Io so esser bene: che il milite abbia, se possibile, il pane ogni giorno, la sua minestra con vino, ecc. Ma, per esempio, quando vi sia del pane solo, o della carne sola, si deve per ciò far meno il proprio dovere?
Per il mercenario che vive della pagnotta, e altre aspirazioni non ha che la pagnotta ed il soldo, io capisco le mormorazioni, ed anche il rifiuto di servizio; ma per il milite patriota, per il volontario al servizio della causa santa del suo paese, ciò non dovrebbe essere, perch'egli deve andar superbo di qualunque disagio sofferto.
Potendo vivere di carne sola un esercito qualunque si trae d'impedimento, valgano ad esempio gli eserciti agguerriti del Rio de la Plata che non conducono secoloro un solo carro; non proviande, quindi non carri, non un mondo di addetti alle commissarie, alle distribuzioni ecc., e certamente meno furti e dilapidazioni. Con una truppa di bovi, proporzionata ad ogni corpo, o di pecore, ecc., facili a moversi in ogni senso sui fianchi, o nella retroguardia, la gente non si trova mai affamata, se tal servizio è fatto con intelligenza ed avvedutezza.
Ciò non toglie che in tempi meno urgenti, non vi debbano esser carri, marmitte, pentole, pane, vino, ecc., e tutta quella ciurma d'imbarazzi, che accompagnano un esercito nostro, e che ne disturbano e sovente paralizzano i movimenti.
Accennando al solo alimento di carne, io alludo all'America meridionale ove tale costume è generalizzato. Io so però che non ebbi difficoltà ad Assueffarmivisi, siccome chiunque appartenne alla Legione Italiana di Montevideo, e credo quindi non difficile assueffarvi la gioventù nostra, destinata a passar ancora per delle forti e disagiate prove, prima di poter gridar al mondo: Noi siamo i padroni della nostra terra, e l'Italia ha cessato d'esser una menzogna.—Il 67 nell'agro Romano, ove vi fu veramente dell'eroismo per parte della gioventù nostra nelle varie pugne, si mancò al solito di costanza, non si volle adattarsi a mangiare carne sola, abbondantissima in quelle contrade, si volle pane ad ogni costo, e non si poteva ottennerne per tanti motivi, cioè, per non aver forni sufficienti, e per esser intercettato il pane nostro dal sediciente governo italiano. E a tutto ciò diede l'ultimo crollo in quella gloriosa e sventurata campagna, il tradimento del governo e dei dottrinari!
Nella circostanza che abbiam descritto (Velletri 1849) successe dunque che il corpo principale dell'esercito Romano, fermo a Zaccarolo in aspettativa delle razioni da Roma, perdette un tempo prezioso e ciò fu il motivo d'aver potuto il re di Napoli far la sua ritirata non disturbato. La vanguardia all'incontro, coi suoi pochi cavalieri montevideani, avea trovato nelle tenute cardinalesche, bestiame ad esuberanza con cui fece lauto pasto. E dalle informazioni prese dai viandanti, e gente del paese, il vecchio ed esperto Marrocchetti, conoscendo che l'esercito borbonico preparavasi a ritirarsi, sollecitò come abbiam veduto, e raccolse ciò nonostante sui campi di Velletri un bel frutto della campagna. L'esercito repubblicano giunse tardi alla vista di Velletri, la ritirata era già cominciata, al che l'esercito borbonico attese più marcatamente dopo la sua sconfitta coll'invio sulla via Appia che conduce a Terracina, di tutte le grosse artiglierie e bagagli. La cavalleria nemica, scaglionata a destra e sinistra della strada per proteggere la ritirata, e i suggerimenti di quanto s'era saputo ed osservato non valse a persuadere il generale in capo delle intenzioni del nemico. Dimodochè alla mattina seguente l'alba rischiarava l'esercito borbonico, lontano, lontano sulla via Appia, marciando precipitosamente verso Terracina.
CAPITOLO XLII.
ANCORA VELLETRI.
La pluralità dei governanti nei tempi urgenti è la rovina della Republica.—
Uno degli errori commessi dal Governo Romano fu certamente d'aver concentrato in Roma tutte le forze della Republica. Certo ciò era desiderato dal Buonaparte e compagni, e rese facile il compito della loro infame campagna. Se essi non avessero avuto abbastanza di quaranta mila uomini per assaltar la capitale ne avrebbero inviato cento mila. Dopo le vittorie di Palestrina e Velletri sull'esercito borbonico, quell'esercito era intieramente demoralizzato, dir basti che i suoi soldati furon fatti uscir di notte da Velletri senza scarpe per non far rumore, e si sapea positivamente ch'essi fuggivano ognuno cercando di guadagnar la propria casa. Che occasione per impadronirsi del regno e dar la mano alla Sicilia eroicamente lottante!