¹ Il colonello Marrocchetti avanzo delle guerre di Spagna, d'America e d'Africa, comandante la Legione Italiana a S. Antonio, ove fu ferito. Egli dopo di aver servito nella Legione molti anni fu uno dei 78 che da Montevideo vennero in Italia nel 48. Erano intrepidissimi militi.
Il colonnello Marrocchetti dopo d'aver ordinato ai Legionari di coricarsi, e lasciar avanzare il nemico senza far un tiro, quando questo giunse a breve distanza, ordinò la carica, e come leoni sulla preda, si precipitarono i Repubblicani sui Borbonici, e si portarono a bajonettate sino dentro Velletri.
Nel centro le cose andavano diversamente, la colonna di fanteria s'avanzava impavida per lo stradale. Lo squadrone di cavalleria in testa, incontrossi con pochi esploratori a cavallo dei nostri, si caricò, e dopo alcune sciabolate, i pochi voltaron faccia, e spinti dal nemico alle reni i loro cavalli novizi si abbandonarono a furia ad una fuga a carriera, senza più poterli frenare.
Chi scrive trovavasi a cavallo col suo fedele Aguilan nella strada incassata tra le linee nostre di fanteria e la poca gente a cavallo. La corsa dei Repubblicani sembrò ad esso poco dignitosa, ed egli assieme al suo valoroso assistente attraversarono i cavalli in corsa per fermare i fuggiaschi. Imprudenza che quasi gli costò la vita, e quella del suo compagno. Giacchè i cavalli infuriati che giungevano sul luogo a carriera, trovando gli ostacoli di cavalli attraversati, rovesciarono cavalli, cavalieri, e cadendo alcuni dei fuggenti stessi formarono un gruppo informe a catafascio, che naturalmente divenne facilissima preda al nemico.
E veramente i Borbonici sopraggiunti inseguendo i fuggenti, cominciarono a menar sciabolate a gente incapace di difendersi, ed a gridare: «Arrendetevi!» I caduti eran tutta gente poco disposta alla resa, e sbarazzati dai cavalli, essi si atteggiarono a menar le mani. Ma cosa avrebbe potuto un numero sì sproporzionato? morire da forti. Così però non l'intendevano Cantoni ed Ida. Essi non perdevano di vista l'amato loro capo, ed accennando il pericolo, al bravo capitano Airoldi, in riserva con una compagnia di ragazzi¹ tutti si precitarono alla riscossa.
¹ Io fui sempre d'avviso per la formazione di corpi di ragazzi, e sono persuaso che con essi si possono avere i migliori militi. In questa circostanza mi salvarono la vita, in ogni città Italiana v'è sempre una esuberanza di fanciulli, orfani o con poveri parenti. Organizzati ed istruiti, essi potran formar il nerbo dell'esercito nazionale, e togliere dalla società l'elemento corrotto, Italia lo farà quando avrà un Governo.
Cantoni pel primo, saltando al dissopra dell'informe catasta, gettossi tra me ed un nemico che mi travagliava da vicino, e contro cui io difficilmente mi difendevo essendo rotto dalle contusioni, e mentre il Borbonico mi feriva, forse con un colpo sulla testa, la sciabola liberatrice lo colpiva e bestemmiando si ritirava col braccio penzolone.
Ida armata della lancia d'un lanciere caduto, tempestava a fianco dell'amante. Io giammai avrei creduto la bellissima fanciulla capace di tanto eroismo; essa somigliava un demone colla faccia d'angelo. La svelta schiera dei giovinetti, come se fosse in un campo di ricreazione, lanciavasi a corpo perduto, ed al grido di Viva l'Italia! maravigliava quanti nemici si trovava davanti.
Intanto l'ala destra nostra, vittoriosa obbligava anche il centro e la destra del nemico, che potevan esser tagliate, a ritirarsi precipitosamente. Cosicchè tutto l'esercito borbonico fu ricacciato in Velletri. Mentre la vanguardia dell'esercito repubblicano trovavasi impegnata, il corpo di battaglia e la retroguardia dello stesso, che erano stati ritardati per aspettare i viveri, s'avanzavano, ma non giungevano che molto dopo la ritirata del nemico.
Qui, ad istruzione della gioventù italiana, io devo accennare ad un inconveniente ben grave nella guerra nostra. A me risuona ancora nell'orecchio, il maledetto grido: di pagnotta e paga, con cui mi salutavano i miei primi votontari nel 48. A me assueffatto coi valorosi Americani, ai quali un pezzo di carne era sufficiente alimento, doveva veramente sorprendere di trovarmi obbligato a condurre dei carri per le montagne, per dar tre pasti al giorno ai miei soldati. Meglio desistere dalle aspirazioni di libertà e di indipendenza, se non si è capaci di passare per le privazioni inseparabili dalla vita dei campi.