"Bravo capitano Tortiglia" disse Attilio giunto in quel momento dal corpo di battaglia che comandava. "Voi siete un vero erudito, e noi Romani educati dai preti a baciamani, a inginocchiarci, e servire la messa, nulla sappiamo di ciò che avviene fuori dalle mura di Roma".

Ma l'esercito papale avanzava ed Orazio da esperto capitano ne misurava il progresso, senza turbarsi ma con quell'ansia che non può a meno di risentire chi ha la responsabilità di un corpo di militi in presenza del nemico ed in procinto di venire alle mani. Uno degli inconvenienti della guerra per bande e che più preoccupa il capo è il dover spesso abbandonare i feriti, o affidarli agli abitanti per lo più paurosi e che temono di compromettersi.

Tale considerazione e l'ineguaglianza delle forze spinsero il prode Orazio a decidersi per la ritirata, non però senza mostrare ai mercenari del prete che i liberi italiani non li temono, anche nelle circostanze più sfavorevoli.

Ordinò a Silvio, che comandava la retroguardia, di collocarsi in posizione vantaggiosa per proteggere la ritirata ed il cacciatore, colla sagacia che lo distingueva, collocò i suoi cinquanta uomini con tale maestria come se li avesse destinati alla posta del cervo o del cignale.

Avendo comunicate tali disposizioni ad Attilio ed ingiuntogli che non s'impegnasse fortemente ma eseguisse l'ordine di ritirata in scaglioni, Orazio andò verso Muzio già pronto a ricevere il nemico che si avvicinava celeramente.

Scambiate alcune parole col comandante della squadra, il capo supremo ascese il punto più alto della posizione donde poteva distinguere ogni cosa accompagnato da soli due aiutanti.

Il Generale Haricot, che non mancava di una certa bravura, degna di miglior causa, assaliva francamente le posizioni dei liberali colla sua vanguardia in catena, sostenendola lui stesso con piccole colonne in massa.

In un combattimento od in una battaglia, il comandante supremo deve collocarsi in posizione da poter vedere il campo di battaglia più che sia possibile, il che gli verrà sempre fatto più facilmente, ove egli possa tenersi tra le sue prime truppe impegnate.

Dovendo avere informazioni di quanto accade nella pugna, se il generale in capo è lontano dall'azione ha il pregiudizio della perdita di tempo, dell'inesattezza dei rapporti e ciò che più importa, non può con un colpo d'occhio discernere le parti del suo esercito che abbisognano di un pronto soccorso o, quando sia vittorioso, lanciare in perseguimento del nemico quei corpi leggeri di cavalleria e fanteria che possono compiere la vittoria.

Tale non fu qui il torto dei due capi, che comandavano le forze opposte. Haricot, giustamente baldanzoso per la superiorità delle sue forze, le spingeva all'attacco senza riguardo ed Orazio, deciso a ritirarsi per l'inferiorità del numero, disponevasi a dare al nemico una lezione che lo facesse guardingo e meno furioso nel suo inseguimento.