, il Berni, i canti carnescialeschi ed altre poesie antiche; ma nelle sere che la compagnia era al completo, oltre che leggere, si scherzava e si faceva del chiasso, un gran chiasso: s’improvvisavano, a un verso per uno, sonetti con la coda ed altre poesie satiriche dirette sempre contro qualcuno dei letterati fiorentini, che avevamo già sferzati nella Giunta alla derrata, e che ora si sfogavano a dir male delle poesie del Carducci. In una delle sere di febbraio scrivemmo, ad imitazione dei canti carnescialeschi, un Canto di Lanzi che vanno a distruggere San Miniato, facendo così poeticamente le vendette dell’amico ch’era dovuto scappar di là perdendo il suo misero impiego. Quando eravamo il Carducci ed io soli, si studiava più sul serio, con piacere non meno grande: ho sempre viva nella memoria la sodisfazione ch’io provava traducendo con lui Omero.

In mezzo a questi svaghi, agli studi e alle polemiche letterarie, il Carducci fece la conoscenza di Gaspero Barbèra, al quale fino dai primi d’ottobre del 1857 aveva proposto una edizione di tutte le opere italiane di M. Angelo Poliziano. Il Barbèra aveva fondato da poco, in compagnia d’altri, una casa editrice, e cercava chi potesse lavorargli per la parte letteraria. Cosicchè fu felice di trovare nel giovane capo degli amici pedanti il collaboratore di cui aveva bisogno e che subito riconobbe prezioso. Dopo qualche primo esperimento, non molto fortunato, il nuovo editore aveva, per consiglio di un libraio torinese, iniziato, con la ristampa dei quattro poeti in formato e caratteri minuscoli, la sua Collezione Diamante, che fu accolta con grandissimo favore.