Ma Lina era simpatica alla patrizia Romana! e non so se gelosia e simpatia ponno albergare sotto la stessa scorza. E poi, Marzia, benchè di bellezza diversa, era pure bellissima!

O sarà, che la bella fisonomia della fanciulla Romana, annuvolata spesso, non so da qual senso di dolorosa reminiscenza, confacevasi più al bruno, stupendamente bello e malinconico volto della Contessa.

La bionda figlia delle Alpi aggiungeva ai suoi vezzi, veramente, certa giovialità che cercavasi invano nell’aspetto della compagna.

Comunque, Virginia portava alcuna preferenza di simpatia verso colei ch’essa aveva mortalmente perseguitato come una nemica. Forse era il pentimento allora, che spingevala a tale preferenza?

Il fatto sta: l’odio che si dovea desumere dagli antecedenti già narrati delle due Romane, avea cessato, e poche parole di giustificazione della Virginia l’avean di ciò persuasa. È cosa stranissima! Marzia l’aveva assicurata che invano erasi provata d’odiarla, e che nella giornata fatale della conversione, essa sarebbe stata più sventurata assai, senza la di lei compagnia. Un raggio di felicità raddolciva il volto malinconico della contessa, a quella confessione ingenua ed angelica della giovane donna, ch’essa avea mortalmente offesa.

Virginia, più attempata delle sue compagne, aveva naturalmente il diritto di correggerle qualche volta, ciocchè faceva con molta grazia e con squisita gentilezza.

«Adagio!» essa esclamava qualche volta alla focosa figlia di Bergamo, che si compiaceva sovente di far caracollare il suo destriero[57] «adagio! la mia Lina, qui il terreno è molto duro, ed io sarei infelice, se vi succedesse alcuna disgrazia».

E siccome esse cavalcavano generalmente accanto al comandante della brigata, Nullo aggiungeva le proprie ammonizioni a quelle della contessa per moderare gl’impeti dell’adorata sua compagna.

Marzia, più docile di Lina, dava pochi motivi a rimostranze. Comunque, come al corsiero generoso, l’aria pura e libera della campagna l’avea ravvivata, l’aveva resa a se stessa, le aveva ridato quel brio che l’animava a Calatafimi, contro i soldati del Borbone.

Ma che serve!—l’anima sua era contristata da affanni da essa sola conosciuti, e che si dipingevano mestamente sul bellissimo volto quando era padroneggiata da codeste tediose reminiscenze.