Il dolore del Carducci per la morte della madre fu grande: pure se ne diede pace, cercando un conforto nella religione delle ricordanze. La mancanza dei genitori è dolorosa, ma si riesce a farsene una ragione guardando ai figliuoli che ci crescono intorno. La morte dei figliuoli pare invece un fatto contro natura e non si sa darsene pace. «Pare, a sentire certuni, mi scriveva il Carducci, che la morte di un bambinetto di tre anni debba essere una miseria comportabile. Non è mica vero: vanno via tre pezzi della vita.» Cercava dimenticarsi negli studi, ma il suo pensiero era sempre lì. Poco più di un mese dopo, scrivendomi lungamente dei suoi lavori, mi mandava tre sonetti fatti allora, fra i quali quello che comincia:
O tu che dormi là su la fiorita
Collina tosca, ec.
e diceva: «Ahi, ahi, il mio pensiero torna pur sempre lì; e sempre più mi sento desolato.» Venne l’estate ed egli scriveva:
L’albero a cui tendevi
La pargoletta mano,
Il verde melograno
Da’ bei vermigli fior,
Nel muto orto solingo
Rinverdì tutto or ora