Il 30 gennaio 1889 il Carducci mandò fuori il primo volume della raccolta delle Opere; il 3 febbraio fece una nuova lettura in Roma alla Palombella sul tema «La poesia e l’Italia nella quarta crociata»; il 10 marzo pubblicò un secondo e il 15 giugno un terzo volume delle Opere; il 2 settembre fece sposa l’ultima delle sue figliuole, la Libertà; il 31 ottobre pubblicò le Terze Odi barbare; e il 10 novembre nelle elezioni comunali riuscì il primo eletto con 7965 voti su 10128.

Era entrato nel Consiglio il 25 luglio 1869, e vi fu sempre rieletto; ma la straordinaria votazione del 1889 fu una specie di plebiscito, col quale la città di Bologna volle attestare all’illustre uomo la sua riconoscenza per avere resistito ai lusinghieri inviti che da qualche tempo con tanta insistenza lo chiamavano a Roma. Egli aveva fin d’allora, anzi da un pezzo, nel cuore quello che doveva dire pubblicamente alcuni anni più tardi, in occasione del suo primo giubileo di magistero, ai sindaci di Bologna e di Pietrasanta; le ragioni cioè di sentimento e di affetto, per le quali Bologna gli era divenuta una seconda patria, dalla quale sentiva oramai di non potersi staccare; ragioni che quasi scherzando aveva adombrate nella sua lettera al Lemmi con queste parole: «Se ho da fare ancora il professore, sento di non poter farlo utilmente che a patto di poter salutare, ogni volta che vado alla scuola e ne esco, la torre degli Asinelli.»

Già qualche anno prima del 1889 il Carducci era andato pensando a raccogliere e ordinare in una edizione uniforme e completa gli sparsi suoi scritti. Nel 1884, pubblicando le Conversazioni critiche, il Sommaruga aveva annunziato come in corso di stampa le seguenti opere: 1ª I trovatori alla corte di Monferrato, 2ª Vite e Ritratti, 3ª La Canzone di Legnano, 4ª Scatti e Schizzi; e come in preparazione queste altre: 1ª Studi letterari, 2ª Discorsi letterari, 3ª Novelle, 4ª I Ciompi. Di corrispondente alla realtà in questi annunzi non c’era altro che la stampa di alcuni pochi fogli di quel volume Vite e Ritratti che, come dissi, rimase interrotto per il processo e la conseguente disparizione del Sommaruga.

Ma, fuori che per le Novelle e i Ciompi, per le altre opere il Carducci aveva già pronta molta materia. Scomparso il Sommaruga, gli Zanichelli, i cui rapporti col poeta erano venuti facendosi sempre più intimi, anche dopo la morte del padre loro, avvenuta improvvisamente il 7 giugno 1884, gli proposero di far essi la raccolta completa de’ suoi scritti; ed egli accettò. Trovandosi in Roma, mi parlò più volte di quella raccolta, ed una tra le altre buttò giù un primo abbozzo di disegno della raccolta stessa in venti volumi. Nell’abbozzo c’è una lacuna: dal volume IX si passa al XII; non so se per una svista, o per altra ragione; ma poichè quell’abbozzo, che ritrovo fra le mie carte, è cosa molto diversa dalla raccolta ora in corso di stampa, credo non dispiacerà ai lettori conoscerlo. Eccolo:

I. Trovadori alla corte di Monferrato.

II. Studi di filologia e letteratura medievale. — Delle antiche rime ne’ memoriali di Bologna. — Rimatori del secolo XIV. — Leggenda de’ sette savi, ec.

III. Studi letterari. — I. L’amore e la poesia nel secolo XIII. — Bernardo di Ventadorn. — Guittone d’Arezzo. — Guido Guinicelli. — Guido Cavalcanti. — Delle Rime di Dante.

IV. Studi letterari. — II. Della varia fortuna di Dante. — Canzoni storiche del Petrarca. — Musica e Poesia nel sec. XIV. — Lorenzo de’ Medici e Angelo Poliziano.

V. Ludovico Ariosto.

VI. Discorsi letterari. — Virgilio. — Dante. — F. Petrarca. — G. Boccaccio. — Dello svolgimento della letteratura nazionale. — Del rinnovamento letterario in Italia, ec.