Alla una antimeridiana Muzio aveva i suoi cento alla mano sulla piazza S. Francesco, Nullo, al comando della schiera sacra più numerosa, aveva raccolto una centuria intiera nell’Isola di S. Bartolomeo, P... con cinquanta giovani dovea servire di sostegno a Muzio, ed Orazio comandante d’una centuria fu da Nullo destinato alla custodia del Ponte Rotto, per ove doveva l’intiera brigata aprirsi il passo verso la campagna romana dopo la liberazione.
Si è trepidi, si è commossi in certe occasioni. E chi non lo è alla vigilia di ardue imprese, quando per la prima volta si affrontano e si getta la vita sul tappeto della sorte? Ma che monta? il vero valore soffoca le commozioni, e davanti al compimento d’un dovere santo, padroneggia ogni sentimento di dubbio, e si vola all’opera.
Tale fu il contegno di questi superbi figli di Roma, alla liberazione dell’innocente vittima dalle zanne dei scellerati sacerdoti del S. Uffizio.
L’acquisto della contessa Virginia fu di giovamento immenso all’impresa generosa. Avendo abbandonato la toga maschile, essa presentossi sola in abito donnesco al comandante di guardia, e chiese di dover comunicare affari d’importanza alla superiora del convento.
Il comandante di guardia, legittimista francese, certo marchese di Pantantrac, colla galanteria che distingue codesti antichi privilegiati, e vedendosi davanti al chiarore della lampada certo volto di donna, da far impazzire qualunque uomo, il comandante, dico, dimenticò la consegna ricevuta, di non permettere l’introduzione di chicchessia, e con mille smorfie, si compromise di annunziare nel convento l’arrivo della bella incognita.
L’apertura del portone che dava nel peristilio del convento, era il segnale convenuto per l’invasione e l’attacco; e Muzio, da esperto capitano, profittando delle tenebre della notte e del chiarore della lampada appesa nel perittero, che permetteva di distinguere l’interno movimento delle genti, collocossi sulla piazza in posizione da poter tutto scoprire.
Quando in seguito all’insistenza di M. de Pantantrac, le monache aprirono la porticina attenente al portone, per introdurre la protetta del marchese, Muzio, coll’agilità del cervo lanciossi nel perittero e prese il mercenario per il collo, rovesciollo, e s’impadronì della sua sciabola.
Non meno agili i suoi giovani compagni di misurarsi con sgherri, furono in un lampo sulle sue tracce, e dando addosso alla guardia semidormente, la disarmarono, e com’è naturale, si armarono essi stessi.
Vi era veramente l’ordine nel convento di non introdurre persone di notte, e la nostra bella contessa, malgrado la di lei potenza non ancora scemata, avrebbe finito per esser messa fuori della porta.—Ciò non successe, grazie all’energia della patrizia romana, e mentre la portinaia sforzavasi di chiudere, gridando: «Dite che volete, ma non potete entrare», Virginia, ricacciavala nell’interno, e manteneva aperta la porta.
Poco durò la valorosa contessa in tale fatica, giacchè Muzio, consegnato il Pantantrac ai suoi, inoltrossi nel peristilio, e tenendo la portinaia colla sinistra, mantenne colla destra la porta interna aperta, e la comunicazione col convento libera.