«Abbiamo le nostre donne (e Juan de la Cruz ne avea una bellissima), un matrimonio d'affetto, e non v'è esempio d'infedeltà o di risse per esse. Esse, che vanno a cavallo, come qualunque di noi, hanno cura de' nostri cavalli di riserva, li conducono in tempo di marcia sul fianco meno esposto al nemico, con una destrezza unica.

«Noi non marciamo sempre a cavallo, benchè i cavalli nostri sieno assueffatti a passare i fiumi: alcune volte ci serviamo di canoe (barche) il maneggio delle quali intendiamo quanto l'equitazione, e ben ci valgono tra questi immensi corsi d'acqua, poichè noi passiamo con esse da questi colli orientali, nell'Entrerios, a Corrientes, e sino nelle vastissime pianure de las Pampas.

«La fama della Legione Italiana si era sparsa tra questi nostri coraggiosi compagni, squisiti estimatori del valore; e quando si seppe che eravate, rimontando l'Uruguay, per combattere le orde di Oribes e di Rosas, essi ardevano dal desiderio di riunirsi a voi e poco faticarono a risolvermi, essendo io stesso già amico vostro prima di conoscervi.

«Comunque fosse essendo l'Uruguay ancora infestato da baleniere¹ armate da Rosas, e non potendo avvicinare il fiume a cavallo, io spesso mi avventuravo in una canoa, e cercavo con essa di recarmi in siti, ove senza essere scoperto, potessi osservare il vostro arrivo. E veramente fu dalla chioma d'un grand'albero ch'io scopersi il maggiore Cavalho amico mio, che veniva in cerca di me mandato dal vostro capo.

¹ Sono generalmente barche leggiere che servono alle navi destinate alla pesca della balena. Ma nei fiumi del Plata, spesso le stesse servono armate in guerra.

»Dall'alto del maestoso e follamente chiomato figlio della selva ove fosse stato un nemico che m'insidiasse, io lo avrei colpito a morte come una gazzella, senza che si vedesse d'onde partiva il colpo. Naturalmente però mi contentai di spaventare l'amico, con un—Alto là! un po' ruvido veramente, ma siccome seguito dal nome del Maggiore da me conosciuto, ciò ne modificò l'asprezza.

»Da quel momento la sorte de' miei compagni e la mia, fu indissolubilmente vincolata alla brillantissima spedizione, ove di tanta gloria fu fregiato il nome Italiano. E certo nessun potere sulla terra, sarebbe giunto a magnetizzare come voi, questi miei liberi figli del deserto.»

»Il Colonnello Angani¹ Comandante della Legione rispose al Comand. dei matrerosi; Prode Juan de le Cruz, è vero noi ebbimo brillanti fatti d'armi, che meritarono alla Legione Italiana gli elogi universali, e la destra dell'esercito Orientale. Onore che stranieri come noi, appena avrebbero sognato in un esercito giustamente stimato come valoroso. Ma senza di voi, l'estinto vostro compagno Mundels² e questi vostri leoni equestri, poco o nulla avremmo potuto fare, giacchè in questi vostri campi nemmeno si mangia senza cavalli, e noi partimmo da Montevideo con soli sei cavalli, mentre trovando voi, fummo subito padroni di ben mille con cui potemmo imprendere ogni operazione.»

¹ Il Colonnello Angani, Lombardo è il militare di più modesto
ch'io m'abbia conosciuto.—Ad Angani la Legione dovette la sua
bella organizzazione, e le pagine le più brillanti della sua
storia.—E se Angani avesse vissuto, e fosse stato apprezzato
come lo meritava, certo l'esercito italiano sarebbe stato
degnamente comandato.
² Mundels, figlio d'un inglese e possidente al Queguary—uno dei
confluenti dell'Uruguay—fu uno dei più valorosi capi de'
matreros che accompagnarono la Legione Italiana.

Era bello, veder la gara di questi valorosissimi attribuendosi l'un l'altro il merito d'una splendida campagna, in luogo di scendere a basse gelosie. Tale è l'indole del vero merito, della vera bravura. E la modestia che adornava questi militi del diritto è certamente il più bel elogio dell'essere umano.