Le tre nazioni sono propense alla discordia, ma certo nessuna supera l'Italiana. In nessuna, è vero, il rovente ferro della superstizione marcò con segno più indelebile le fatali sue opere. Sede della Negromanzia del mondo, non poteva succedere altrimenti. E vedete quindi i discendenti del più robusto ed altiero degli antichi popoli della terra mingherlini, piccini, curvi della schiena, non dal lavoro, essi amano il non far niente perchè deboli, ma ridotti tali dalle genuflessioni, dai baciamani e dalle umiltà insegnate dai preti. E qui ripeterò forse per la decima volta che se gl'Italiani hanno la dabbenaggine di perdonare ai neri le torture, gli auto-da-fè e d'essere stati venduti settanta e sette volte da loro agli stranieri, essi perdonar non potranno ai loro perversi precettori d'aver loro insegnato ad esser codardi¹.
¹ Quando vi danno uno schiaffo, voi porgete l'altra guancia, vi dicono.
Ritornando al mio tema delle discordie italiane, io non accennerò ad individui, poichè più che a coloro che parzialmente reggevano le sorti del nostro paese, nel 48 e nel 49, debbasi attribuire la colpa alla fatalità che da tanti secoli pesa sulla patria italiana, ed all'indole nostra, bisogna confessarlo, propensa alla discordia. Quand'anche si tolgano alcune difese e brillanti fatti d'armi di popolo e di esercito,—ma tutta roba parziale e di povere conseguenze,—l'Italia del 48 e 49 presenta dei risultati miseri, inconcludenti, fittizi che la rigettarono in una condizione vergognosa, forse peggiore da quella da cui si era emancipata con uno slancio sorprendente, fuoco di paglia però e senza consistenza.
E qui torno sulla poca nostra costanza nei cimenti, non essendovi una guerra italiana nei tempi moderni che conti sei mesi di vita.
Paragonatemi queste miserie coi magnifici fatti che adornano le lunghe resistenze degli Americani del settentrione e del mezzogiorno, dei Greci, dei Messicani, paragonatele e dovremo coprirci il volto di vergogna.
Termino questo ripugnante capitolo, che sarei troppo lungo e forse nojoso, se volessi enumerare le turpitudini di chi ha retto e regge questo nostro sventurato paese ed il pecoresco popolo che tanto si è lasciato malmenare.
CAPITOLO XXXVII.
L'OSPEDALE.
Anch'io provai
La gentil voluttà d'esser pia.
(BERCHET).
Oh donna!… se tu fosti veramente creata, certo fosti concepita in un istante di sorriso dell'onnipotente! e certo il creato sorrise all'apparizione tua sulla terra!