«Ah! questo è un amico mio, fatelo pure entrare!»—«Amico suo! che roba!… disse fra sè l'ufficiale, e ritornando a Gaudenzio, l'introdusse subito.
Lascio pensare al lettore quale sarà stata la conversazione dei due birbanti; mille scuse per parte del mercenario per aver fatto aspettare il suo prottettore, ed umore condiscendente di questo, che sentiva di avere bisogno del protetto per portare la sua avventura galante alla fine.
«Sembrami meglio aspettare l'oscurità della notte, per introdurre la ragazza in castello, diceva Volpone: a quest'ora i corridoj, il cortile e le gallerie sono troppo popolate e tutti s'accorgerebbero d'ogni cosa.»—«Che oscurità d'Egitto,» urlava il prete; impaziente d'avere la sua vittima a disposizione. «Non avete in castello una lettiga coperta, una portantina, un seggiolone che si possa coprire?»
Io non voglio nojarmi nè nojare colla conversazione oscena dei due perversi, dirò soltanto che batti e ribatti, Gaudenzio si attenne all'opinione dell'altro, cioè d'aspettare la notte, che non era lontana per introdurre Ida nella fortezza.
E la notte venne, umida, cupa, fredda, e l'infelice fanciulla fu portata in uno dei migliori, ma più reconditi appartamenti del castello. Ma per segreto che fosse il trasporto, fatto con ogni precauzione, la bella fisonomia di Ida non era sfuggita all'occhio penetrante del giovine ufficiale.
CAPITOLO XIX.
INCONTRO FELICE.
Amicizia del Ciel, prezioso dono,
Io cederei per un amico un trono.
(JOUNG.)
Chi fosse il giovine ufficiale, che noi trovammo di guardia all'arrivo d'Ida a San Leo, lo diremo in due parole. Leonida C., appartenente a una delle più cospicue famiglie di Faenza, appena ventenne prese parte ai movimenti insurrezionali che tanto scossero l'Italia sul principio del presente anno e che continuavano tutt'ora con minore fervore bensì, secondo il carattere degenere e poco costante di questi moderni discendenti degli Scipioni.
Leonida, elettrizzato siccome tutta la gioventù di quell'epoca, impugnò le armi e corse a raggiungere quel pugno di prodi, che col generale Ferrari e poi a Venezia tanto si distinsero. Ma Leonida aveva una madre che lo adorava; essa, donna d'alti sensi e generosa, avrebbe dato cento figli per la liberazione della patria, ma Leonida era figlio unico e di fisico un poco gracile, benchè d'animo fortissimo. Avea di più contratto le micidiali febbri di Malghera, ov'era stato di guarnigione. Di più si sapeva generalmente essere troppo numerose le forze che occupavano Venezia, ed intenzione di quel Governo di diminuirle.