—E cosa faremo del corpo?—soggiunsero più voci di senatori.

—Del corpo?—disse il vecchio.—Niente di più facile che provvedervi—e sguainando la sua daga cominciò a tagliare a pezzi il cadavere. Quando ebbe terminata tale anatomia—ognun di voi, ora —disse—prenda uno di questi pezzi, lo nasconda sotto la toga e vada a gettarlo nel Tevere. Prima di domattina, i mostri marini avranno dato degna sepoltura a questi avanzi del fondatore di Roma.

Che te ne pare, Cencio? Senza essere re di Roma, né figlio di Dio, una morte cotale non ti parrebbe onorevole? per te che altro non sei che un miserabile traditore?".

"Per l'amor di Dio!…" gridò il satellite esterrefatto e piangente come un fanciullo e le lacrime per un pezzo gli soffocarono la voce. Alla fine alquanto sollevato dallo stesso pianto, ripigliò: "Io farò quanto mi chiederete, ma per l'amore che portate ai vostri amici, alle vostre donne, alle vostre madri, non mi fate soffrire una morte così crudele!".

"Parli di morte crudele!? Ma per uno sgherro, una spia, un traditore c'è forse morte troppo crudele?" rispondeva Muzio con quella impassibilità che Io distingueva. "Hai forse scordato quando vendevi la gioventù romana ai preti che poco mancò non la facessi crudelmente trucidare tutta dai loro carnefici?".

Nuovo pianto! nuovo pianto ancora scorreva dagli occhi del codardo.

Muzio: "Ora poi, la tua venuta a Venezia, bel soggetto! cosa significa? Chi t'ha inviato? A che sei venuto qui, perverso?".

"Vi racconterò tutto" era la risposta del malandrino. E l'altro: "Conterai tutto, vedremo! e nulla ti resti in fondo di quel sacco di malizie e di tradimenti che tieni al posto della coscienza".

"Tutto! tutto!" gridava Cencio come un energumeno. E come dimentico di quanto doveva narrare e sopraffatto ancora da immensa paura non sapeva da dove cominciare.

"Saresti più lesto nelle tue delazioni al Sant'Ufficio, boccone da forca", sussurrava Gasparo, col suo vocione. "Avanti!" esclamarono Orazio ed Attilio, rimasti pazientemente silenziosi sino a quel punto.