A Bocca d'Arce, ove s'inviò un distaccamento nostro, all'apparire dei bersaglieri di Manara una divisione borbonica, comandata dal generale Vial, fuggiva.

Le deputazioni delle provincie Napoletane giungevano ad invitarci d'invadere, assicurandosi delle buone disposizioni a favor nostro in ogni parte del regno.

La Sicilia intiera era ancora un altro non ultimo motivo che doveva spingere ad invadere il Napoletano.

In luogo di localizzare la guerra in una città indifesa, con diciotto miglia di circuito, potevasi far la guerra nazionale nella campagna con dei mezzi immensi esistenti allora in Roma, trasportando la sede del governo in un punto forte, come Orvieto, per esempio, o altro, che non mancano nelle falde dell'Apennino, oppure marciando il Governo colle colonne Repubblicane, com'è successo in tante parti d'America, ed allora la perdita della Filadelfia¹ Italiana non solo sarebbe stata insignificante, ma avrebbe servito d'imbarazzo al nemico, obbligato di tenervi forte presidio.

¹ Nelle guerre d'indipendenza degli Stati Uniti, essendo allora Filadelfia la capitale, minacciata dagli Inglesi, il Governo abbandonò la città e si ritirò coll'esercito nell'interno del paese.

Nulla di tutto ciò si fece, si richiamarono in Roma una divisione esistente in Bologna, l'esercito vittorioso a Velletri, il distaccamento già entrato nel regno per Bocca d'Arce ed infine tutte quante le forze esistenti sul territorio della Repubblica, e così si diede agio al nemico di finire con un bel colpo!—Dementi che potevano sostenersi indefinitivamente e con buon successo se sparsi sul vasto e montuoso territorio dell'Italia del centro e del mezzogiorno!

Di più ci fu tolto l'onore di cadere per gli ultimi, se cader si doveva, nella gloriosa tenzone sostenuta dall'Ungheria, da Venezia e Roma.

CAPITOLO XLIII.

SAN SILVESTRO.

Les cloitres, les cachots ne sont point son ouvrage;
Dieu fit la libertà, l'homme a fait l'esclavage.
(CHENIER.)