Benchè molto più numerosi i soldati dei preti, non sostennero a lungo la mischia coi figli della libertà, ed incalzati a baionettate nelle reni, essi fuggirono verso la città, che sgombrarono immediatamente all’arrivo dei nostri.

Alla folla dei fuggenti sanfedisti seguì altra folla—spettacolo veramente miserando—di fanciulli, donne e preti coperti di stole portando il Santissimo—come lo chiamano gl’impostori—implorando ed impetrando—lordi di sacrilegio—il concorso dell’Onnipossente all’esterminio degli eretici, nemici del re e della santa religione (la pancia di quei mostri).

Avevan però mancato all’appello le legioni di angioli che i preti promettevano agl’imbecilli e che dovevano cacciare come nube al vento gli eserciti maledetti. E qui ci facevan l’onore d’immedesimarci coll’esercito condotto contro di noi da Farini.

Non giungendo le legioni d’angeli e fuggendo, a rompersi il collo, quelle dei cafoni, i nostri rimasero padroni assoluti di Sora, ove prima cura fu quella dei feriti e poi quella di seppellire i morti. In Sora poterono i liberi rifocillarsi dovutamente e provvedersi di viveri e di munizioni per continuare il faticoso viaggio, non essendo prudente di soggiornare molto tempo in un paese ove da un momento all’altro essi potevano essere assaliti da forze molto superiori.

Comunque, essi furono obbligati di rimanere due giorni essendovi dei feriti gravemente, come il capitano Orazio, che a qualunque costo non si volevano lasciar indietro perchè tutti sarebbero stati inesorabilmente massacrati. Sembrerebbero esagerazioni, eppure sono verità sacrosante; meglio cader nelle mani dei selvaggi antropofaghi del nuovo mondo che in quelle dei preti o dei loro seguaci! Sventuratamente ogni tardanza era fatale ai trecento e dava tempo al nemico d’ingrossare sulla linea ch’essi dovevano percorrere.

Dacchè vi furono dei feriti nella colonna, Virginia si assunse la custodia di essi, ora coadiuvata dalle belle sue compagne ed ora da altre donne benefiche che non mancavano, malgrado la corruzione del prete, e da chirurghi; imperocchè, essendo la casta dei volontari composta per lo più di giovani agiati ed intelligenti, è sempre facile di trovar tra loro dei medici-chirurghi e formare delle ambulanze.


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CAPITOLO LVII.
ISERNIA.