«La gloriosa Superga, disse egli terminando, presso la tomba del re de’ Sabaudi più doloroso aspetta invano il re più grande non pur de’ Sabaudi ma dell’età nostra, il re che fu invocato e coronato liberamente dal popolo italiano. Poi che Vittorio ebbe recato l’aquila sua su ’l colle fatale ove Romolo cercò gli auspicii alla fondazione dell’urbe, Roma, avvolgendo del suo divino amplesso nella morte il re delle Alpi, lo depose, nel tempio di tutti gli dèi della patria, re d’Italia e di Roma. Nessuna o pietà o empietà d’uomini ritoglierà più dal Panteon Vittorio: nessuna o malignità o violenza di cose abbatterà più in Roma la bandiera che dall’onta dei patiboli salì alla luce del Campidoglio. Voi, Sire, fedele assertore di otto secoli di storia italiana, Voi, interprete augusto e mantenitore sovrano del vóto di tutto il popolo vostro, Voi, con parola che suona alta nel cospetto del mondo, o Re, le diceste: Roma, conquista intangibile. Sì, o Re, conquista intangibile del popolo italiano, per sè e per la libertà di tutti.»

***

Nell’agosto il Carducci tornò sulle Alpi: andò a Madesimo, di dove il 25 mi scriveva: «Io qua su faccio poco: cioè, faccio di grandi bagni e di grandi passeggiate. Figurati che la mattina faccio la immersione in una gran vasca, temperatura 6 gradi: circa le 4 pom. la doccia. E così a forza di azione e reazione mi passo gran parte del giorno. Azione e reazione che faccio sempre camminando. Poesie ne ho pensate, ma non scritte: da prima, perchè faceva un gran freddo: nubi, acqua, vento, neve: poi, perchè vado a zonzo...... Nelle ore d’intervallo o passeggiando leggo Orazio, e cerco di rimandare a mente le odi che avevo dimenticato. Leggo, per istudio, le odi di Klopstock: e sono riuscito a dominare un poco quel difficil tedesco. Venendo a Bologna, cerca di leggere attentamente la prima ode Klopst. Der Lehrling der Griechen, dove ho difficoltà e dubbi.»

Io era solito andare quasi tutti gli anni nel settembre a Bologna a passare alcuni giorni in compagnia del Carducci. Ci trovavo quasi sempre qualcuno dei più antichi ed affezionati scolari suoi, Ugo Brilli, Severino Ferrari, Tommaso Casini, che il Carducci invitava spesso a desinare, e coi quali andavamo di tanto in tanto a fare qualche passeggiata in campagna, e passavamo la sera alla bottiglieria Cillario, od altrove, conversando molto animatamente. In quell’anno il Carducci tornando da Madesimo aveva promesso di passare da Sondrio, per vedere il vecchio amico Prezzolini ivi prefetto; io dovevo aspettarlo a Bergamo per proseguire insieme per Bologna; ma non potei muovermi, e ci rivedemmo a Roma agli ultimi di settembre, dove egli dovè recarsi anche nei mesi successivi per le adunanze della Giunta del Consiglio Superiore.

Il 15 dicembre fece pubblicare nel giornale il Resto del Carlino di Bologna questa dichiarazione:

«Per molte ragioni, inutili a esporre, sono dispiacente di esser costretto a dichiarare anche una volta in pubblico, che io non posso tenere carteggio letterario o didattico o politico di nessuna guisa, all’infuori dei doveri d’ufficio e d’amicizia intima; per ciò solo, che, se anche mi abbondasse la facilità di scrivere e la facoltà di pagare un segretario, mi mancherebbe a ogni modo l’ozio e il tempo di leggere: di che devo pregare i gentilissimi signori scriventi a me di avermi per necessariamente scusato.

»Dello scrivere poi per la stampa, o del tenere discorsi, ho il diritto, non avendo io mai usato di lavorare a commissione, di dire che io scrivo e parlo quando mi pare e piace, e nessuna cosa o circostanza o persona può persuadermi ad avere, per compiacenza, delle idee, quando non ne ho e non voglio averne.»

Il Carducci sperava con ciò di liberarsi dalla noia di dover tutti i giorni aprire e scorrere, almeno in fretta, una quantità di lettere inutili e sciocche, alcune delle quali lo facevano talvolta andare in bestia: ma la speranza fu vana. È il destino degli uomini famosi: destino che pei degnamente famosi è una disperazione; per quelli altri, i quali come i cantanti e le ballerine corrono i teatri in cerca di applausi, può essere che sia una beatitudine.

CAPITOLO IX. (1889-1891.)

Il Carducci primo eletto al Consiglio comunale di Bologna. — Edizione delle opere complete. — Le Terze Odi barbare. — Raccolta e riordinamento di tutte le odi barbare in un solo volume. — Nomina a Senatore. — Una cena finita male. — Caduta del primo Ministero Crispi. — Vita del Carducci a Roma. — La trattoria in Via dei Sabini. — Il Castello di Costantino. — In casa di Adriano Lemmi. — «Scusi, lei non capisce niente.» — Evoluzione politica del Carducci spiegata da lui stesso. — Dimostrazione degli studenti radicali contro il Carducci. — Fischi all’Università. — «È inutile che gridiate abbasso: la natura mi ha messo in alto.» — Ripresa delle lezioni.